È caccia all'assenteista in Atm, l'azienda che gestisce i trasporti pubblici milanesi. È di ieri l'annuncio dell'avvio delle procedure di licenziamento a carico di nove dipendenti colpevoli di essersi allontanati dal proprio posto di lavoro e di aver utilizzato gli spazi aziendali per finalità personali.
Secondo l'azienda, un capo turno avrebbe obbligato alcuni suoi operai a costruire, durante il servizio, cucce per cani in un reparto di falegnameria appositamente schermato da vetri oscurati. Un secondo dipendente, invece, sarebbe stato trovato ubriaco in un locale vicino al deposito tramviario di sua competenza. Altri quattro si sarebbero messi in malattia senza però aver presentato alcun certificato medico. A carico di questi ultimi, in base alla normativa del trasporto pubblico, Atm ha disposto l'esonero «per scarso rendimento», mentre riguardo alle altre cinque posizioni, considerate più gravi, l'azienda ha proceduto alla «destituzione dal posto di lavoro».
Una decisione che è stata apprezzata dal vice sindaco di Milano, Riccardo De Corato, secondo cui si tratta di un modus operandi che dovrebbe servire da modello anche per la pubblica amministrazione: «Il licenziamento dei nove fannulloni - ha commentato De Corato - dimostra che la partecipazione del Comune persegue, giustamente e con rigore, l'obiettivo dell'efficienza e della produttività».
Sulla questione, in serata, è intervenuta anche la Fit-Cisl: «Non capisco tutto questo stupore - ha scritto in una nota il segretario lombardo del sindacato di categoria Roberto Rossi - anche perché l'azienda ogni anno risolve circa trentacinque rapporti di lavoro. Non intendiamo difendere chi non lavora, ma evitiamo di scatenare una sorta di caccia alle streghe: andrà verificata la situazione di ognuno di questi nove lavoratori per evitare prese di posizione arbitrarie».