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Centinaia di migliaia di persone manifestano a Beirut per chiedere le dimissioni del primo ministro libanese Fouad Seniora (ANSA-EPA/WAEL HAMZEH)

11 dicembre 2006

Marea umana contro il primo ministro Siniora a Beirut

P. F.

Il Libano è spaccato in due: domenica 10 dicembre i sostenitori del leader cristiano-maronita Michel Aoun hanno invaso Beirut, insieme con gli sciiti dei due movimenti dell'opposizione filo-siriani Hezbollah e Amal, per chiedere le dimissioni del
governo di Fuad Siniora. Contemporaneamente si è svolta a Tripoli una contro-manifestazione filo-governativa, che ha richiamato nella città settentrionale sunnita altre centinaia di migliaia di persone. «Il cambiamento arriva», recitavano gli striscioni a Beirut, mentre gli altoparlanti gridavano i discorsi del leader del partito sciita Hezbollah Hassan Nasrallah, che ha promesso di non abbandonare la piazza fino a quando non sarà formato un governo di unità nazionale.

Cristiani maroniti e sciiti filo-siriani. Circa 2mila soldati sono stati dispiegati nella capitale libanese, in particolare attorno a due piazze centrali dove si è riversata la folla proveniente da tutto il Paese e attorno al palazzo governativo davanti al quale migliaia di manifestanti sono accampati giorno e notte dal 1° dicembre. Al grido di «Siniora fuori», i dimostranti hanno sfilato agitando i vessilli rosso-bianco-rosso con al centro il cedro verde, ma anche arancioni del capo dell'opposizione cristiana, Michel Aoun, gialli di Hezbollah o verdi di Amal, l'altro grande movimento sciita.

«Nei prossimi giorni», l'opposizione formerà un governo di transizione, se un governo di unità nazionale non sarà realizzato per sostituire quello di Siniora, ormai «illegittimo», ha provocato il generale Aoun, tutto vestito d'arancione, in un discorso registrato trasmesso alla folla sui maxischermi. «Bush vuole l'espressione della volontà popolare in Libano?» Dite loro «Morte all'America», dite loro «Morte a Israele», ha rilanciato Naim Kassem, numero due di Hezbollah, partito sostenuto da Damasco e Teheran, mentre la folla ripeteva in coro. Secondo Assem, l'opposizione è capace di rimanere per mesi in piazza per raggiungere il suo obiettivo.

Mentre Beirut si riempiva dei sostenitori di Hezbollah, il primo ministro libanese Fouad Siniora ha lanciato un monito sui rischi di un'eventuale escalation del movimento di protesta che potrebbe «far crollare il Paese in un ciclo di violenza». Siniora hapromesso di «superare la crisi» la paralisi degli aeroporti e delle amministrazioni minacciate dall'opposizione, ha dichiarato che si trattarebbe di «un abuso del diritto di libera espressione» che «getterebbe il paese in un ciclo di violenza che non è nell'interesse di nessuno».

Contro-manifestazione a Tripoli del Libano. A Tripoli un'altra folla enorme si è data appuntamento sulla grande piazza della Fiera per esprimere il suo «appoggio al governo di Siniora». Rivolgendosi ai manifestanti da Beirut, il deputato Saad Hariri, figlio dell'ex premier assassinato Rafic Hariri, ha dichiarato che «il Libano non passerà più sotto la tutela della Siria», in riferimento ai 29 anni di presenza militare siriana nel Paese dei Cedri.

Lo scontro religioso così maschera il profondo scontro politico fra i libanesi che vogliono liberarsi del dominio del potente vicino siriano (e che per questo sono appoggiati dall'Occidente) e quelli che guardano con favore a Damasco come a un appoggio indispensabile. Il Libano resta in ogni caso un vaso di coccio fra vasi di ferro, la terra in cui vengono al pettine tutti i nodi mediorientali, questa estate sottoposta a cinque settimane di bombardamenti israeliani che hanno rafforzato Hezbollah e la sua popolarità anziché annientarli. Ma è anche un Paese duramente provato dagli assassinii politici di tanti personaggi che hanno lottato contro la Siria, dall'ex premier Rafik Hariri ucciso il 14 febbraio del 2005, fino al cristiano Pierre Gemayel, rampollo della potente famiglia che ha dato due presidenti al Paese, ministro dell'Industria, ucciso il 21 novembre di quest'anno.



 

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