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Tra Russia e Ue avanti adagio
tra molti veti e lo scontro sull'energia

di Piero Sinatti

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18 maggio 2007


Il vertice Russia – Unione Europea, svoltosi nella regione di Samara, sulle rive del Volga – si è concluso senza la firma di alcun vincolante e importante documento, come previsto dalle due parti alla vigilia. Un fatto che conferma lo stato difficile e complesso dei rapporti attuali tra Ue e Russia. Tuttavia, il dato più importante è che il dialogo continua. Più che di crisi, si tratta di una somma di problemi e di contenziosi da discutere e da risolvere.
Il processo di cooperazione va avanti, anche se con minore speditezza di quanto si auspicava solo pochi anni fa a Bruxelles e a Mosca.
Il presidente Putin, commentando gli esiti del summit, ha invitato a «non drammatizzare la situazione». La presidente di turno dell'UE Angela Merkel ha affermato che l'Europa si sforza di arrivare ad aprire le trattative sul nuovo Accordo di partenariato e cooperazione tra Ue e Russia (quello vecchio scade nel dicembre prossimo). Avrebbe dovuto aggiungere: nonostante le divergenze interne alla stessa Ue. Ovviamente, non lo ha fatto.
La strada della cooperazione è resa obbligata, come ha detto Putin, dalla «dinamica positiva dei nostri rapporti economici». La Russia è il terzo partner dell'Ue dopo gli USA e la Cina, ma per il tasso di crescita dell'interscambio, è al primo posto. Nell'Ue affluisce il 52% dell'export complessivo russo.
Questa intensificazione dei rapporti economici richiede una facilitazione del movimento delle persone, oltre che dei beni e dei capitali. Per questo, si è convenuto che dopo la prima fase (che scatta il primo luglio) di semplificazione del regime dei visti, si dovrà arrivare alla loro abolizione.
Restano, naturalmente, e sono molti, i temi di contenzioso.
Alcuni, di grande momento, si è deciso di rimandarli e discuterli in sede di Consiglio Nato-Russia: si tratta della unilaterale decisione Usa di installare – d'accordo con Varsavia e Praga – elementi di difesa antimissilistica americani in Polonia e Repubblica ceca. E della (successiva) minaccia di moratoria da parte di Putin sul Trattato di limitazione delle armi convenzionali in Europa (Cfe).
Altri temi richiedono, secondo il Kremlino, ma non secondo l'Ue, "trattative tecniche". Si tratta sia dell'interruzione delle forniture di greggio russo alla Lituania tramite l'oleodotto Druzhba. Sia del veto che la Russia, «per motivi igienico sanitari», ha imposto all'importazione di carne e ortaggi dalla Polonia. L'Ue sostiene Varsavia e Vil'njus.
Il veto russo alla carne polacca (cui sarebbe mischiata, secondo i russi, poco affidabile carne cinese) ha provocato un veto più grave, che non poco ha contribuito ad alimentare la tensione tra Bruxelles e Mosca: quello imposto da Varsavia poco meno di un anno fa all'apertura delle trattative per il rinnovo dell'Accordo di partenariato e cooperazione Russia-UE, che scade nel dicembre 2007.
Il confronto tra Estonia e Russia seguito alla improvvida decisione del governo estone di rimuovere il monumento al soldato sovietico "liberatore" dalla piazza principale di Tallin, sembra facile a superare. Dall'una come dall'altra parte sono venuti nei giorni scorsi segni di distensione, anche se a Samara Putin ha accusato la polizia estone di aver provocato la morte di un giovane manifestante russo durante le violente dimostrazioni a Tallin dello scorso 27 aprile.
Tuttavia, il contenzioso energetico è risultato quello più difficile da superare, anche a Samara. L'UE ha rinnovato per l'ennesima volta la richiesta alla Russia perché ratifichi la Carta dell'energia che permetterebbe agli europei di diversificare gli accessi alle fonti di rifornimento energetico in un regime non monopolistico.
La Russia rifiuta la Carta, che giudica un impegno assunto degli anni Novanta, segnati da una gravissima crisi finanziaria e della stessa industria energetica. Oggi i tempi sono mutati e la Carta appare a Mosca, ora tra i massimi esportatori mondiali di energia, superata.
Inoltre Putin durante il viaggio di una settimana fa in Turkmenistan e Kazakhstan ha ottenuto l'impegno dei presidenti di quei due paesi, grandi produttori di greggio e gas, ad esportare tramite gli oleodotti e i gasdotti controllati dalla Russia la loro impressionante produzione energetica. Un grande successo russo, che colpisce duramente sia i progetti del gasdotto Transcaspico, appoggiato dagli Usa, e di quello dell'Ue "Nabucco", grazie ai quali si dovrebbe trasportare gas turkmeno, kazakho, uzbeko e caspico in Europa aggirando la Russia. Sia il progetto ucraino - polacco, con cui si sarebbe dovuto trasportare il greggio azero e kazakho da Odessa a Danzica, sempre aggirando la Russia. E' andata male per Varsavia.
Infine, l'altro forte contenzioso tra Mosca e Bruxelles riguarda la democrazia e i diritti umani in Russia. Putin non sembra disposto a cedere. La democrazia va bene, egli sostiene, ma va applicata secondo le caratteristiche storiche e culturali di ogni paese. Esse sono diverse. «Non esiste una pura democrazia – ha detto non senza un ambigua forse minacciosa allusione storico-antropologica – come non esiste un russo puro: attento, se lo gratti bene, può venir fuori un tartaro».
La Merkel ha insistito, invece, su questo punto. E' un dialogo tra sordi. Anche se ci è difficile concordare con i raffronti tra il regime comunista e quello attuale, sempre più frequentemente fatti da molti (troppi) politici e commentatori occidentali. Specie quelli d'Oltreatlantico, sicuramente non estranei al raffreddamento Ue-Russia. Un po' di storicismo non guasterebbe, specie in paesi come la Germania e l'Italia che ne sono stati la culla.

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