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Ancora un Toscani shock con la modella anoressica

di Giulia Crivelli

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25 settembre 2007

Isabelle Caro è apparsa ieri sulle pagine dei maggiori quotidiani italiani e sui cartelloni pubblicitari di moltissime città: la sua figura, nuda e immortalata da Oliviero Toscani, è associata al marchio di abbigliamento femminile Nolita. Con tanto di gioco di parole "No-anorexia-lita": a un primo sguardo sembrerebbe lo slogan di una pubblicità progresso. Da domani circoleranno altre foto di Isabelle, scattate da Emmanuel Fradin per illustrare l'intervista che sarà pubblicata dal settimanale «Vanity Fair». Isabelle ha appena compiuto 27 anni (è nata a Parigi il 9 settembre del 1980), è alta un metro e 65 e pesa 31 chili; soffre di anoressia da quando aveva 13 anni, come racconta lei stessa sul suo blog (http://isabellecomedienne.vox.com). Le foto di Toscani per la campagna Nolita e quelle pubblicata da «Vanity Fair» mostrano la ragazza nella sua angosciante magrezza: ogni osso del corpo è visibile, i segni della malattia sono ovunque, dalla lanugine bionda che ricopre l'intero corpo di Isabelle, al colorito dell'epidermide, dalle occhiaia alla pelle del visto, su cui risaltano due grandi occhi chiari. Tra i grandi quotidiani italiani, solo il «Corriere della Sera» ha deciso di risparmiare quello sguardo ai suoi lettori.

Il marchio Nolita fa parte del gruppo padovano Flash&Partners, lo stesso che possiede il marchio Ra-re, per il quale Toscani ha ideato un'altra controversa campagna pubblicitaria, che mostrava gesti e ammiccamenti sessuali tra uomini. L'omosessualità, però, non è una malattia, mentre l'anoressia è un disturbo alimentare che può portare alla morte e colpisce soprattutto le ragazze (nel 95% dei casi) in età pre-adolescenziale. Non è la prima volta che Toscani fotografa la malattia e la sofferenza estrema.
La campagna ideata per Benetton nel 1992 scandalizzò perché era fatta da foto di agenzia che mostravano l'agonia di un malato di Aids. «All'inizio degli anni Novanta il tabù era l'Aids, oggi è l'anoressia. Per questo ho voluto una ragazza come Isabelle come protagonista della campagna che dovevo proporre alla Flash&Partners – spiega Toscani –. I proprietari dell'azienda sono giovani e intelligenti e hanno subito superato lo shock iniziale, dandomi l'ok per le foto con Isabelle e per il richiamo alla lotta contro l'anoressia».

Toscani non nasconde l'intento pubblicitario in senso classico della campagna: «È ovvio che le immagini faranno parlare del marchio. Ma faranno anche parlare dell'anoressia e questo è un bene». Di diverso parere associazioni come l'Aba, specializzata in disturbi alimentari, il Codacons, Forum giovani e molti parlamentari di entrambi gli schieramenti, che vedono sia il pericolo di «sfruttamento della malattia a scopi pubblicitari», sia l'inutilità della campagna di Toscani per Nolita come strumento di lotta alla malattia. Ma Luisa Bertoncello, amministratore delegato della Flash&Partners assicura: «Vogliamo usare i mezzi pubblicitari come strumento di sensibilizzazione ai mali sociali».

Paradossalmente, benché l'anoressia sia una malattia conosciuta fin dal 1200, in anni recenti anche i marchi della moda e gli stilisti sono stati ritenuti responsabile e all'inizio di quest'anno la Camera della moda ha preparato un decalogo per le sfilate che prevedeva anche limiti di peso e massa corporea sotto cui è vietato andare in passerella. Il decalogo fu messo a punto con il ministro delle Politiche giovanili Giovanna Melandri, mentre oggi è il ministro della Salute Livia Turco a dare il suo sostegno: «Apprezzo e sostengo la campagna di Toscani contro l'anoressia pur se portata avanti con la provocatorietà che appartiene al suo stile». Tra gli stilisti anche Roberto Cavalli, Giorgio Armani, che oggi ha sfilato con la prima linea a Milano (si veda l'articolo a pagina 25), Domenico Dolce e Stefano Gabbana si sono detti favorevoli a parlare dell'anoressia, a patto che sia chiaro che i disturbi alimentari «sono legati non alla moda ma a a disagi e disturbi piscologici profondi».

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