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Slovenia: è iniziata l'era dell'euro con qualche timore per i rincari

di Elena Ragusin

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30 dicembre 2006

Dal dinaro jugoslavo al tallero e dal tallero all’euro: è il percorso che la piccola Repubblica slovena è riuscita a compiere in soli 15 anni, tagliando per prima tra i Paesi di nuova adesione il traguardo dell’entrata nell’Eurozona. Le autorità monetarie di Lubiana hanno preparato con largo anticipo l’appuntamento: i prezzi sono espressi in talleri ed euro sin dal giugno scorso e fine della doppia circolazione monetaria avverrà già il 15 gennaio. Una sorta di vero e proprio big-bang, se paragonato ai tempi dell’introduzione dell’euro del 2002 nella maggior parte degli altri Paesi europei.

Le preoccupazioni degli sloveni, che non hanno fatto in tempo ad affezionarsi veramente al tallero introdotto dopo la conquista dell’indipendenza nel 1991, riguardano se mai un aumento ingiustificato dei prezzi. Le associazioni dei consumatori hanno già denunciato nei mesi scorsi rincari a loro dire inacettabili, nel settore dei servizi privati (banche e assicurazioni in prima fila) e anche di quelli pubblici accusando il Governo di non essersi adeguato ai principi delle buone pratiche previste dagli accordi di Maastricht. Lo stesso vale per la grande distribuzione che, in un Paese piccolo come la Slovenia, di fatto ha il monopolio del settore commerciale. I grandi gruppi avrebbero stretto accordi di cartello per applicare rincari generalizzati ancora prima dell’entrata in vigore dell’euro che sarà cambiato a 239,64 talleri (di fatto, la parità viene però calcolata a 240 talleri).

Schengen prossima tappa. Nonostante questi timori, i sondaggi indicano però che la maggior parte degli sloveni vede con soddisfazione l’avvento della moneta comune europea. L’allora presidente sloveno Milan Kucan, sin dal giorno in cui venne abbandonato lo strainflazionato dinaro jugoslavo, indicò le tappe fondamentali che avrebbe dovuto raggiungere la Slovenia: entrata nella Nato, adesione all’Unione europea, adozione dell’euro, abbattimento dei confini. L’ingresso nell’Eurozona inciderà positivamente sull’economia slovena non tanto in relazione alla stabilità monetaria (già il tallero era considerato molto stabile), quanto per le prospettive di un’ulteriore integrazione nel mercato europeo sia per il settore industriale sia per quello del turismo.

A ricordare come solo 20 anni fa i confini tra Slovenia e Italia fossero l’ultimo avamposto della Guerra fredda, oggi rimangono solo i controlli di polizia. Spariranno anche loro, il 1° gennaio 2008, quando entreranno in vigore gli accordi di Shengen e allora sarà definitivamente concluso il percorso di transizione più rapido che uno Stato ex socialista dell’Est europeo abbia compiuto in questi anni.

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