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Economia e Lavoro

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14 novembre 2006

Ma ci sono risorse solo per 170

di Cristiana Gamba e Serena Uccello

Alle imprese il patto di solidarietà tra le generazioni, proposto dal ministro del Lavoro Cesare Damiano, piace o per lo meno non dispiace. L’atteggiamento nel complesso è cauto perché come spiega Ernesto Moraggi, direttore del personale di 3 Italia «le premesse al momento sono vaghe, tuttavia l’idea mi sembra buona. Si tratta — aggiunge — di una spinta verso il concetto di tutoring che in Italia non esiste. E poi è un modo per semplificare l’ingresso al lavoro».
L’aspetto della flessibilità è forse quello che più rende appetibile la proposta come conferma Giordano Fatali presidente di Hr community (associazione di Hr Manager) che sottolinea il suo «apprezzamento per l’idea». E Carlo Alberto Corsi, direttore del personale di British American Tobacco Italia, aggiunge «è una buona possibilità se diventa un strumento per accrescere la flessibilità in entrata e in uscita». Mentre per Carlo Bellomo, direttore del personale di Valtur, «si tratta di un modo concreto per trasferire non solo le conoscenze ma anche i valori aziendali». Sul passaggio di competenze si mostrano attente quelle aziende che faticano a reclutare professionalità molto specifiche. È ad esempio il caso della moda e del gruppo Aeffe Fashion: «Dal modellismo alla sartoria ci sono profili che rischiano di scomparire, problema che in questo modo si potrebbe risolvere», racconta Fausto Bacchini, direttore del personale della società.
Ma se per il successo o meno della proposta molto dipenderà da come sarà articolata sul piano operativo, a Paolo Citterio, presidente dell’associazione Gidp/Hrda, a cui l’idea in generale piace, non convince l’ipotesi di un’integrazione completa dello stipendio per gli over 50 che scelgono il part-time a carico del Fondo per l’occupazione. E Antonio Angioni, direttore del personale di Air Liquide dice sì al patto tra generazioni, se pur con qualche perplessità, purché non diventi un patto «padri-figli».
Intanto in attesa che i contenuti della proposta vengano meglio chiariti quel che è certo è che il numero delle persone coinvolte in questa prima fase di sperimentazione sarà limitato. Si tratterà di circa 170 addetti, dal momento che le risorse messe a disposizione per l’accordo di solidarietà ammontano a 3 milioni e l’onere medio unitario a carico del Fondo occupazione è di 17.750 euro (si veda la tabella sopra). Le cose dovrebbero andare meglio per i prossimi due anni: per il 2008 e 2009 l’articolo 166-bis della Finanziaria prevede, per ciascuno degli anni, 82,2 milioni. L’importante, fanno sapere dal ministero del Lavoro, è comunque partire.
Il ponte di solidarietà giovani-anziani prevede infatti un meccanismo a costo zero per il lavoratore ultra 55enne che deciderà — su base volontaria — di accettare il part-time. Mentre le aziende che daranno il via libera alla sperimentazione metteranno a segno un risparmio medio di 12.900 euro per ciascuno dei "matrimoni" andati in porto. L’articolo 166-bis stabilisce, al primo comma, che l’accordo tra generazioni sia su base volontaria. Inoltre, la trasformazione a tempo parziale dei contratti di lavoro dei dipendenti over 55 vedrà la correlativa assunzione con contratto a tempo parziale di giovani inoccupati o disoccupati di età inferiore ai 25 anni, oppure ai 29 anni se in possesso di diploma di laurea. Sarà inoltre necessario un decreto, da adottarsi entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge per stabilire le modalità della stipula e i contenuti degli accordi di solidarietà. A questo proposito, il comma 2 inserisce anche, come passaggio, l’obbligo di sentire le organizzazioni sindacali e datoriali più rappresentative a livello nazionale. Un primo passaggio, fanno sempre sapere dal ministero, che potrebbe significare un rinvio alla contrattazione nazionale.



 

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