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Lerner: «Internet come le sezioni di partito, colma il vuoto tra politica e cittadini»

di Sara Bianchi

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3 ottobre 2007

Il blog di Gad Lerner

Gad Lerner inaugura oggi il suo blog in vista delle primarie del Pd, da candidato alla costituente per la lista "Con Rosy Bindi democratici, davvero". Esperto comunicatore, certamente non nuovo all'impegno politico, sceglie la rete come veicolo privilegiato del suo messaggio. Lo ha già fatto in vista delle primarie Enrico Letta, che ha annunciato la sua candiduta alla leadership del Pd via internet, ma anche Romano Prodi all'inizio della campagna elettorale per le politiche aveva sperimentato la rete per rivolgersi direttamente agli elettori utilizzando la formula della lettera.

Il centrosinistra sta collaudando da qualche tempo la rete. Con quali risultati?
Prodi l'ha usata poco e male. Ai tempi del suo rientro nella politica italiana, alla fine del mandato a Bruxelles, con un gruppo di amici internettiani, anche imprenditori ed esperti creativi del settore, avevamo studiato un progetto di marketing politico per il dialogo con gli elettori, il found racing, l'informazione costante e l'intervento nella battaglia politica day by day, compreso il monitoraggio dell'elettorato con sistemi di sondaggio collegati a internet. Ma poi Prodi ha compiuto una scelta più artigianale, più bolognese, un errore perchè quanto è stato fatto si è rivelato marginale rispetto alle potenzialità dello strumento. Questa, ora, è la mia piccola rivincita, perchè quegli amici con i quali avevamo elaborato il progetto (alcuni dei quali sono imprenditori che hanno portato internet in Italia), mi hanno dato una mano.

Qual è l'idea base del suo progetto di campagna per le primarie su Internet?
L'idea fondamentale è quella del blog, perché qualsiasi proposta di riforma della politica passa dal ripristino di minime condizioni democratiche nel rapporto tra i partiti e la cittadinanza. I partiti contano sempre meno iscritti e gli iscritti dentro i partiti non contano assolutamente nulla, i deliberati congressuali vengono sistematicamente superati, stravolti da gruppi dirigenti che si autoperpetrano in uno stile che accentua sempre più le caratteristiche di oligarchia. Sono convinto che questa piaga non riguardi solo i piccoli partiti o il partito azienda, ma anche Ds e Margherita, gli stessi fondatori del Pd. Nella composizione delle liste per le primarie c'è un accordo di vertice: non ci sono le preferenze e ora si scopre che il regolamento elettorale non ha padri né madri, sembra che non l'abbia fatto nessuno. Io ero membro del comitato dei 45 e posso testimoniare che alle ore 20.30 dell'11 luglio scorso, qualcuno ha votato contro questo regolamento: eravamo una decina e una maggioranza che fa capo a Veltroni ha votato a favore. È un regolamento che è stato cucito su misura attorno a un accordo di potere preso all'esterno del comitato dei 45.

Dunque il blog di Lerner è anche un chiaro richiamo a una ripresa dei rapporti diretti con l'elettorato e all'utilizzo di mezzi più veloci e diretti?
Intanto c'è l'urgenza di dialogare con persone che io non raggiungo attraverso una propaganda militante. Io non ho sezioni di partito che lavorino per la mia candidatura e temo nello stesso tempo l'illusione della facile notorietà, del voto d'opinione che dovrebbe arrivarmi automaticamente solo perchè mi si vede in tv da tanto tempo. Non credo che la mia faccia, tra l'altro inestetica, possa di per sé attrarre voti. Penso invece che l'unica forma di militanza che un candidato in campagna elettorale debba esercitare sia quella del dialogo sulle sue proposte con i cittadini e a questo scopo il blog è strumento formidabile.

In politica non mancano esempi di comunicazione innovativa: da noi c'è la Televisione delle libertà di Michela Brambilla; Grillo è riuscito a portare la rete nelle piazze, anche se in questo caso parliamo di antipolitica , e nelle presidenziali Usa ci sono le esperienze dei candidati democratici Hillary Clinton e Barack Obama. In prospettiva quale sarà la strada che potrà unire la rete alla politica, oltre ai blog?
Dobbiamo ripristinare canali di cittadinanza attiva e restituire ai cittadini l'idea che il loro parere conta sul futuro della collettività e che la democrazia non è solo andare a votare una volta ogni quattro-cinque anni. Questa è secondo me una scommessa disperata, ma è l'unico tentativo da fare. Nel nostro futuro la rete è qualcosa di più del blog o dello strumento che sostituisce le sezioni e il rapporto porta a porta con l'elettore: internet sarà sempre più anche strumento di consultazione. Dovremo inventarci nuove sedi di confronto, ma non lo farà l'attuale classe politica, perchè è abituata a prendere i voti attraverso strutture organizzate di tipo associativo o clientelare, che sono poi canali della compra-vendita delle preferenze.

Lerner, perché con Rosy Bindi?
Innanzi tutto perché credo che, anche essendo maschi, si possa constatare come il sintomo più evidente della nostra arretratezza culturale, sociale ed economica sia legata alla penalizzazione delle donne e all'offesa alla loro dignità, almeno nel mondo della tv e dello spettacolo, nel quale io vivo. Resto allibito che dopo due stagioni di "vallettopoli", di intercettazioni pubblicate che fanno riferimento al corpo femminile, non ci sia stata alcuna rivolta da parte delle giornaliste televisive e delle signore dello spettacolo. A loro continuano ad essere concessi solo spazi limitati, quasi sempre ornamentali. La beffa più grande che queste primarie rischiano di procurare è proprio riferita alle donne: è stato fatto un regolamento molto innovativo secondo il quale il 50% dei candidati devono essere donne, così come il 50% dei capilista; poi negli organigrammi, i posti di potere vero sono tutti esclusivamente riservati ai maschi. È già stato annunciato che, per un accordo di partiti, il segretario e il vicesegretario saranno 2 uomini e che, su 19 segreterie regionali in palio, 16 avranno segretari maschi. La scelta di Rosy Bindi è quindi un bene non soltanto per il partito, non soltanto perché è una politica capace, ma anche perché credo che una donna candidata leader sia un elemento positivo di grande beneficio per la società italiana,oltreché per la riforma della politica.

A proposito di maschi, ci sono stati accenti polemici tra lei e Walter Veltroni, richiamato per questo dalla stessa Bindi. In tema di una possibile emancipazione della Rai dalla pressione dei partiti, lei ha ricordato alcune telefonate che ricevette quando dirigeva il Tg1 dall'allora segretario Ds, e Veltroni ha risposto citando un suo presunto cattivo carattere.
Non è stato piacevole sentirmi dire che nessuno verrebbe a cena con me. Credo che Veltroni sia stato ingiusto, non so se questo derivi da affaticamento. O forse prova risentimento nei miei confronti perché ho sollevato un problema come quello della Rai o come quello dell'Africa, ma si tratta di due questioni che riguardano la coerenza personale di chi fa politica. È un metodo che applico anche su me stesso, penso cioè di dover rispondere di ogni mia azione di fronte ai cittadini, quando faccio politica e quando faccio il giornalista. Ma non c'è bisogno della testimonianza né mia né sua, gli italiani sanno benissimo che Veltroni ha contribuito alla lottizzazione della Rai. Sono felice che oggi ci dica che cambiamo musica, ma il mio timore resta. Nella politica italiana, infatti, applichiamo continuamente quello che io chiamo il vizio del fumatore, cioè di chi deve smettere di fumare, ma pensa: smetto da domani, poi rimanda a domani e ancora a domani, così non c'è mai il giorno in cui si comincia. Si aspetta sempre che sia l'altro a fare il primo passo, come accade sulle donne. E poi c'è la questione dell'Africa, con l'appunto che gli feci sull'annuncio di un distacco dalla sua carriera politica, per una scelta di volontariato: lo considero un argomento talmente alto e delicato che non ci si può scherzare sopra: sarebbe buona cura spiegarsi su un punto cosi delicato.

Torniamo a Rosy Bindi. Quali sono le altre ragioni per le quali corre con lei, oltre al fatto che è una donna?
In lei vedo la riconferma dell'Ulivo come idea bipolare in una logica elettorale maggioritaria, che non gioca alla tentazione delle alleanze variabili. Perchè le elezioni le abbiamo vinte in tutta Italia, nei confronti amministrativi e in quelli politici con la coalizione dell'Unione. Rinunciare a questa alleanza vuol dire sapere che non sarà più possibile vincere le elezioni e perciò può voler dire che qualcuno, anche se oggi lo dice solo sottovoce, punta all'unità nazionale, cioè a un accordo con Forza Italia. La cosa di per sè non mi scandalizza, ma non la credo utile, perché non siamo in Germania e ci sono troppe differenze. Qualsiasi cambiamento efficace in senso riformista, in grado di aumentare la competitività e la crescita economica, è possibile solo se coinvolgiamo i soggetti sociali rappresentati dall'estrema sinistra, gli stessi che hanno fischiato a Mirafiori e i giovani precari. Poi c'è anche un altro tema che per me è stato decisivo: Rosy Bindi ha saputo tenere la posizione in una battaglia che per lei è stata probabilmente la più dura della vita, contro la gerarchia dei vescovi, sui Dico.

Romano Prodi rimarrà il padre del Pd?
Provo un'intensa solidarietà per lui perché credo viva un dramma personale, una situazione ingiusta, in parte dovuta anche a suoi errori. Oggi viene percepito come la vecchia politica, come capo di un governo imprigionato in una ragnatela di veti, di compromessi, di personalismi, ma è stato il primo a lanciare con l'Ulivo una proposta di riforma profonda e incisiva della politica italiana. È riuscito ad andare al governo, ma non è riuscito a realizzare questa riforma e credo ne soffra molto. Il tempo con lui sarà galantuomo e negli anni futuri si dovrà rendere onore all'azione di risanamento che sta conducendo al governo, ma intanto è arrivato nudo alla meta. Il Pd avrebbe invece dovuto nascere prima delle elezioni politiche del 2006 e avremmo dovuto poter disporre di strumenti capaci di incidere nella realtà più efficacemente. Occorreva essere più coraggiosi prima delle elezioni nel contrastare le richieste miopi di Ds e Margherita, che avevano un interesse di autoperpetuazione piuttosto che di innovazione politica, e oggi sono giunti ad accelerare la corsa verso il Pd spaventati perché gli stava crollando tutto addosso.

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