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L'annuncio di D'Alema su Myanmar: «Da lunedì via alle sanzioni Ue»

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8 ottobre 2007

Saranno adottate lunedì prossimo, nel corso della riunione dei ministri degli Esteri dell'Unione Europea, le misure sanzionatorie targate Ue nei confronti del fregime birmano. Lo ha annunciato da Hanoi il vice premier e ministro degli Esteri Massimo D'Alema. Scopo dichiarato delle misure, indurre la giunta militare di Myanmar a porre fine alla repressione e convincerla al dialogo con l'opposizione. Con i vertici istituzionali vietnamiti, D'Alema ha affrontato, tra gli altri, il tema della situazione a Rangoon, riferendo che il governo di Hanoi condivide la posizione europea che punta al dialogo tra i generali e l'opposizione. Il titolare della Farnesina partirà mercoledì alla volta di New Delhi per chiedere all'India di far pressione sul vicino birmano perchè si «mettano in movimento tutti gli strumenti» in vista della democratizzazione di quel paese.

Continua la protesta contro i militari
Intanto, la protesta degli abitanti di Rangoon contro la giunta militare birmana non si arresta malgrado la repressione dell'esercito: stando a quanto riferiscono alcuni studenti, citati dalle agenzie internazionali, il lancio di pietre contro i soldati dispiegati nella città è andato avanti negli ultimi due giorni, prima che le forze di sicurezza intervenissero e arrestassero i presunti responsabili. In alcuni casi, sono state arrestate anche le famiglie dei sospetti, compresi i bambini. Non è però possibile quantificare il numero delle persone coinvolte in questa forma di protesta nè quelle finite in manette.

Le proteste contro la giunta militare sono iniziate nel Paese lo scorso 19 agosto, contro il rincaro del prezzo del carburante, ma hanno attirato l'attenzione internazionale lo scorso 18 settembre, quando sono stati i monaci a mettersi alla testa delle manifestazioni di pizza per avanzare quattro richieste precise alla giunta militare: le scuse del Governo per aver ferito dei manifestanti durante le prime dimostrazioni; il rilascio di tutti i dimostranti e prigionieri politici; la revoca dell'aumento dei prezzi; e infine, l'avvio del dialogo nazionale con l'opposizione. Il regime ha risposto con la forza, aprendo il fuoco sulla folla e arrestando migliaia di persone.

Oggi, un giornale controllato dallo Stato ha pubblicato un editoriale in cui si denuncia l'inutilità delle proteste di piazza. Nell'articolo si fa riferimento alla road map per la democrazia in sette punti messa a punto dalla giunta, che dovrebbe portare a nuove elezioni. Non è ancora stata precisata la data delle future consultazioni elettorali.
Il leader della giunta, generale Than Shwe, ha annunciato la scorsa settimana la sua disponibilità a incontrare Aung San Suu Kyi, a condizione che la leader della Lega nazionale per la democrazia ritiri il suo appello a sanzioni internazionali contro il governo birmano. Apertura accolta con freddezza dal partito di Suu Kyi. La giunta militare, comunque, ritiene opportuno che la leader dell'opposizionel rimanga agli arresti domiciliari fintanto che non verrà approvata una nuova costituzione.

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