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Alvaro Noboa (a sinistra) e Rafael Correa (Foto Afp)

27 novembre 2006

Presidenziali in Ecuador, l'economista anti-Usa Correa vince le elezioni

R. B.

Il candidato di sinistra Raffael Correa ha annunciato di aver vinto le elezioni presidenziali in Ecuador. Il lento spoglio delle schede, meno del 14% del totale, consegna fino a questo momento al leader di sinistra il 66% dei voti mentre un exit poll nella notte gli attribuiva un consenso pari al 57 per cento. «Grazie a Dio abbiamo trionfato», ha detto Correa mentre il suo rivale Alvaro Noboa ha preferito ignorare i risultati parziali: «Abbiamo sconfitto il portafoglio più grasso della nazione», ha detto.
Correa ha dichiarato ieri che «non firmerò mai un trattato commerciale con gil Stati Uniti» e che «convocherò un referendum per consultare la popolazione sulla realizzazione di una Assemblea costituente.
Parlando già da capo dello Stato, nonostante l'assenza di dati ufficiali del Tribunale supremo elettorale (Tse), Correa ha spiegato che la sua è stata »una vittoria contro l'oligarchia«e che il suo progetto principale è quello »di recuperare la patria».
Questo significa, ha assicurato, «giustizia sociale, istruzione, salute, lavoro, casa e dignità per tutte e tutti».
Correa ha quindi detto che subito dopo il suo insediamento il 15 gennaio, convocherà un referendum fra la popolazione affinché si esprima se vuole o no la riunione di una Assemblea costituente per riscrivere la Carta Magna.
Dopo aver assicurato che »manterremo la dollarizzazione (il dollaro ha preso il posto della moneta nazionale, il sucre, ndr) esattamente come è», il leader di Alleanza paese (Ap) ha concluso sostenendo che «oggi meno che mai firmerei un Trattato di libero commercio con gli Usa perché distruggerebbe la nostra agricoltura, la nostra economia».
I due candidati si sono confrontati in un incertissimo ballottaggio presidenziale in un Paese, l'Ecuador, che ha il primato negativo dell’instabilità in Sudamerica, con otto presidenti eletti in dieci anni.
Noboa, il miliardario delle banane, sorta di Berlusconi locale considerato l'uomo più ricco dell'Ecuador, tenta per la terza volta di assicurarsi la massima carica dello stato. A questo fine si è messo alla testa del Partito rinnovatore istituzionale Azione nazionale (Prian) di cui è stato candidato anche nel 1998 e nel 2002, e sempre passando ad un ballottaggio in cui è risultato sconfitto. Durante la campagna elettorale appena terminata Noboa, un avvocato di professione di 55 anni, ha offerto come principale garanzia del suo futuro governo l'esperienza accumulata come imprenditore (è proprietario di 110 fra società e imprese) che gli ha permesso di accumulare una fortuna valutata in 1.500 milioni di dollari. Facendo ampiamente ricorso alle sue capacità di toccare il cuore della gente, non risparmiando lacrime e plateali genuflessioni davanti ai suoi sostenitori, il leader del Prian si è posto come «baluardo del comunismo» che a suo avviso è incarnato dallo sfidante, Rafael Correa, su cui ha registrato sei punti di vantaggio al primo turno, e che ha accusato di essere «nulla altro che un burattino nelle mani di Castro e Chavez». E ha assicurato che una volta presidente non avrà relazioni con L'Avana e Caracas - «non mi piacciono e non sono ipocrita», ha avuto modo di dire - mentre amplierà quelle con gli Stati Uniti, rafforzando le prospettive di firmare con Washington un Trattato di libero commercio.Il giorno in cui presentò la sua candidatura per le presidenziali, Noboa si definì «un eroe, un inviato, di Dio». E di recente durante un comizio a Loja (Ecuador meridionale) ha chiesto a tutti i presenti di recitare il Padre Nostro e poi di tacere, «affinché la presenza di Dio guidi il mio messaggio».Fra gli strumenti utilizzati per centrare il suo obiettivo, l'associazione Crociata Nuova Umanità, con cui ha distribuito seggiole a rotelle, computer, macchine da cucire e piccoli contributi per l'avvio di microimprese.
Il suo sfidante, favorito dai sondaggi, Rafael Correa, economista con un breve curriculum dal punto di vista politico, ma con un carisma indubbio, è la vera sorpresa di questo ballottaggio presidenziale.All'avvio della campagna elettorale quest’uomo di 43 anni veniva segnalato nelle retrovie fra i 13 candidati in lizza, ma con il passare del tempo la sua posizione è cresciuta, fino a cogliere l'obiettivo di potersi misurare con Alvaro Noboa, l'uomo più ricco del paese.
Messosi in evidenza nei moti di Quito del 2005 che terminarono con la destituzione dell'allora presidente Lucio Gutierrez, Correa è stato per 106 giorni ministro dell'Economia di Alfredo Palacio, da cui si distanziò per profonde divergenze sulla gestione del paese.Deciso a rimanere sulla cresta dell'onda, fondo il movimento Alleanza Paese, con cui si è presentato alle elezioni in alleanza con il Partito socialista Fronte Ampio, e con cui ha fustigato i partiti politici tradizionali ed «i parlamentari corrotti».Alle accuse di Noboa che lo bolla di «comunista», Correa ha sempre risposto di essere di sinistra, ma «di non essere marxista, ma cristiano».
Per quanto riguarda poi i suoi legami con il presidente venezuelano Hugo Chavez, che gli rinfaccia il suo avversario, Correa non li nega - «quando l'ho conosciuto è nata una simpatia reciproca naturale», ha detto - ma assicura di operare in totale indipendenza.
La sua campagna elettorale nel secondo turno si è fatta più prudente rispetto ai gesti plateali del primo round, in cui chiudeva i comizi roteando sulla sua testa una cinta (che in spagnolo si dice correa, come il suo cognome, ndr.) e promettendo con essa di «staffilare i politici corrotti».Nella sua proposta di «rivoluzione civica» include anche l'ipotesi di convocare una Assemblea costituente per riscrivere la Costituzione, un po’ come sta avvenendo con Evo Morales in Bolivia.



 

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