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Omicidi in calo, ma la famiglia uccide più della mafia

di Nicoletta Cottone

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16 gennaio 2007

In calo gli omicidi in Italia: prosegue nel Paese il tendenziale decremento del numero degli omicidi, più che dimezzato dal 1990 al 2005. Un calo del 64,5%, che ha visto passare gli omicidi da 1.695 a 601, valore più basso degli ultimi 30 anni. Sono i risultati del rapporto realizzato da Eures e Ansa sull’omicidio volontario in Italia, presentato dal presidente dell'Eures Fabio Piacenti, dal direttore dell' Ansa Giampiero Gramaglia, dal condirettore generale dell'agenzia Michele Gatta e commentato dal procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso e dal criminologo Francesco Bruno.
La famiglia uccide più della mafia e della criminalità comune. Secondo il criminologo Francesco Bruno, bisognerebbe porre più attenzione ai segnali premonitori. «In Italia - spiega - mancano gli strumenti sociologici e giuridici per intervenire quando ci sono le avvisaglie. Non c'è alcun supporto per chi denuncia situazioni di maltrattamenti o violenze». Si conferma nel 2005 la prevalenza di omicidi di prossimità, maturati nella sfera familiare, di relazione o di amicizia o all’interno di relazioni di vicinato o economiche. La diminuzione dei delitti rilevata nel 2005 investe soprattutto gli omicidi di stampo mafioso (meno 23,2%) e meno quelli familiari (meno 7 per cento). Il calo del numero complessivo di omicidi, e in particolare di quelli di stampo mafioso, è un dato da valutare positivamente, ma non può essere utilizzato, secondo Pietro Grasso, procuratore nazionale antimafia, «per misurare la pericolosità della mafia» e, soprattutto, «non significa che le capacità strategiche e militari delle organizzazioni criminali sono diminuite». In controtendenza, invece, l'aumento dei delitti della criminalità comune o occasionale (+ 28,2%) che denota, accanto alla diffusione di delitti collegati ai reati comuni, quella di omicidi compiuti da gente qualunque, spesso giovani estranei al mondo della malavita, che si trasformano in assassini per banali litigi o per futili motivazioni. Delitti, in generale, sempre meno d’impeto e sempre più premeditati (8 su dieci).

Predominante il ruolo della armi da fuoco, visto che il 54,2% delle vittime cade sotto i colpi di fucili e pistole. L’abitazione della vittima è il luogo privilegiato dei delitti, il lunedì il giorno più cruento. La vittima, in otto casi su dieci, è un uomo. La metà delle vittime ha fra i 25 e i 44 anni. Il killer, 9 volte su 10, è un uomo.
Oltre la metà degli omicidi avviene al Sud (57,6%), seguito dal Nord (29%) e dal Centro (13,5 per cento). L’indice di rischio, ovvero il numero di delitti ogni 100mila abitanti è pari all’1,7 al Sud e a 0,7 al Centro e al Nord. Il record di omicidi è stato registrato in Campania (128 vittime nel 2005), ma l’indice più elevato è in Calabria con 3,4 omicidi ogni 100mila abitanti. Triste il primato di Napoli, capitale dell’omicidio, in valori assoluti, con 88 vittime, seguita da Reggio Calabria (39), Roma (36), Caserta e Milano (28), Torino (17), Palermo (15) e Nuoro (13).
In termini di incidenza del fenomeno, invece, la maglia nera è di Reggio Calabria con 5,8 omicidi ogni 100mila abitanti, seguita da Nuoro e Crotone.
Oltre la metà degli omicidi, il 58%, avviene nei Comuni piccoli e medi, soprattutto in quelli fra 15mila e 50mila residenti (23,5% di quelli avvenuti in Italia).
Al Nord prevale l’omicidio familiare che muove un omicidio su due, seguito dagli omicidi della criminalità comune; al centro il primo ambito è quello familiare, con il 46,3% dei delitti consumati; al secondo posto gli omicidi fra conoscenti,s seguiti da quelli compiuti dalla criminalità comune o occasionale. Al Sud il primo ambito si conferma, sia pur in flessione, quello della criminalità organizzata, seguito dall’aumento dei delitti compiuti dalla criminalità comune.
Sei autori di omicidi su dieci finiscono dietro le sbarre, ma ancora il 41,6% dei casi restano insoluti. Aumenta, però, del 3%, l’incidenza dei casi risolti. Le ore successive a un delitto sono fondamentali: nel 2005 il 56,8% degli autori sono stati arrestati nelle 48 ore successive al delitto e il 12,7% entro i primi 7 giorni.

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