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Crisi, Bankitalia: le imprese
investono e assumono meno

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7 novembre 2008

La crisi economica colpisce il sistema produttivo italiano e aumentano le imprese che tagliano i piani di crescita produttiva per il 2008 e prevedono di diminuire gli investimenti per l'anno prossimo. Lo sostiene la Banca d'Italia nel "Sondaggio congiunturale sulle imprese industriali e dei servizi", un'indagine realizzata tra settembre e ottobre.

Investimenti anemici nell'industria e nei servizi. Nel 2008, secondo la ricerca di Palazzo Koch, la maggioranza delle imprese (61,5%) stima di effettuare una spesa nominale per investimenti fissi sostanzialmente in linea con quella programmata. Tuttavia, diversamente da quanto riscontrato nel 2007, le aziende che dichiarano una spesa per investimenti inferiore rispetto ai piani (21,1%) sono più numerose rispetto a quelle che ne stimano una superiore (17,4%). Questo risultato si verifica sia per l'industria sia per i servizi.

Per il 2009, invece, il 53,6% delle imprese anticipa investimenti invariati rispetto a quelli fatti quest'anno; per il 27,5% delle aziende la spesa sarà in calo e solo per il 18,9% in aumento. La prevalenza delle imprese che stimano una diminuzione della spesa per investimenti rispetto a quelle che ne prevedono un aumento si registra sia nel settore dell'industria in senso stretto (29,7% contro 19,8%) sia nel settore dei servizi (24,8% contro 17,7%). Nel 2007, la differenza tra le quote di imprese che programmavano investimenti in aumento o in diminuzione assumeva invece segno positivo (7,6% per l'industria e 8,4% per i servizi).

Nei primi tre trimestri del 2008, aggiunge Bankitalia, il 34,9% delle imprese ha aumentato il proprio fatturato, mentre il 33,6% ne segnala un calo e il 31,5% la stabilità. La differenza tra le indicazioni di aumento e diminuzione (1,3%) «appare in netto peggioramento rispetto al 2007, quando superava il 30%.

Per un terzo delle imprese ordini in calo. Per gli ordini rilevati a settembre rispetto alla fine di giugno, le imprese che ne indicano un calo sono superiori a quelle che ne indicano un aumento (34% contro 24,6%); le indicazioni di una diminuzione sono lievemente superiori per l'industria (35,7%) rispetto ai servizi (31,7%). Anche per gli ordinativi previsti tra sei mesi, c'è una sostanziale equivalenza tra indicazioni di crescita e decrescita (28,9% contro 27%), «risultato comunque più pessimistico rispetto a quelli degli ultimi anni». La produzione nel quarto trimestre dell'anno, in termini congiunturali e al netto dei fattori stagionali, è prevista in calo dal 28,3% delle imprese e in aumento dal 28,9%, «una stima compatibile con una sostanziale stabilità dell'attività industriale sui bassi livelli del terzo trimestre».

Il deterioramento delle condizioni del credito. Il 43,4% delle imprese italiane sta subendo un deterioramento delle condizioni del credito. Questo peggioramento, spiega Palazzo Koch, «tende ad avere un impatto negativo sulla realizzazione dei piani di investimento». Poco più di un quarto delle imprese (26,4%) - secondo lo studio - ritiene che l'esposizione debitoria nei confronti delle banche diminuirà nel corso dei prossimi sei mesi, mentre il 23,7% ne stima un aumento.

Oltre la metà delle imprese che denuncia il deterioramento in atto ha menzionato fra i motivi «un peggioramento delle condizioni di costo o garanzia sui nuovi finanziamenti e più di due terzi ha rilevato un incremento del tasso su prestiti già concessi». Tra le aziende a cui non sono state accettate richieste di finanziamento (8,3%), conclude Bankitalia, «quasi due terzi dichiarano di aver compiuto nel 2008 investimenti minori rispetto a quelli preventivati, contro il 21,1% del complesso delle imprese e il 17,5% di quante non hanno riportato un peggioramento delle condizioni di credito».

Aumentano nel 2008 le imprese in perdita. Nel corso dell'anno dovrebbe salire al 17%, si legge ancora nel rapporto di Palazzo Koch, la quota di imprese italiane in perdita. La quota di imprese «che prevede di conseguire un utile nel 2008 è ancora alta (63,8%) - sottolinea Bankitalia - ancorché in diminuzione rispetto al 2007. Per contro, sale la percentuale delle aziende che prevedono una perdita (17% contro l'11,2% del 2007)». I risultati attesi sono tuttavia «lievemente migliori nell'industria in senso stretto rispetto ai servizi".

Occupazione in calo, salari con il freno a mano tirato. Nel 2008 l'occupazione calerà in un'impresa su cinque (20,8%), dice ancora il sondaggio della Banca centrale. La maggior parte delle imprese (60%) «ritiene che i livelli occupazionali rimarranno invariati nella media del 2008, rispetto all'anno scorso, mentre si equivale il numero di quante prefigurano un incremento (19,2%) con quante ne anticipano una diminuzione (20,8%)». Aumenti salariali aggiuntivi rispetto ai contratti nazionali - aggiunge Palazzo Koch - hanno interessato il 46,3% degli addetti, contro il 42% nel 2007. La quota sale al 50,9% nell'industria in senso stretto (dal 44% dell'indagine precedente), mentre è pari al 42,1% nei servizi (dal 39,9%). Questi aumenti, »più frequenti al crescere della classe dimensionale dell'azienda, per quasi tre quarti degli occupati dipendenti sono stati inferiori al 2%, e per un terzo all'1%».

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