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Il G-7 vara il piano Draghi

di Rossella Bocciarelli

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20 ottobre 2007

IlG-7 ha approvato ieri il programma di lavoro presentato dal governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi. Un programma che propone cinque linee d'azione ai 7 grandi per curare le debolezze dei mercati finanziari messe in luce dal "turmoil" della scorsa estate. Il gruppo di lavoro coordinato dal Governatore della banca centrale italiana comincerà a definire raccomandazioni all'inizio dell'anno prossimo mentre il rapporto finale è atteso per il meeting del G-7 del prossimo mese di aprile. Ma intanto, ieri è stato accolto il quadro che dà la direzione di marcia del piano Draghi. La prima linea riguarda la gestione del rischio e della liquidità da parte delle banche, tenendo conto anche delle entità fuori bilancio, come sono ad esempio i "conduit", e delle linee di credito erogate a queste entità esterne.
Il secondo campo d'azione riguarda l'esame di come le banche conducono i loro stress testing, vale a dire le smulazioni delle modalità di reazione di fronte a una crisi finanziaria.
Il terzo argomento affrontato dal rapporto Draghi ai Sette Grandi riguarda le modalità di valutazione dei prodotti finanziari strutturati, segnalando chiaramente che per la stima del rischio occorre maggiore trasparenza.
La quarta linea di approfondimento consigliata è invece rivolta all'esame dell'operato delle agenzie di rating. Si tratta di un segno evidente che la recente, forte caduta di fiducia nella capacità di questi soggetti privati di essere valutatori unici e sinora insindacabili del merito di credito sta preoccupando tutti i paesi industrializzati, Stati Uniti compresi.
Anche se finora non è emerso un orientamento univoco rispetto all'esigenza di adottare per questi soggetti una qualche regolamentazione di tipo "pubblicistico", ci si interroga anche sui potenziali conflitti d'interesse esistenti nelle attività delle agenzie di rating, sul loro ruolo nell'enorme sviluppo dei prodotti di finanza strutturata e sull'uso che gli investitori hanno fatto delle pagelle assegnate a questi prodotti.
Infine, il rapporto presentato da Draghi raccomanda l'esigenza di dare concreta attuazione, al più presto, al secondo accordo interbancario sui coefficienti patrimoniali di rischio, vale a dire a "Basilea 2" . La normativa sui nuovi ratios patrimoniali che complessivamente per l'Europa entra in vigore il primo gennaio 2008 ha infatti un doppio vantaggio: da un lato impone agli intermediari creditizi di attribuire una ponderazione più accurata a vari tipi di rischi.
Dall'altro, implica un maggior coordinamento orizzontale fra le varie autorità di vigilanza e controllo dei mercati.Per questo si raccomanda un passaggio rapido al nuovo regime. Poi, dopo che la transizione al regime Basilea 2 sarà stata completata, le varie autorità di controllo dovranno porsi anche la domanda se le turbolenze finanziarie dell'estate implichino qualche ulteriore ritocco a questa normativa prudenziale. Nell'analisi presentata al G-7 si spiega che è ancora troppo presto per trarre lezioni conclusive dai recenti avvenimenti finanziari. Tuttavia, l'esame dei fatti consente qualche elemento di valutazione abbastanza incoraggiante. È vero infatti, si osserva, che si sono verificati problemi di funzionamento significativi sui mercati monetari e del credito e che si sono prodotti dei rischi potenziali per l'economia reale.
Ma i "turbamenti" iniziati nello scorso mese di agosto hanno anche permesso di capire che c'è una buona tenuta dell'infrastruttura del mercato finanziario, compreso il sistema dei pagamenti e dei regolamenti. Inoltre, sempre secondo le valutazioni proposte da Draghi al G-7, sinora il settore degli hedge funds di per sè non si è rivelato come uno dei principali elementi problematici per l'intero sistema come pure ci si sarebbe potuti aspettare. Un ultieriore elemento positivo di cui tener conto sta nel fatto che, a differenza di altri espisodi precedenti di aumento del rischio globale, le riserve patrimoniali delle maggiori istituzioni finanziarie sinora hanno tenuto bene e le economie dei paesi emergenti sono rimaste fuori dal turmoil. Sono tutti sintomi, ha fatto osservare nella sua analisi Mario Draghi,del fatto che l'azione congiunta del settore privato e di quello pubblico per rafforzare i comportamenti volti a governare il rischio è stata efficace ed è riuscita a contenere la durezza della turbolenza finanziairia

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