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Governo battuto al Senato sulla politica estera. Prodi al Quirinale rimette il mandato. Da stamane alle 10.30 le consultazioni

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22 febbraio 2007

D'Alema/1: "In Afghanistan è una missione politica e civile" (Radio24)
D'Alema/2: "Politica estera cambiata con Governo Prodi" (Radio24)
D'Alema/3: "Su Vicenza non ho nulla da aggiungere" (Radio24)


Sono ore di lavoro intenso al Quirinale per il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che ha interrotto la visita ufficiale a Bologna per tornare subito a Roma e valutare il problema politico che si è aperto con il 'ko' della maggioranza al Senato. Da sempre il Capo dello Stato è convinto che sulla politica estera non si scherza e che è necessario che la maggioranza sia effettiva e autosufficiente, al di là degli apporti o meno dell'opposizione.
Subito dopo l'incontro con il premier Romano Prodi che rassegnato le dimissioni il Capo dello Stato si è riunito con i suoi più stretti consiglieri per fare il punto della situazione. Prima di tutto c'è da 'disegnare' il calendario delle consultazioni che inizieranno oggi alle 10.30. Napolitano infatti si è riservato di accettare le dimissioni di Prodi dopo aver sondato gli umori di tutte le forze politiche.
E' il momento dell'ascolto paziente e attento, come la Costituzione richiede e come l'inquilino del Colle ha intenzione di fare fino in fondo. Non dovrebbero essere consultazioni 'lampo', anzi, Napolitano vuole prendersi tutto il tempo necessario per ascoltare, capire, decidere. Una nota del Colle precisa che il presidente «ha preso immediatamente atto, in modo lineare e trasparente della situazione determinatasi a seguito del voto espresso oggi dal Senato». La notizia della caduta del governo a Palazzo Madama lo ha raggiunto a Bologna ed è stata seguita dalla quasi immediata decisione di rientrare nella Capitale.
Non a caso subito dopo lo sconfitta dell'Unione, sempre a Palazzo Madama, sull'ordine del giorno del leghista Calderoli che appoggiava la politica di difesa del governo, lo stesso presidente fu deciso nel chiedere un chiarimento politico all'interno della maggioranza sul delicato - e fondamentale - terreno della politica estera.
A questo punto gli sbocchi della crisi di governo, sulla carta, sono quattro. Dopo le consultazioni il presidente della Repubblica potrà valutare se il governo Prodi ha ancora una maggioranza e in quel caso rinviarlo alle Camere per un voto di fiducia che lo provi; diversamente può accettare le dimissioni di Prodi e decidere se reincaricare il premier uscente o o indicarne un altro per formare un governo che poi dovrà incassare la fiducia. Se, invece, non ci sarà alcuna maggioranza il Capo dello Stato, in osservanza dell'articolo 88 della Costituzione, scioglierà le Camere e si andrà di nuovo al voto. L'indicazione delle possibilità non sembra a caso: se l'Unione porterà a Napolitano i numeri certi in Parlamento a favore del reincarico, non essendoci ad oggi alcuna sfiducia parlamentare nei confronti del governo Prodi, la strada maestra per il Colle sembra quella del rinvio alle Camere dell'esecutivo oggi in carica.
Ma i numeri devono essere certi. Ed in queste ore è quanto sta verificando Prodi: tutte le forze della maggioranza uscite dalle urne sostengono il rinvio di Prodi al Parlamento o si ritiene più opportuno che Prodi alle Camere vada con un governo nuovo di zecca? La risposta al Quirinale arriverà dalle consultazioni.
Nel corso delle quali il Capo dello Stato avrà anche modo di far mettere le carte in tavola all'opposizione, verificando se elezioni o alternative a Prodi vedono la Cdl convergere su un'unica proposta o formulare ipotesi diverse da parte dei diversi partiti.
«Ricordo - fa notare Emanuele Macaluso, attento osservatore della vita politica e amico del presidente Napolitano - che nel 1996 Scalfaro dette l'incarico a D'Alema e fu attaccato dalla destra, ma fece esattamente ciò che la Costituzione, al di là di tutti i ragionamenti sul bipolarismo, prevede. Quello che è certo è che Napolitano sarà un garante assoluto della Costituzione. E sulla sua puntigliosità non ci sono dubbi». Secondo il costituzionalista e senatore dell'Unione Andrea Manzella «adesso bisogna aspettare le consultazioni, ma l'ipotesi più percorribile è quella di una verifica alle Camere con l'incarico sempre nelle mani di Prodi» Intanto, stamattina saranno i presidenti delle Camere ad aprire le consultazioni al Colle, prima Franco Marini alle 10.30, poi Fausto Bertinotti alle 11.30. Poi toccheranno ai partiti.
Romano Prodi è disposto a restare come presidente del Consiglio se avrà il pieno appoggio del centrosinistra. Lo ha detto il suo portavoce, Silvio Sircana, all'agenzia Reuters.
«Prodi - ha affermato Sircana - ha preso atto che questa è una crisi grave e che egli non dispone di una maggioranza al Senato. È pronto a restare come primo ministro se, e solo se, d'ora in avanti gli sarà garantito il pieno appoggio di tutti i partiti della maggioranza».


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