7 luglio 2006 |
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Gli stranieri sopravvissuti hanno scoperto il cuore
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Molte delle vittime degli attenati del 7 luglio non avevano nomi tipicamente inglesi: la "tube", la metro di Londra, anche quel giorno era piena di africani, asiatici e pachistani, come logico che sia in una delle metropoli più multiculturali del pianeta.
Il sito della BBC raccoglie alcune testimonianze di questi "stranieri" scampati agli attentati. C'è la storia di Jaqueline Head, una giornalista australiana che si era trasferita in Inghilterra poco dopo lo scoppio della guerra in Iraq. «Può sembrare strano- spiega Jacqueline - ma da quando mi sono trasferita a Londra il rischio del terrorismo era sempre presente nei miei pensieri» «Perciò quella la mattina del 7 luglio, quando ho sentito l'esplosione ho subito pensato "Bomba". «Allo stesso tempo - prosegue la giornalista - non riuscivo a credere che il peggiore dei miei sogni si fosse realizzato. Pensavo alla mia famiglia così lontana, a come avrei potuto non vederli più». Sebbene Jacqueline non sia rimasta ferita nell'attentato, il dopo 7 luglio è anche per lei molto difficile:« È stata molto dura resistere all'idea di tornare a casa. Londra, che prima mi sembrava così piena di vita, improvvisamente era diventata terrificante. a nessuna parte mi sentivo al sicuro». Alla fine però Jacqueline ha deciso di rimanere, spinta dalla solidarietà e dall'amicizia dei suoi conoscenti. La strage di luglio ha invece cambiato il modo di vedere Londra di un'altra sopravvissuta, Rydan Anwar, di Singapore. «Questa esperienza - racconta Rydan - mi ha mostrato un altro volto dei londinesi. Il supporto e il conforto che ci davamo l'un l'altro è qualcosa che non smetterà mai di stupirmi». «Prima Londra mi sembrava un posto freddo e solitario e gli estranei nella metro mi sembravano ancora più freddi e nel loro mondo. Ora so che Londra ha un cuore, dopotutto». Ma non per tutti i sopravvissuti l'attacco ha avuto un risvolto positivo: Kemal, un turco cipriota di 47 anni da 30 anni nella capitale inglese, prima del 7 luglio si sentiva parte di Londra. Dopo quella mattina, «Sono vivo ma ho capito che la città è troppo caotica e insicura, non solo per me, ma anche per mia moglie e per i miei figli». «Vorrei fortissimamente tornare a Cipro - spiega Kemal - ma non posso volare, sono terrorizzato».| Le Top News del Sole 24 ORE sul telefonino. | TOP al 48224 |
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