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Gli stipendi crescono meno dell'inflazione. Taglio sui premi

di Massimiliano Del Barba

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9 luglio 2008
Frena l'incidenza degli straordinari
Il potere d'acquisto e costo della vita

La corsa dell'inflazione sta neutralizzando gli aumenti salariali che i lavoratori italiani si sono trovati in busta paga nei primi quattro mesi del 2008. Lo rivela la seconda edizione del nono Rapporto sulle retribuzioni in Italia realizzato da Od&M Consulting, che ha messo in fila la dinamica salariale dei primi quattro mesi dell'anno per operai, impiegati, quadri e dirigenti. Se confrontate con il primo quadrimestre del 2007, le quattro categorie presentano variazioni tendenziali differenziate, comprese tra il +2,8% degli stipendi degli impiegati e il +5,6% per quelli dei dirigenti.Un'accelerazione della dinamica retributiva che, tuttavia, è insufficiente per pareggiare il costante andamento al rialzo dei prezzi al consumo.
La crescita media dell'inflazione registrata da gennaio ad aprile, che è stata del 3,1%, ha infatti tagliato il potere d'acquisto non solo degli impiegati (27mila euro lordi all'anno), ma anche degli operai (23mila), che hanno ricevuto aumenti di stipendio pari al 2,9 per cento. «Sono dati che confermano la percezione di un generale impoverimento delle classi lavoratrici, - spiega il professor Michele Co-lasanto, direttore del dipartimento di Sociologia dell'università Cattolica di Milano - dinamiche che, affidate ad automatismi come l'inflazione programmata, rendono ancora più complicata l'azione dei sindacati, che rischiano di veder messo in discussione il proprio ruolo di contrattazione».
Di contro, a guadagnare sono state le retribuzioni dei dirigenti e dei quadri (+4%), rispettivamente a 107mila e a 52mila euro lordi annui. Se messi però a confronto con l'inflazione relativa ai beni di alta frequenza di spesa che hanno di molto risentito dell'aumento dei prezzi di carburanti e generi alimentari - saliti del 5%, anche gli aumenti ricevuti in busta paga daiquadri sono risultati insufficienti a controbilanciare la corsa del costo della vita. Situazione destinata ulteriormente a peggiorare, se è vero che, a maggio e a giugno, l'indice dell'inflazione è ulteriormente salito di 0,7 punti percentuale, trascinando con sé anche l'andamento dei prezzi dei generi di consumo ad alta frequenza.
Dal punto di vista territoriale, secondo la ricerca di Od&M Consulting, negli ultimi dodici mesi regioni come Piemonte e Lombardia, che storicamente presentavano le retribuzioni medie più alte,hanno perso terreno nei confronti di Nord Est e Centro, che per i dirigenti evidenziano le retribuzioni medie più sostanziose, a quota 109mila euro lordi annui. Per quadri, impiegati e operai, i valori retributivi più corposi si confermano al Nord Ovest, rispettivamente 52mila, 28mila e 23mila euro; i più bassi al Sud: 48mila,24mila e 21mila euro.Confermata anche per l'inizio del 2008 la rincorsa dei salari di Veneto, Trentino e Friuli,che si avvicinano progressivamente ai massimi conseguiti in Piemonte e Lombardia.
In questo quadro, sono le dimensioni aziendali a determinare le variabilità più significative degli importi, che presentano valori costantemente in crescita all'aumentare dell'ampiezza delle imprese: lo scarto tra grandee piccola azienda supera i 17 punti percentuale per le figure dirigenziali ( da 96 a 113mila euro lordi annui) e addirittura raggiunge i 19 per quelle impiegatizie (da 25 a 30mila). Lo stesso scarto si riduce invece nel caso dei quadri (8%, da 50 a 54 mila euro), mentre è di oltre 13 punti per gli operai (i cui stipendi oscillano dai 22mila della piccola impresa ai 25mila della grande azienda).
Sempre nel primo quadrimestre del 2008, rispetto allo stesso lasso di tempo dello scorso anno, Od&M evidenzia una crescita sostenuta della parte fissa della retribuzione, a cui si contrappone invece un brusco decremento della parte variabile (si veda l'articolo a fianco). Gli estremi sono costituiti dal caso dei dirigenti (-5,8% dello stipendio variabile, che determina il +5,6%della retribuzione lorda annuale) e da quello degli impiegati (-43,3% del variabile, che influisce nel +2,8 dello stipendio finale).
Fra i settori, sono credito e assicurazioni a presentare i valori retributivi più alti per dirigenti (120mila euro) e quadri (56mila), mentre è l'industria a garantire il maggior peso degli aumenti per impiegati (29mila) e operai (24mila euro lordi). Le società di servizi presentano invece valori al di sotto della media nazionale fra dirigenti, quadri e impiegati, mentre commercio e turismo totalizzano i valori più bassi per gli impiegati e gli operai.
Confermata invece la situazione del 2007 per quanto riguarda il differenziale fra le buste paga degli uomini e delle donne: anche nel primo quadrimestre del 2008 le retribuzioni maschili sono cresciute di più di quelle femminili. La differenza di incremento è stata particolarmente elevata per i dirigenti: +6,3% per gli uomini, appena un +1,8 per le donne. Mentre le paghe di impiegati e operai si mantengono a una distanza di circa 2,5 punti, fanno eccezione i quadri, tra i quali sono le donne a presentare un incremento superiore, +5,8%, rispetto al +3,6 degli uomini. «Si tratta - continua Colasanto - di una situazione in controtendenza rispetto ai Paesi del nord Europa. C'è dunque un problema qualitativo da risolvere e che in Italia conferma la disparità di condizioni fra generi nel mondo del lavoro».
Uno sguardo, infine, alla progressione degli stipendi in funzione dell'età, la quale determina un intreccio tra le retribuzioni impiegatizie e quelle operaie: già oltre i 40 anni infatti, la paga media di un operaio supera quella degli impiegati under 30, mentre gli impiegati con età inferiore ai 24 anni percepiscono una retribuzione sostanzialmente simile a quella dei loro coetanei operai. «L'anzianità insomma - conclude Colasanto - finisce per premiare il lavoro operaio, il che conferma come nel nostro Paese l'industria abbia ancora il suo peso e come si faccia ancora fatica a trovare manodopera qualificata in grado di rispondere alle nuove esigenze tecnologiche dell'industria ». Niente di simile, invece, sul fronte di dirigenti e quadri, i cui rispettivi lordi mantengono differenze sostanziali: fra la retribuzione massima di un quadro tra i 51 e i 60 anni e la minima di un dirigente tra i 31 e i 40 il gap, infatti, si mantiene netto (56mila euro contro 99mila).

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