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Trichet: già toccato il fondo, ripresa a fine anno

Dall'inviato Andrea Malan

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7 Settembre 2008

CERNOBBIO - Fiducia in una ripresa economica non troppo lontana e invito a non drammatizzare eventuali scossoni, soprattutto sui mercati finanziari; fermezza su politica monetaria e fiscale e necessità di rilanciare la produttività in Europa. Questa la sintesi del doppio dibattito su «Sviluppi istituzionali, economia e competitività», tenutosi ieri a Cernobbio in occasione del workshop organizzato dallo Studio Ambrosetti.
«L'economia europea ha toccato il fondo, e nell'ultimo trimestre dell'anno arriverà la ripresa», ha detto il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet. Sulla stessa linea il ministro dell'Economia francese, Christine Lagarde, mentre Joaquin Almunia, commissario Ue all'Economia e Finanze, ha detto di aspettarsi «qualche buona notizia all'inizio del prossimo anno, anche se in questo momento è veramente difficile fare previsioni». La commissione Ue dovrà cimentarsi nel difficile esercizio mercoledì a Bruxelles, quando presenterà le stime riviste sull'andamento dell'economia Ue (le ultime, pubblicate ad aprile, vedevano una crescita dell'1,7%). Il presidente José Manuel Barroso ha parlato ieri di una «crescita moderata» e aggiunto: «Speriamo di evitare ogni scenario di recessione». Almunia e la Lagarde hanno sottolineato il peso sulla congiuntura delle tensioni ancora vive sui mercati finanziari. Nel suo intervento, la Lagarde ha detto scherzando che l'economia mondiale doveva passare dal click al brick (dalla new economy al mattone, ndr) ma è invece arrivata al trick, ovvero al trucchetto – sottointeso, finanziario. «Finché non avremo di nuovo la solidità dei mercati finanziari e l'equilibrio dei prezzi immobiliari negli Usa e in alcuni grandi Paesi europei, la situazione economica resterà tesa», è la sua conclusione.


Di pari passo con il peggioramento della congiuntura, negli ultimi mesi si sono moltiplicati gli appelli alla Bce perché cambi rotta sulla politica monetaria. Ma Trichet ha rivendicato ieri le ragioni di fondo della politica di rigore. Due gli argomenti: in primo luogo, dal momento dell'introduzione dell'euro, la politica di attenzione ai prezzi ha portato a una minor volatilità sia dell'inflazione che della crescita. In secondo luogo, tra gli anni 90 e il decennio dell'euro, l'Europa ha goduto dello stesso livello di crescita pro-capite, ma con una minore inflazione e una maggiore crescita dell'occupazione (nel periodo dal 1999 a oggi la crescita pro capite è stata pari a quella degli Usa). Trichet ha ricordato anche un altro vantaggio della politica di rigore contro l'inflazione: tenere basse le attese sui prezzi permette ai Governi di emettere titoli a lunga scadenza a tassi altrettanto bassi. Un discorso che dovrebbe risuonare particolarmente convincente alle orecchie italiane, tanto più in questi giorni in cui i differenziali di tassi di interesse tra Paesi forti e deboli tornano ad allargarsi.

Se la politica monetaria rimarrà di rigore, la Ue raccomanda cautela anche contro l'utilizzo della leva fiscale per rilanciare la crescita. Almunia ha definito «molto positivo» il processo di risanamento dei conti pubblici, ma ha avvertito che «Paesi come la Francia, che restano vicini alla soglia del 3%, devono prestare più attenzione»; «dopo il colloquio con madame Lagarde – ha però aggiunto – sono fiducioso che Parigi resterà sotto il 3% anche nel 2009». La stessa Lagarde ha detto che il Governo sta rivedendo i target dopo il netto peggioramento della congiuntura, e che sarà rivisto al ribasso anche il dato di crescita per il 2009. Quanto all'Italia, Almunia ha ricordato la stima Ue di un deficit al 2,7% del Pil nel 2008 contro il 2,5% previsto da Roma.
In attesa che arrivi la sospirata inversione di tendenza, il primo compito dei politici sarà quello di spezzare il circolo vizioso del pessimismo: «La fiducia dei consumatori è crollata in questi mesi – ha detto Almunia – e il vertice Ecofin di Nizza della settimana prossima dovrà cercare di restaurarla». Come? Servono riforme strutturali, a cominciare da quelle in grado di rilanciare la crescita della produttività; proprio contro l'insufficiente crescita della produttività ha puntato il dito Trichet (si veda anche l'articolo a pagina 2); Almunia ha citato esplicitamente «l'Italia, come del resto la Spagna» tra i Paesi che hanno visto un aumento eccessivo del costo del lavoro unitario («l'Italia è uno dei Paesi con la situazione peggiore), ha messo in guardia contro il possibile insorgere di una spirale prezzi-salari e ha puntato il dito contro la speculazione finanziaria: «Il recente forte calo dei prezzi del petrolio dimostra che dietro ai rialzi c'era anche la speculazione».

andrea.malan@ilsole24ore.com

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