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Nuovi casi di afta epizootica: per la Ue Regno Unito ad alto rischio

di Marco Niada

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6 agosto 2007

Linea dura decisa dall'Unione europea per contrastare l'afta epizootica in Gran Bretagna: da ieri la Ue ha messo al bando l'importazione di tutte le carni fresche, animali vivi (bovini, ovini, caprini e suini) e prodotti lattiero-caseari provenienti dal Regno Unito, che viene nella sua interezza definita «area ad alto rischio». Il commissario alla Salute Markos Kypriano aveva usato toni rassicuranti, spiegando che si considerava «questa vicenda come un incidente isolato» e lasciando intendere che se non si fossero manifestati altri casi, già domani l'area di esclusione da cui originano i prodotti da esportare sarebbe stata ridotta. Proprio in tarda serata, però, è giunta la segnalazione di un nuovo caso sospetto, non lontano dalla zona dove era stato registrato il primo focolaio (fattoria nei pressi di Guilford, nel Surrey ). È stato perciò ordinato l'abbattimento di altri capi di bestiame.
La decisione adottata dalla Ue vale anche all'inverso: nessun Paese europeo può esportare animali vivi in Gran Bretagna. Dal divieto a tappeto sono escluse carni fresche e alimenti lattiero-caseari prodotti prima del 15 luglio. L'embargo non si estende per ora all'Irlanda del Nord, che è parte del Regno Unito.
Intanto oggi saranno concluse tutte le analisi che stabiliranno quali siano le origini del virus. La probabilità che due laboratori di ricerca e produzione di vaccini contro l'afta siano all'origine del focolaio si va rafforzando.
L'inchiesta è in pieno svolgimento e ogni ipotesi viene presa in considerazione, ma è un fatto che il ceppo individuato negli animali malati alla fattoria colpita nel Surrey era lo stesso che veniva trattato nei due laboratori situati a 6 chilometri di distanza a Pirbright: uno finanziato dal Governo e uno gestito dalla Merial Animal Health, joint-venture tra la farmaceutica americana Merck e la francese Sanofi-Aventis attiva nel campo dei vaccini animali. Il ceppo individuato, ha reso noto il ministero dell'Ambiente e affari rurali, non si manifestava da tempo negli animali ed era stato isolato 40 anni fa dai ricercatori inglesi.
I responsabili del laboratorio sostengono di avere sempre osservato tutte le misure di sicurezza ed escludono ogni negligenza. Debbie Reynolds, il capo veterinario del Governo, ha reso noto d'altra parte che le indagini si stanno orientando anche sulle recenti alluvioni, che avevano parzialmente raggiunto la fattoria il 20 luglio e avrebbero potuto veicolare il contagio, fatto risalire tra il 18 e il 22 luglio.
Ieri la frustrazione e la rabbia tra gli allevatori, che probabilmente perderanno 3 milioni di dollari al giorno in mancate esportazioni, era tangibile. L'incubo della catastrofe epidemica del 2001 che portò all'abbattimento di 7 milioni di capi e causò 8,5 miliardi di sterline (oltre 12 miliardi di euro) di danni tra industria dell'allevamento e dell'agri-turismo è ancora ben presente nella memoria di molti. Se fosse confermata la responsabilità dei laboratori, che hanno il compito di produrre vaccini per salvare gli animali, la vicenda avrebbe un risvolto tragicomico.
Intanto, il premier Gordon Brown, che con grande presenzialismo segue in prima persona la situazione da venerdì notte, ha ribadito l'impegno ad «agire con la massima determinazione per contenere e controllare la malattia e infine debellarla». Per misura precauzionale sono stati abbattuti altri capi di bestiame in fattorie vicine a quella di Wolford, portando il totale a 120. Mentre l'area di esclusione è stata ampliata a un raggio di 10 chilometri dal focolaio, altre 100 fattorie sono finite sotto osservazione e resta in vigore il bando totale al trasporto di bestiame da tutti i 111mila allevamenti della Gran Bretagna, per un totale di 10 milioni di bovini, 23 milioni di ovini e 5 milioni di suini. Numerose fiere e manifestazioni agricole sono state sospese.
Il grosso dell'export britannico va in Olanda, Francia e Germania e, in misura minore, in Irlanda. Lo scorso anno la Gran Bretagna esportò prodotti bovini per 100 milioni di sterline, ovini per 250 milioni e suini per 175 milioni.

I NUMERI
120
Gli animali abbattuti dopo la scoperta, lo scorso 3 agosto, del focolaio di afta epizootica in una fattoria nei pressi di Guilford, nel Surrey. In tarda serata ne sono stati eliminati altri

150
Gli esperti al lavoro su oltre 100 allevamenti, per individuare le origini del virus e bloccarne l'espansione. Secondo il capo dei servizi veterinari, Debby Reynolds, il virus potrebbe essersi diffuso in seguito alle recenti alluvioni. I risultati dei test saranno disponibili oggi

300mila
Le dosi di vaccino ordinate alla casa farmaceutica Merial Animal Health di Pirbright, che si trova a pochi chilometri dalla fattoria "contagiata". La Merial ha messo a punto un vaccino utilizzando lo stesso ceppo batterico riscontrato negli animali infetti. È possibile, infatti, che il virus si sia propagato proprio dal laboratorio, attraverso i vestiti dei ricercatori

111mila
Gli allevamenti della Gran Bretagna per i quali è scattato il divieto di trasporto nel Paese
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