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Il medico in carriera guadagna di più

di Marzio Bartoloni

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7 Gennaio 2008

Guadagnano al massimo 150mila euro, bonus esclusi. E dal 2001 i loro stipendi sono praticamente fermi senza beneficiare neppure dell'aumento Istat. Tanto che in più di qualche ospedale il manager vive la beffa di portare a casa una busta paga più bassa di molti medici in carriera suoi dipendenti. Due sole le eccezioni: a Bolzano e Trento, dove i fortunati "paperoni" alla guida dell'Asl, incassano rispettivamente 235mila e 215mila euro l'anno.
Per il resto d'Italia i numeri parlano chiaro: le cifre per i direttori generali a malapena raggiungono i 150mila euro e i "colleghi", i direttori sanitari e amministrativi, a fine anno portano a casa tra 90mila e 120mila euro. Praticamente le stesse somme di un direttore di struttura complessa, una delle figure apicali dei camici bianchi e meno del capo dipartimento, una specie di super-primario, che guadagna molto di più. Senza contare i corposi "extra" dei dottori, come la libera professione.
A decidere gli stipendi di chi gestisce un potere che vale 100 miliardi all'anno (tanto pesa il Fondo sanitario nazionale) è la Regione. Che può scegliere liberamente come pagare i propri manager delle Asl, ma rispettando il tetto massimo stabilito da un decreto (il Dpcm 319/2001). Un tetto allora calcolato in lire – 300 milioni (155mila euro scarsi) – aumentabili fino a un massimo del 20% se si raggiungono obiettivi e risultati prefissati dalla stessa Regione (dai bilanci in ordine fino alle performance sanitarie). Secondo i dati di una recente inchiesta de «Il Sole-24 Ore Sanità» (aggiornata a inizio 2006) le Regioni più generose sono Piemonte, Lazio, Sicilia e Sardegna con stipendi che per i direttori generali oscillano tra i 155 e i 150mila euro, mentre per i direttori sanitari e amministrativi variano tra i 115mila e i 124mila euro. La più "tirchia" è, invece, la Toscana seguita da Valle d'Aosta, Umbria, Basilicata e Calabria (con guadagni tra i 100mila e i 139mila).
«La situazione non è quasi per nulla cambiata – spiega Marino Nicolai, segretario dell'Adsas (la nuova sigla sindacale dei direttori di aziende sanitarie) – e la nostra richiesta, giunta anche ai ministeri della Salute e dell'Economia, è quella almeno di aggiornare i nostri stipendi agli aumenti incassati dai medici con i recenti rinnovi dei contratti». O in alternativa alla crescita registrata dagli altri dirigenti statali non contrattualizzati (dai magistrati ai prefetti) che «dal 2002 hanno beneficiato di aumenti di oltre il 20 per cento». Per Angelo Lino Del Favero, presidente del Forum dei direttori generali di Federsanità-Anci, «bisogna esaltare la nostra dimensione manageriale, adeguando gli stipendi agli altri manager pubblici e privati, e pretendendo risultati sulla base di obiettivi chiari e precisi».

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