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Telegraph: Italia rischia di uscire dall'eurozona (Capital Economics)

di Elysa Fazzino

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30 luglio 2008


L'Italia sprofonda e rischia di uscire dall'eurozona: il grido d'allarme arriva da Capital Economics e a darne notizia è il quotidiano britannico Telegraph. In un servizio che si può leggere sul sito web del giornale - «Il crollo della crescita potrebbe costringere l'Italia a uscire dall'eurozona» è il titolo – Ambrose Evans-Pritchard presenta il quadro pessimista di un nuovo rapporto della società londinese di ricerca e consulenza economica. Secondo lo studio, «l'Italia sta scivolando in una profonda crisi strutturale e rischia di essere spinta fuori dall'Unione monetaria europea man mano che peggiorano le condizioni economiche».

Nell'ultimo decennio, scrive il Telegraph, l'Italia non ha riformato il mercato del lavoro abbastanza da potere far fronte ai rigori dell'appartenenza all'euro e adesso che la popolazione lavorativa diminuisce «è intrappolata in una spirale di declino».
Vista dalla Gran Bretagna, che non aderisce all'euro, l'Italia appare un anello debole dell'eurozona.

L'articolo mette in evidenza che la crescita della produttività è rallentata allo 0,5% all'anno. «Una brutta combinazione di una debole crescita del Pil, una scarsa competitività internazionale e un aumento dei costi di indebitamento del governo potrebbe portare a rinnovati appelli a lasciare l'euro», sostiene il rapporto, elaborato da Julian Jessop e Roger Bootle. Rispetto al resto dell'eurozona, l'Italia potrebbe perdere terreno sempre più rapidamente. L'analisi cita dati Eurostat dai quali risulta che l'Italia ha perso circa il 40% di competitività del lavoro rispetto alla Germania dal 1955 in poi.

Secondo Capital Economics, «l'Italia – ora all'apice della quarta recessione di questo decennio – ha di fronte una "bomba demografica ad orologeria": nei prossimi 30 anni la forza lavoro comincerà a ridursi a ritmo sempre più rapido, rendendo più difficile il finanziamento del "più grosso" debito nazionale d'Europa (107% del Pil)».

Se la questione dell'appartenenza all'euro torna sul tavolo, continua Evans.Pritchard, c'è il rischio che lo spread tra i "Bund" tedeschi e i bond decennali italiani si allarghi rapidamente dai 58 punti base di oggi a oltre 100. Già c'era stato un brivido nel 2005, ricorda il Telegraph, quando due ministri della Lega Nord invocarono il ritorno alla lira. Il Paese riprese slancio nell'ultima fase del boom globale del credito, aiutato dalla «rimarcabile» performance della Fiat. Ma la ripresa dell'Italia si è disfatta a un ritmo «allarmante». La fiducia delle imprese è crollata al minimo dall'ottobre 2001. Il Paese è colpito in modo «sproporzionato» dalla forza dell'euro poiché il suo export è formato prevalentemente da prodotti «mid-tech» che entrano in diretta competizione con i prodotti asiatici.

Unica consolazione per l'Italia: anche altri membri dell'euro sono in difficoltà, la Francia e soprattutto la Spagna, «epicentro» dell'attuale crisi con il crollo del mercato immobiliare. «Ma la Spagna ha un debito pubblico molto più piccolo» rispetto a quello italiano.

Ma alla fine il Telegraph non esclude affatto l'uscita dell'Italia dall'euro: «La maggior parte degli studi sul rischio di una spaccatura dell'Unione monetaria europea concludono che ciò non può accadere, poiché i costi sarebbero troppo alti. Ma questo trascura il fatto che i mercati potrebbero mettere in moto una catena di eventi che costringa un Paese ad andarsene».

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