Il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, è indagato a Catanzaro per abuso d'ufficio e violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete. A scrivere il suo nome nel registro degli indagati è stato Luigi De Magistris, il pm di cui il Guardasigilli ha chiesto al Csm, il 21 settembre scorso, il trasferimento immediato, contestandogli numerose «irregolarità » nella gestione delle inchieste «Toghe lucane», «Poseidone » nonché «Why not». Che è poi quella in cui, dal 13 luglio, è indagato per abuso d'ufficio il Presidente del Consiglio Romano Prodi e, dal 14 ottobre, anche Mastella. Con loro figurano amministratori calabresi, agenti dei Servizi segreti e manager, accusati di aver gestito illecitamente denaro pubblico: una sorta di comitato d'affari che avrebbe avuto rapporti con la loggia massonica di San Marino e con cui avrebbero avuto rapporti (tutti da definire) anche Prodi (quand'era presidente della Commissione europea) e poi Mastella. «Attendo serenamente gli sviluppi della situazione», commenta nel primo pomeriggio il ministro. In serata, durante il congresso dell'Udeur dell'Umbria, rivolto alla platea dice: «Dovete stare tranquilli ed essere orgogliosi di me perché io sono una persona perbene e pulita». Poi, però, sbotta: «È soltanto infamante, ignobile e ridicolo, oltre che menzognero, pensare che io sia mai stato iscritto a logge massoniche o ad associazioni segrete».
La tensione è ormai alta. E agli alleati manda un avvertimento: «O si recupera uno spirito di coalizione oppure è meglio andare al voto in primavera. La maggioranza quasi non c'è più, sento che ci avviamo velocemente verso elezioni anticipate ». La notizia di un ministro della Giustizia indagato è di quelle che fa rumore. Quindici anni fa, nel pieno di Tangentopoli, toccò a Claudio Martelli. Che si dimise. Stavolta nessuno (con l'eccezione di Francesco Storace) ha chiesto le dimissioni del Guardasigilli. Ma nessuno ha espresso a Mastella la solidarietà che lui si aspettava. L'unica voce del Governo è stata quella di Vannino Chiti: «Essere indagati non vuol dire essere colpevoli – ha detto il ministro per le Riforme istituzionali–.Credo ci debba essere un rispetto sia per la magistratura sia per la politica. Occorre equilibrio».
L'Udeur,invece,definisce le accuse a Mastella «calunniose», «autentica spazzatura». Ma, al di là delle parole ufficiali, ce n'è una che, ieri, veniva sussurrata ripetutamente: «ritorsione ». La sussurravano al ministero della Giustizia e in qualche altro Palazzo, facendo notare che la data di iscrizione di Mastella nel registro degli indagati ( il 14 ottobre) è successiva alla richiesta di trasferimento di De Magistris. Che Mastella fosse finito nell'inchiesta «Why not» si sapeva da giugno, dopo la fuga di notizie su alcune telefonate del ministro intercettate sull'utenza di Antonio Saladino, uno dei principali indagati. Ma il 20 giugno la Procura precisò ( su sollecitazione di Via Arenula) che Mastella non era indagato, e lo ribadì il 22 settembre, dopo la richiesta di trasferimento di De Magistris e di Lombardi, il capo della Procura ritenuto responsabile di non aver controllato a dovere il Pm nella conduzione delle indagini. In quell'occasione, Mastella, per tacitare le voci di una sua «ritorsione» nei confronti della Procura che indagava su Prodi, fece sapere che le contestazioni ai due magistrati non si riferivano all'indagine«Why not»ma a«Toghe lucane », salvo poi rimpolparle (il 4 ottobre) con altre riguardanti, invece, anche «Why not».
La decisione del Csm, prevista per l'8 ottobre, slitta al 17 dicembre. De Magistris si rimette al lavoro e passa al setaccio, con il suo superconsulente Gioacchino Genchi, le intercettazioni: a quel punto, evidentemente, ritiene che abbiano rilevanza penale e, il 14 ottobre, decide di iscrivere Mastella nel registro degli indagati (l'avviso di garanzia non gli viene mandato perché per ora non ci sono da compiere atti che richiedano la presenza del difensore). La decisione non è controfirmata da Lombardi: ulteriore conferma del clima avvelenato che si respira nella Procura di Catanzaro