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Il business tira la volata a Milano

Dall'inviato Marco Alfieri

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31 MARZO 2008
Le ultime stime sulle preferenze alla vigilia della decisione

PARIGI- Smirne ieri all'hotel Ritz,cena di gala più concerto. Milano questa sera all'Opera Garnier,sfilata di Ferrè dopo il concerto di Elisa. Le due sfidanti non mollano. Alla vigilia del voto finale del Bie,che domani assegnerà l'organizzazione dell'Expo 2015, le due delegazioni stanno completando gli ultimi febbrili "bilaterali" per conquistare i voti dei 154 delegati. L'obbiettivo è rubare voti alla città avversaria e blindare quelli già promessi dai governi. Ovviamente non mancano i colpi bassi. Il sindaco di Smirne, Aziz Kocaoglu, ha fatto sapere che agli ospiti sarà servito il kebab e non la bufala campana. Un'uscita bollata da Letizia Moratti come «una caduta di stile».


Già. «Meglio coltivare le relazioni economiche sviluppate nell'ultimo anno», fanno filtrare dal suo staff. In effetti bastava essere alla serata gastronomica di venerdì, alla Grande Arche de la Défense, per capirlo. A gustare le invenzioni di Carlo Cracco c'era un bel pezzo di Milano che conta. Diana Bracco, Francesco Micheli, Davide Rampello, Gian Marco Moratti, Gabriele Galateri di Genola, Antoine Bernheim. Mentre oggi arriveranno Guliano Zuccoli, Bruno Ermolli, Umberto Quadrino e tanti altri. D'altronde la Milano del business che parla francese ha una lunga tradizione. Certo non siamo più ai tempi in cui la maison Lazard di André Meyer faceva coppia fissa con la Mediobanca di Enrico Cuccia. Però di quel mondo restano molti fili.


Sulle barricate resiste il presidente di Generali Bernheim, frequentatore di piazzetta Cuccia da 50 anni. La sua comparsata pro Milano dell'altra sera non è passata inosservata. Grande elettore di Nicolais Sarkozy, socio storico di Lazard- che assiste Air France sullo spinosissimo dossier Alitalia - Monsieur Bernheim si è intrattenuto a lungo con Gabriele Galateri di Genola, presidente di Telecom, uno degli sponsor della sfida italiana. «Milano? Ha i pregi di New York ma è più a misura d'uomo» ha sentenziato Galateri, che siede al vertice di una Telecom che presto vorrà dire anche Tarak Ben Ammar, altro franco-tunisino di casa a Milano (a metà aprile entrerà nel cda del colosso telefonico), in quota all'ala francese di Mediobanca, quella del finanziere bretone Vincent Bollorè.


Dunque ancora Bernheim, Sarkozy, ma anche i berlusconiani Doris e Ligresti. Anche quest'ultimo, nel lungo elenco di finanzieri a cavallo tra business francese ed Expo, si aspetta molto dall'esposizione universale. Dovesse vincere Milano, arriverebbero ricche commesse. Non basta. Ligresti con la sua Fondiaria Sai ha una partnership sul bancassurance con Cariparma, Gruppo Agricole, il cui numero uno è Renè Carron, grande amico di un'altra figura chiave sull'asse Milano-Parigi, quel Gerardo Braggiotti, ex delfino di Cuccia, ex Lazard, che tra i soci della sua Banca Leonardo raccoglie il finanziere Albert Frère, azionista di Suez, Eurazeo- il forziere delle più ricche famiglie francesi - Ifil, Fondiaria-Sai e Allianz. Braggiotti a Parigi è di casa, già in Mediobanca aveva seguito tutta la complessa "campagna francese" delle Generali, ed è l'uomo che ha gestito l'uscita da Telecom di Tronchetti, altro milanese interessato alle sorti dell'Expo.
Non basta. La festa all'Opera Garnier è offerta da A2A, altro partner dell'Expo, che sta facendo diplomazia economica su molti paesi energetici, dall'Oman alla Finlandia,per sviluppare rapporti di cooperazione e strappare un voto per la causa. Lo stesso sui dossier ambientali, attraverso Amsa. È di ieri un accordo da 100 milioni di euro con la Costa d'Avorio per gestire la raccolta rifiuti di Abijan, e uno con l'Ucraina per la costruzione di due termovalorizzatori su Kiev (450 milioni di accordo). Un lobbying favorito dall'alleanza con i francesi di Edf, con cui A2A, attraverso la joint venture Transalpina di energia, si divide il controllo della Edison.


Oltre ad A2A sono a Parigi anche Eni e Finmeccanica, nella solita doppia veste: fare lobbying per la sfida italiana nei paesi in cui sono presenti, con un occhio attento alle partite francesi sensibili. Ad esempio Eni è pronta a correre per acquistare da Suez il 57,25% di Distrigaz.
Insomma l'asse milanese-parigino è rodato. L'Eliseo è stato uno dei primi sponsor dell'Expo a Milano, i legami sono tanti, e i protagonisti li vediamo in queste ore a Parigi intrecciare i due piani di sponsor di Milano e di grandi tessitori di business.

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