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La crisi con gli occhi delle famiglie

di Fabio Pammolli e Nicola C. Salerno*

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23 dicembre 2008

L'ISTAT diffonde la quarta indagine campionaria annuale sul reddito e sulle condizioni di vita delle famiglie italiane. L'ultima parte, "Il disagio economico nel 2007" fornisce uno spaccato critico dell'economia e della società, quello stesso su cui a distanza di alcuni mesi la crisi e la recessione hanno cominciato a far sentire i loro effetti.

Nel 2007, quasi il 46,5 per cento delle famiglie del Mezzogiorno è rimasta impreparata a sostenere spese impreviste di 700 Euro, contro il 30,3 del Centro e il 24,9 del Nord. Percentuali tutte molto elevate, cui si deve aggiungere la constatazione di un profondo divario nelle condizioni familiari tra il Mezzogiorno e il resto del Paese. Nella media Italia, il 32,9 per cento delle famiglie non riesce a fronteggiare una spesa imprevista di 700 Euro.

Nel 2007, il 22 per cento delle famiglie del Mezzogiorno ha avuto molta difficoltà nell'arrivare alla fine del mese, in crescita rispetto al 21,6 del 2006. In crescita anche le percentuali del Centro e del Nord: da 12,5 a 13,2 il primo, da 10,7 a 11,9 il secondo. Nella media Italia, il 15,4 per cento delle famiglie si è scontrata col problema della "quarta settimana", in crescita rispetto al 14,6 del 2006.

Se si passano in rassegna le voci di spesa più essenziali, il 2007 ha portato con sé un deterioramento si livelli già critici nell'anno precedente. Il 5,3 per cento delle famiglie ha dovuto razionare le spese per generi alimentari, contro il 4,2 del 2006; l'11,1 non ha avuto disponibilità sufficienti per tutte le spese mediche, contro il 10,4 del 2006; il 16,9 ha dovuto razionare gli acquisti dei vestiti, contro il 16,8 per cento del 2006. Anche in questo caso, l'analisi per ripartizione territoriale vede il mezzogiorno con incidenze dell'indigenza doppie rispetto al Centro e al Nord.

Colpisce, in particolare, il fatto che le percentuali mostrino una variabilità contenuta rispetto alle caratteristiche del nucleo familiare, soprattutto se si guarda ai razionamenti nella spesa per generi alimentari e per le cure mediche. Ne risulta un Paese in cui le difficoltà delle famiglie si sono espanse e sono condivise da nuclei familiari anche con caratteristiche molto diverse nella commozione numerica e per età e nella tipologia del reddito principale. Anche per quanto riguarda la possibilità di riscaldare adeguatamente la casa, le percentuali sono elevate e in crescita: il 10,4 del 2006 è divenuto il 10,7 nel 2007, con la maggior parte dei bisognosi concentrati nel Mezzogiorno.

Nel complesso, considerata la basilarità dei capitoli di spesa esaminati, le percentuali, soprattutto quelle del Mezzogiorno, già preoccupanti nel 2006, lo sono diventate ancora di più nel 2007. Se per il Centro-Nord si devono riconoscere i segnali di una questione sociale che va affrontata prima che possa assumere dimensioni maggiori, per il Mezzogiorno i numeri - 22 per cento con difficoltà della "quarta settimana", 20,1 impossibilitato a riscaldare adeguatamente la casa, 46,4 incapace di spese impreviste di 700 Euro, 7,3 razionato negli alimenti, 19,4 nelle spese mediche, 26,9 nei vestiti necessari – configurano condizioni da Paese via di sviluppo.

Significativo, pur se disponibile per il solo 2006, anche il dato dell'indice di diseguaglianza di Gini. In Italia la diseguaglianza è crescente passando dalle Regioni più ricche a quelle più povere, e questo aspetto aggrava il divario territoriale, rendendo il tessuto sociale più fragile ed esposto alle fasi negative del ciclo.

Sono queste le condizioni con cui le famiglie italiane si sono confrontate nel 2008, ancor prima dell'amplificazione della crisi. Un quadro difficile, su cui si proiettano le ombre dei primi dati sulla dinamica del PIL, dell'occupazione e della domanda interna ed estera. Gli ultimi dati ISTAT diffusi solo qualche giorno fa descrivono un tasso di disoccupazione nel terzo trimestre 2008 pari al 6,1 per cento e in aumento di 0,5 punti percentuali rispetto al corrispondente trimestre 2007. Per il Mezzogiorno i numeri sono più pesanti: la disoccupazione è aumentata di 0,7 p.p. toccando l'11,1 per cento, e ha raggiunto il 29,9 nella fascia15-24 anni (+0,9) e il 5,8 (+0,4) nella tipologia di lunga durata.

Il 2009 sarà un anno molto duro, ed evidenzierà tutti i limiti strutturali del welfare system italiano e della struttura della produzione, della distribuzione e dei mercati. Le misure adottate dal Governo a favore delle famiglie hanno dovuto scontare i vincoli della finanza pubblica e sono rimaste limitate nell'importo e incerte nella durata. Non si intravedono soluzioni di facile percorribilità, bisogna esserne consapevoli. Bisognerebbe guardare con più ottimismo alla riduzione dei prezzi che si è avviata da un paio di mesi a questa parte. Per l'Italia gli spettri deflattivi rimangono lontani. Il contenimento delle pressioni inflazionistiche, dopo la fiammata dalla fine del 2007 a tutto l'Agosto 2008, sarebbe una boccata d'ossigeno per le famiglie e aiuterebbe la ripresa dei consumi, con effetti anticiclici positivi.

(*direttore e research fellow del Cerm, www.cermlab.it)

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