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Affitti in nero, la Guardia di finanza chiede aiuto agli studenti

di Federica Micardi

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24 maggio 2009
(Emmevì)

La Guardia di finanza raffina i controlli sugli affitti in nero agli studenti fuori sede. L'attenzione delle Fiamme gialle si concentra nelle Province dove sorgono i principali atenei. Ogni comando, che è libero di ricorrere a diversi strumenti, cerca spesso la collaborazione di Università, Asl e Comuni. La possibilità di intrecciare le informazioni contenute in diverse banche dati dà un importante contributo. E il fenomeno su cui fare chiarezza è consistente: i giovani che scelgono di studiare fuori dalla Provincia o dalla Regione di residenza superano, secondo un'indagine del Miur (ministero dell'Università e della ricerca) del 2007, il mezzo milione. Una larga maggioranza va alla ricerca di un'abitazione, spesso in condivisione. L'offerta di posti letto da parte degli Atenei riesce a soddisfare a fatica il 10% delle richieste.

La Gdf di Lecce, che già si era attivata con l'università del Sannio per verificare la corretta assegnazione delle prestazioni sociali agevolate, prima ha esaminato 10mila iscritti all'anno accademico 2007-2008, tra borse di studio e riduzione delle tasse di iscrizione; quindi ha rilevato circa il 20% di "anomalie"; infine ha deciso di sfruttare il database universitario ed estendere l'indagine anche agli affitti. Cinquemila studenti hanno ricevuto un questionario da compilare, e in 4mila hanno già risposto sugli affitti negli anni 2005, 2006, 2007 e 2008. A ottobre arriveranno le prime sanzioni ai proprietari «fuori legge». Le domande sono state inviate a un elenco di giovani selezionato sulla base di specifici parametri. Tutto questo grazie alla tecnologia, che ha fornito strumenti importanti alla lotta all'evasione: «Negli ultimi cinque anni - spiegano dalla Gdf di Lecce – grazie all'incrocio delle banche dati viene fatta un'analisi preventiva che permette di andare quasi a colpo sicuro».

Anche a Padova, dove il 70% dei 51.761 iscritti all'università è fuori sede, il Comando provinciale della Gdf il mese scorso ha avviato un'indagine ad hoc sugli affitti in nero, che dovrebbe concludersi entro la fine dell'anno. «Attraverso la collaborazione del comune di Padova e di quelli vicini - spiega il colonnello Ivano Maccani – stiamo incrociando le banche dati delle utenze con quelle delle Asl, dell'Ateneo e dell'Anagrafe tributaria. In questo modo possiamo individuare i casi anomali e concentrarci su quelli». È finita l'era delle indagini a campione, ora dopo un mese e mezzo di analisi preventiva capillare partono i questionari e le convocazioni. «L'indagine riguarda anche gli ex studenti - racconta ancora il colonnello – che sono molto collaborativi, anche perché non devono temere ritorsioni dal proprietario di casa. L'uso del questionario si è già rivelato utile in passato, con un ritorno del 50-60 per cento».

Proprio grazie al questionario le Fiamme gialle di Bologna lo scorso anno hanno scoperto due "palazzinare", madre di 79 anni e figlia medico cinquantenne, proprietarie di un centinaio di immobili affittati per la maggioranza in nero (il 20% a studenti fuori sede, il 40% a immigrati e il restante 40% ad anziani).

24 maggio 2009
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