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Politiche di sostegno, ma senza rinunciare al rigore sui conti pubblici

Di Fabio Pammolli*

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22 gennaio 2008

Qualche giorno fa, con le previsioni macroeconomiche per il 2009 e il 2010 (l'Interim Forecast Report), la Commissione Europea ha descritto uno scenario difficile per tutti i Partner europei. Oggi, il Bollettino Economico della Banca Centrale Europea riporta un'indicazione chiara per i Governi che stanno portando avanti le politiche anticrisi. Da un lato, la fase di disinflazione avviatasi da Ottobre/Novembre 2008 ha permesso alla Banca Centrale di abbassare ai minimi storici il tasso di riferimento, fornendo liquidità ai mercati e riducendo gli oneri di servizio dei debiti pubblici. Ma da sola la leva monetaria non è sufficiente, perché il ciclo negativo ha ormai assunto caratteristiche pienamente keynesiane, con aspettative negative diffuse tra tutti gli operatori, come testimoniano anche gli indicatori dell'OCSE sulle attese delle famiglie e le valutazioni delle imprese sulla stato degli ordinativi. Sono indispensabili politiche reali di sostegno della domanda e della produzione, e su questo punto la BCE concorda con la posizione già espressa dal FMI che, a Dicembre, invitava i Paesi a convogliare risorse su un programma di stimolazione fiscale il più possibile coordinato. Ma la BCE sottolinea anche un vincolo sotto il quale le politiche reali espansive devono il più possibile muoversi. Esse devo rimanere correnti con la sostenibilità dei conti pubblici, e per un duplice motivo: gli interventi di oggi non devono essere finanziati a svantaggio delle generazioni che verranno; e, soprattutto, l'efficacia immediata dello stimolo dipende anche dalla aspettative che gli operatori maturano sulle condizioni di finanza pubblica da qui a uno/due anni. La soluzione è sì quella dello stimolo fiscale, ma con interventi che devono collocarsi in una prospettiva di rigore ed efficienza. La BCE ricorda che tutti i Partner europei sono chiamati a intraprendere, in misura diversa, riforme strutturali che potrebbero essere a impatto nullo o minimo sui conti pubblici e, nello stesso tempo, rilanciare le economie: la modernizzazione del mercato del lavoro verso assetti di maggior flessibilità, la promozione della concorrenza sui mercati dei beni e dei servizi, il rinnovamento dei sistemi di welfare system a sostegno di una economia e di una società più flessibili ma senza rinunciare alle tutele. Al Governo italiano va il merito di aver affermato una posizione di rigore, indispensabile alla luce del livello del debito pubblico e del suo aumento atteso nel 2009 (109,3 per cento del PIL) e nel 2010 (110,3). Non altrettanto si può dire a proposito delle riforme strutturali, a cominciare da quella delle pensioni. È vicino il momento di scelte impegnative e coraggiose. La legislatura è lunga e c'è tutto il tempo per raccogliere i frutti di scelte responsabili.


* direttore del Cerm
Sito web: www.cermlab.it

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