Proseguono le grandi manovre nell'editoria italiana. Dopo i cambi ai vertici del Corriere della Sera e del Sole 24 Ore, è la volta della Stampa. Giulio Anselmi lascia la direzione del quotidiano torinese per tornare all'Ansa, dove è stato direttore dal 1997 al 1999, con la carica di presidente. John Elkann ha deciso di affidare la direzione de La Stampa a Mario Calabresi, attuale corrispondente di Repubblica da New York. ,
Mario Calabresi, nuovo direttore della Stampa al posto di Giulio Anselmi - nominato presidente dell'Ansa- non ha ancora 40 anni, essendo nato a Milano nel 1970. Aveva due anni quando il padre, il commissario Luigi Calabresi, fu assassinato dal terrorismo nel capoluogo lombardo.Dopo aver frequentato a Milano il corso di laurea in storia e la scuola di giornalismo, venne assunto all'Ansa nel 1998 come cronista parlamentare. Dall'Agenzia passò alla redazione politica del quotidiano La Repubblica e quindi alla Stampa. Per il quotidiano torinese, raccontò dagli Stati Uniti gli attentati dell'11 settembre 2001. Rientrato alla Repubblica nel 2002, assunse l'incarico di caporedattore centrale vicario. Dal 2007, sempre per lo stesso quotidiano, ritornò in America per diventare corrispondente da New York. Nel 2007, ha pubblicato il libro autobiografico «Spingendo la notte più in là. Storia della mia famiglia e di altre vittime del terrorismo» (Mondadori), dedicato alle vicende del padre Luigi.
Molti i commenti giunti immediatamente dopo la notizia del ritorno di Anselmi in Ansa. Secondo Giorgio Merlo (Pd), vice presidente della Commissione vigilanza Rai, «Giulio Anselmi alla Presidenza dell'Ansa è una scelta concreta che qualifica la grande tradizione di questa Agenzia italiana e premia un professionista del giornalismo del nostro Paese. Una persona non facilmente condizionabile che continua a interpretare le regole di un giornalismo inattaccabile. Ma, al contempo, non si può non sottolineare il grande ruolo svolto dal Presidente Biancheri che ha sempre declinato il suo dovere professionale in una stagione difficile con grande dignità e rigore morale».