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Milano indaga sull'import di gas dall'Algeria

di Giuseppe Oddo

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30 maggio 2007


Prende sempre più consistenza, soprattutto dopo le perquisizioni dell'altro ieri, il reato di truffa anche ai danni dello Stato contestato dalla Procura di Milano a Eni, Snam Rete Gas, Italgas, Aem e Arcalgas,e ai rispettivi vertici aziendali, nell'ambito dell'inchiesta sui misuratori illegali di metano installati nella rete italiana. Tra il materiale sequestrato dalla Finanza figurano gli originali degli audit sulle perdite
di rete e gli errori di misura, redatti da Nera Consulting per Eni, Snam Rete Gas e Italgas, e la documentazione contabile e commerciale sui rapporti intercorsi dal 2005 a oggi tra le società proprietarie del gasdotto italoalgerino e il gruppo Eni.

L'attenzione dei pm che indagano, Maria Letizia Mannella e Sandro Raimondi, è rivolta in particolare all'audit del 7 ottobre 2006 con cui Nera informava Eni che i sistemi di misura del gas, cosiddetti venturimetrici, adottati da Snam non erano riconosciuti dall'ufficio metrico. Nella versione finale del documento indirizzato ai vertici dell'Eni erano infatti sparite «le criticità più compromettenti», vale a dire i rilievi sui possibili rischi che la Nera aveva evidenziato nella prima stesura, ora all'esame della Procura.
Nell'audit si fa tra l'altro riferimento ai 774 milioni di metri cubi di gas non contabilizzato nel 2005 per perdite di rete e differenze di misura, che dal gruppo Eni sarebbero stati addossati al cliente finale attraverso una «situazione di illiceità», scrivono i magistrati,«non solo conosciuta ed accettata, ma anche lasciata dolosamente in essere».

Di fatto —secondo quanto rilevava la stessa Nera, nonché personale interno all'Eni,addetto all'auditing — «l'utente finale continua a pagare illecitamente due volte» le perdite di rete: «una prima volta nella tariffa di vettoriamento ed una seconda nel prezzo di vendita».
Ieri Snam Rete Gas ha ribattuto che il sistema venturimetrico installato nel suo impianto di Mazara del Vallo,che misura iflussi di gas provenienti dal metanodotto italo algerino,è stato«confermato dai più autorevoli istituti metrologici e che analogo sistema venturimetrico è installato nel tratto iniziale del gasdotto,in Algeria. L'impianto di Mazara, secondo la Snam, è stato«autorizzato a più riprese dal ministero delle Finanze ed è soggetto a controllo e verifica delle autorità doganali».

Il Nucleo di polizia tributaria delle Fiamme Gialle di Milano ha però scoperto che il sistema di Mazara era sprovvisto dei sigilli e dei piombi che proprio la Dogana avrebbe dovuto apporre per evitare possibili manomissioni e che le autorità doganali avevano accettato «verbali di misura» (i libri su cui sono riportati i quantitativi di gas in arrivo dall'Algeria) «basati sulle risultanze di una catena di misura illegale sotto il profilo metrologico e priva del requisito di sicurezza».

Puntualizzano gli inquirenti: «Non può non porsi la dovuta attenzione sulle riscontrate correzioni in meno apportate sui verbali di misura (pur se datati) rinvenuti e posti sotto sequestro; trattasi di quantitativi giornalieri nell'ordine dalle 3mila tonnellate alle 5mila tonnellate: inquietanti per la rilevanza dei quantitativi oggetto delle correzioni non disgiunta dalle modalità con le quali sono state apportate ».Che strada prendevano, dunque, questi 35 milioni di tonnellate di gas provenienti ogni giorno dall'Algeria, una volta approdati a Mazara? E dov'erano le autorità doganali dato che il sistema di misura di Mazara è considerato di riferimento ai fini fiscali? Domande che scottano; a cui la Procura cercherà di dare risposta nei prossimi giorni,anche alla luce del materiale sequestrato.

Potrebbero essere d'aiuto, a tal proposito,i documenti contabili sequestrati dalla Finanza presso la Trans Tunisian Pipeline Co. Ltd (Ttpc),la Trans Mediterranean Pipeline Co.Ltd (Tmpc) e la Trasmed Spa, le società detentrici dei diritti di trasporto dei vari tratti del gasdotto italo-algerino. Il confronto tra i volumi di metano transitati per queste società, quelli misurati dalla Snam a Mazara e quelli effettivamente immessi nella rete italiana potrebbe aprire nuove piste investigative o sfociare nel nulla.

L'amministratore delegato dell'Eni, Paolo Scaroni, indagato con altre persone, tra cui il presidente di Aem, Giuliano Zuccoli, anche per associazione a delinquere finalizzata alla truffa, ieri ha dichiarato che«le famiglie italiane possono stare tranquille perché pagano solo e unicamente il gas che consumano come indicato dal loro contatore di casa ». Ma i magistrati hanno idee diverse anche su questo e citano di nuovo l'audit del 2006 là dove si legge che«la vetustà dei contatori sia fonte di errore di misura in danno del consumatore». Un consulente della Procura ha concluso, in seguito a prove su famiglie non omogenee di contatori del gas,«che dalla vetustà in esame derivano variazioni limite della precisione sino a più di dieci punti percentuali ».

A proposito di Arcalgas, una delle società coinvolte nell'inchiesta, entrata solo lo scorso settembre nell'orbita di CamfinGaz de France,Marco Tronchetti Provera ha precisato, quale maggiore azionista del gruppo Camfin, che le indagini risalgono a vicende di tre anni fa: riguardano, cioè,i precedenti proprietari. Arcalgas Progetti, che opera nella distribuzione del gas, è controllata al 51% dalla famiglia Covati, al 29% da Gaz de France e solo al 20% da Energia e Investimenti, la società mista al 60% di Camfin e al 40% di Gaz de France,mentre Arcalgas Energia,che opera nella vendita di gas, è interamente posseduta da Energia e Investimenti.

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