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Napolitano e Prodi in Vaticano per i Patti lateranensi alla vigilia del voto sui Dico

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19 febbraio 2007

Sarà l'occasione per misurare quanto distano, effettivamente, le due sponde del Tevere, la cerimonia che oggi, lunedì 19 febbraio, a poche ore dall'inizio dell'iter parlamentare del disegno di legge sulle coppie di fatto (Dico) - martedì alla commissione Giustizia in Senato - vedrà riunite le massime cariche istituzionali dell'Italia e i vertici della Chiesa cattolica, per ricordare la firma dei Patti lateranensi che regolano i rapporti tra Stato e Chiesa. L'evento è celebrativo e la coincidenza temporale è solo uno scherzo del calendario, ma è certo che tra Prodi e Ruini, tra Bertone e Napolitano, si parlerà anche del ddl Bindi-Pollastrini. Si tratta solo dell'ultimo episodio che ha messo a dura prova un rapporto che, da quando il Professore è entrato a Palazzo Chigi e Giorgio Napolitano è salito sul Colle, ha registrato attestati di rispetto reciproco ma anche picchi di turbolenza e incomprensione.
I Patti lateranensi furono firmati l'11 febbraio 1929 nel Palazzo del Laterano, tra il cardinale Pietro Gasparri e Benito Mussolini, e il 18 febbraio 1984 il cardinale Agostino Casaroli e il premier Bettino Craxi modificarono il Concordato. Da entrambi le parti si continua a sottolineare la validità di quella sigla.
Affermazioni convinte, che, però, fanno trasparire l'apprensione nata dopo che in alcuni settori della maggioranza c'è chi ha messo in discussione il Concordato in risposta alle presunte ingerenze della Chiesa nella politica italiana.
L'ambasciatore italiano presso la Santa Sede, Giuseppe Balboni Acqua, taglia corto: "Lo stato delle relazioni bilaterali è eccellente", ha detto in una recente intervista al 'Consulente re'. "Ciò si deve in gran parte alla veste giuridica dei nostri rapporti bilaterali. Credo che tali norme possano ben costituire un modello per altri paesi le cui costituzioni si ispirino a sani principi laici". Anche il quotidiano dei vescovi, 'Avvenire', sgombra il campo da equivoci. "Certi settori laici sviluppano un ragionamento strumentale per mettere in crisi le relazioni tra Stato e Chiesa", scrive oggi Carlo Cardia, che in passato è stato, per lo Stato italiano, uno dei coautori della revisione concordataria. "Chiunque vede che siamo di fronte ad una specie di ritorsione censoria che chiama in causa questioni che non hanno alcun rapporto tra di loro". E anche 'Radio vaticana' affida alle parole del professor Cesare Mirabelli, presidente emerito della Corte Costituzionale, un "no" netto alle ipotesi revisioniste: "Là dove vi sia un giudizio che la Chiesa ritenga di poter dare, indirizzato alle coscienze per valutare quanto accade nella società, su temi sui quali vi è una discussione etica e che toccano aspetti fondamentali dell'uomo, lo può fare in esercizio di libertà", anche se, precisa il giurista, "quello della Chiesa, non è mai un insegnamento costrittivo".
Al di là della sensatezza giuridica, è però un innegabile dato politico che terrà banco domani nei pourparler di Viale delle Belle Arti. Il barometro dei rapporti tra alcuni settori dell'attuale maggioranza e i vertici della Chiesa cattolica - da ultimo sui Dico, prima in materia di ricerca Ue sulle cellule staminali e in prospettiva sul nodo del testamento biologico e dell'eutanasia - tende spesso al brutto. In risposta al cardinal Ruini, che ha recentemente annunciato una nota sui Dico "impegnativa" per i politici cattolici, il quotidiano 'Il Riformista' ha addirittura proposto una sorta di 'referendum' sull'otto per mille per testare la popolarità della Chiesa cattolica. D'altro canto è certo - e lo ha ribadito anche di recente 'Civiltà cattolica' - che i cattolici guardano con fiducia alla presenza di Giorgio Napolitano al Quirinale, così come non mancano mai attestai negli organi di stampa cattolici di stima e cordialità nei confronti di personalità come quella di Francesco Rutelli o Clemente Mastella.
Il tutto, poi, avviene nel contesto di un panorama in fermento della galassia cattolica italiana. In vista del cambio ai vertici della Cei in sostituzione del cardinal Camillo Ruini, è cronaca degli ultimi giorni la spaccatura tra due campi opposti di intellettuali cattolici a favore e contrari agli interventi della Cei, così come i distinguo tra i politici cattolici dei diversi schieramenti e sensbilità, ma anche gli accenti diversi tra i vescovi sulla questione delle coppie di fatto.
Il protocollo della giornata di oggi, ad ogni modo, è già definito in dettaglio. Il primo incontro, al quale sono riservati ben trenta minuti fra le 17.15 e le 17.45, sarà quello che vedrà da una parte il premier Romano Prodi con i Vicepremier Francesco Rutelli e Massimo D'Alema e dall'altro il Segretario di Stato Tarcisio Bertone alla testa della delegazione vaticana. "Le conversazioni - è scritto nel programma diffuso nei giorni scorsi dalla Farnesina - verteranno sulle questioni politiche generali, sulle problematiche concordatarie e su altri temi bilaterali di attualità". Solo al termine di questo primo incontro prettamente politico (primo in assoluto per Bertone come Segretario di Stato, primo per Romano Prodi dopo il suo ritorno al governo), avrà inizio la parte celebrativa e faranno il loro ingresso al ricevimento il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano - ricevuto dal Guardasigilli Mastella - e i presidenti delle Camera Franco Marini e Fausto Bertinotti.
Questa seconda parte dell'incontro, sottolinea lo stesso cerimoniale, "ha natura più protocollare", per una durata di una ventina di minuti. Per la delegazione vaticana, il 'primo ministro' del Papa dovrebbe essere affiancato dal sostituto per gli Affari generale, monsignor Leonardo Sandri (accompagnato dal suo vice, monsignor Gabriele Caccia) e dal ministro degli Esteri monsignor Dominique Mamberti (accompagnato dal suo vice, monsignor Pietro Parolin), oltre, ovviamente, alla presenza del nuovo nunzio apostolico Giuseppe Bertello.
Terminati i quali, a richiesta, sarà possibile anche un faccia a faccia Napolitano-Bertone. "La seconda parte dell'incontro, alla quale parteciperà il Capo dello Stato, potrebbe consentire un breve scambio di idee informale su alcuni temi di attualità internazionale", è la direttiva protocollare.
Anche questa seconda parte dell'incontro sarà all'insegna del 'tutto nuovo'. La foto di gruppo dell'incontro annuale Stato italiano-Santa Sede in occasione della celebrazione dei Patti negli ultimi cinque anni aveva come protagonisti il Cardinale Angelo Sodano nei panni del segretario di Stato, Silvio Berlusconi, Carlo Azeglio Ciampi, Marcello Pera, Pier Ferdinando Casini, Gianfranco Fini in quelli rispettivamente di premier, capo di Stato, presidenti del Parlamento e Vicepremier-ministro degli Esteri. Di tutti loro, quest'anno, non resta più nessuno: sul proscenio vaticano c'è Tarcisio Bertone, su quello italiano Romano Prodi, Giorgio Napolitano, Franco Marini, Fausto Bertinotti, Massimo D'Alema, Francesco Rutelli. Le novità, insomma, proprio non mancano: a dire poco, è cambiato tutto.

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