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Conti pubblici, il boom del fisco non basta per risanare

di Michele De Gaspari

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6 marzo 2007

Istat: i conti economici nazionali 2004-2006

Il buon andamento del fabbisogno di cassa del settore statale nell'intero 2006 e i positivi risultati dell'indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche nei primi tre quarti dello scorso anno avevano anticipato di un paio di mesi, attenuando dunque l'effetto sorpresa, il consuntivo - reso noto dall'Istat il 1° marzo - di un deficit ben sotto il 3% del Pil (2,4%), se calcolato al netto delle una tantum negative che hanno pesato per circa due punti di Pil (il rimborso Iva sulle autovetture aziendali per la sentenza della Corte di giustizia europea, l'accollo del debito Ispa legato agli investimenti Tav/Ferrovie nell'alta velocità e i crediti di contributi agricoli). L'obiettivo di un disavanzo nel 2007 al 2,8% del Pil, pari a 42 miliardi di euro, appare oggi più che alla portata, con buone probabilità di ottenere un ulteriore miglioramento nel margine di sicurezza rispetto alla soglia del 3% del parametro europeo.

Il risultato a consuntivo per il 2006 è molto favorevole, avendo notevolmente migliorato le previsioni, a cominciare dai dati del fabbisogno di cassa, sceso a 35,2 miliardi dai 60 miliardi del 2005. Nella scorsa primavera esso era stato, per esempio, preventivato a 66,5 miliardi con la Relazione trimestrale di cassa; la stima è stata, poi, ridotta a 59 miliardi con il Dpef di luglio e a 47,7 miliardi con la Relazione previsionale a fine settembre. Il merito del calo del fabbisogno (e dell'indebitamento) va attribuito quasi interamente alle entrate tributarie, mentre le spese vi hanno concorso in misura ridotta, se non trascurabile. Meno brillante è, invece, il saldo del più esteso settore pubblico, che comprende le amministrazioni locali e gli altri enti decentrati; il fabbisogno di cassa in questo perimetro allargato risulta superiore di circa 15 miliardi a quello del settore statale, attestandosi sui 50 miliardi. Ed è proprio il deficit delle amministrazioni nel loro complesso a determinare la dinamica del debito pubblico, il dato che è soprattutto oggetto dell'attenzione delle autorità europee e dei mercati finanziari internazionali.

Il debito continua a pesare sul risanamento

Nel 2005, in particolare, si è registrato un brusco rimbalzo del debito, che si è riportato al 106,2% del Pil, equivalente a 1.511 miliardi, dopo dieci anni di continue flessioni, dovute però alle misure una tantum legate a operazioni straordinarie (dismissioni) sul patrimonio pubblico, a cui si sono aggiunte quelle sul disavanzo. Venute meno le una tantum, che ne hanno contenuto la dinamica nei valori assoluti, il debito ha quindi ripreso a salire in rapporto al Pil, raggiungendo a fine 2006 il 107,5%, corrispondente a circa 1.585 miliardi, inclusi gli effetti della sentenza Iva, il ripiano del debito Tav e i contributi agricoli. Senza questi oneri di rimborsi arretrati, il debito si collocherebbe intorno al 106% del Pil, mostrando un leggero calo rispetto al periodo precedente, grazie al dato molto positivo del fabbisogno di cassa. La ricostituzione dell'avanzo primario conseguente è, tuttavia, il risultato del livello record della pressione fiscale (tributaria e contributiva), che si sta portando oltre il 43% del Pil, il valore più elevato registrato nel nostro paese, insieme a quello del 1997. La spesa pubblica al netto degli interessi, a sua volta, ha messo a segno un analogo record, sfiorando il 46% del Pil.

Il miglioramento dei conti di cassa, confermato dai dati del primo bimestre 2007, è pertanto da attribuire alla crescita del gettito fiscale, le cui componenti strutturali (e durature) non appaiono del tutto chiare, anche considerando le maggiori entrate dovute agli interventi attuati per ridurre l'evasione e l'elusione delle imposte. L'azione di contenimento della spesa, per contro, non è sembrata finora granché incisiva - come risulta evidente, del resto, dalla Finanziaria 2007 - e la sua quota sul Pil è prevedibilmente destinata ad aumentare anche nel corso di quest'anno. Insieme all'entità del debito, la continua espansione della spesa (in rapporto al Pil) è la manifestazione della persistente debolezza strutturale della nostra finanza pubblica, dove i problemi cruciali sul versante delle uscite tendono a essere rinviati nel tempo.

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