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Beniamino Andreatta (Ansa)

27 marzo 2007

La morte di Beniamino Andreatta


Si è spento ieri sera a Bologna, tra l'affetto della moglie Giana e dei quattro figli, Beniamino Andreatta: colpito da ictus era in coma dal 1999. Andreatta, più volte ministro, esponente di primissimo piano della Democrazia Cristiana, tra i fondatori prima del Partito popolare e poi dell'Ulivo, era ricoverato dal capodanno del 2000 presso il reparto di rianimazione dell'Ospedale Sant'Orsola diretto dal professor Gerardo Martinelli - dopo che un infarto lo aveva colpito il 15 dicembre 1999 nel suo banco della Camera dei deputati, durante le votazioni della Finanziaria. A prestargli i primi soccorsi furono un medico del servizio di urgenza della Camera e due deputati medici, Pino Petrella e Roberto Petrini, quest'ultimo anestesista. Ad Andreatta fu praticato il massaggio cardiaco per cercare di rianimarlo, ma la sofferenza cerebrale durò una ventina di minuti. Non riusciva a respirare ed entrò in coma.

Ricoverato nel reparto di rianimazione dell'ospedale San Giacomo di Roma, dove restò per quindici giorni, nelle ore immediatamente successive fu sottoposto a una Tac, risultata negativa. Un risultato prevedibile - si disse - in quanto le sue condizioni non erano dipese da un danno violento focalizzato; l' ipossia era stata determinata da una carenza acuta di ossigeno. Già il bollettino medico diffuso nella tarda mattinata del 16 dicembre parlò di condizioni critiche», le stesse che i sanitari del San Giacomo gli diagnosticarono al suo arrivo in pronto soccorso, un quarto d'ora dopo la mezzanotte. «Coma profondo», dunque, con scarse possibilità di ripresa. Anche nell'ultimo bollettino diffuso a Roma prima del trasferimento a Bologna, il 28 dicembre, i medici precisarono di non aver notato variazioni significative del quadro clinico, con una situazione neurologica sempre grave. Al capezzale del professore, oltre ai familiari e ai collaboratori più stretti, si sono alternati per lunghi giorni politici, colleghi di partito e parlamentari. Poi, la decisione della moglie Giana e dei figli (Filippo, che in questi anni si è dato il compito di proteggere il silenzio del padre, è docente di Scienze politiche e Relazioni internazionali all' Università felsinea) di riportarlo a Bologna, per essergli
costantemente vicini.

Il 16 marzo scorso, in occasione della sua seconda visita in meno di un mese a Bologna, Andreatta aveva ricevuto in ospedale la visita del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, accompagnato dalla signora Clio.



 
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