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Tremonti: «Troppo concentrato il mercato delle banche»

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12 ottobre 2009
Giulio Tremonti (Infophoto)
Italease, sì a aumento capitale da 1,2 mld

«Il sistema bancario italiano è troppo asimmetrico» rispetto a quello industriale, composto da tante piccole e medie imprese. Il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, punta il dito contro le banche colpevoli, a suo dire, di essere «troppo» distanti «dal territorio».
«In Italia il 90-95% del Pil viene da imprese con meno di quindici addetti», mentre «c'è una concentrazione del 30% del mercato in due grandi banche», spiega Tremonti nel corso di un convegno sulle Pmi.
In effetti Intesa Sanpaolo, in particolare, possiede in Italia circa 6.000 sportelli (oltre a 2.000 all'estero) sul totale dei quasi 35.000 sportelli bancari italiani, e una quota di mercato del 17% e 18% nei crediti e nei depositi con la clientela. Unicredit, invece, può contare su oltre 4.700 filiali nel nostro Paese (10.000 comprese le filiali all'estero). Piazza Cordusio e Cà de Sass sono seguite a distanza da un gruppo formato da Mps, Banco Popolare e Ubi con una quota di circa il 20%. I primi cinque gruppi italiani raggiungono così complessivamente oltre il 50%.

Il ministro, che rileva come in altri Paesi ci sia, invece, una chiara simmetria tra grandi banche e grandi industrie, sostiene quindi come il Governo abbia cercato di mettere a disposizione delle imprese «quanto più risorse possibili». In tal senso Tremonti cita la moratoria sui crediti che «funziona ma che certo - afferma - va definita meglio», a seconda delle singole situazioni.

Per il responsabile del dicastero di via XX Settembre non funziona, invece, il canale «dei finanziamenti della Sace e dalla Cassa depositi e prestiti all'economia». Per questo ci vuole la collaborazione delle banche e, a riguardo, Tremonti plaude alle «piccole che stanno facendo molto bene: io credo - argomenta - che sia fondamentale un miglior rapporto con il territorio».
A proposito di istituti di credito, Tremonti, in una conferenza stampa successiva al direttivo di Assolombarda, parlando dei bond governativi e della crisi economico-finanziaria, cita le vecchie cosidette "banche di interesse nazionale", a controllo pubblico (Banca commerciale italiana, Banco di Roma, Credito Italiano, ndr.): «Una volta c'erano le Bin, che magari avrebbero fatto diversamente, e mi sembrava andassero molto bene», dice.
Ma dal ministro arriva anche un forte richiamo al federalismo fiscale, che «è fondamentale per una vita e un sistema più civile per tutti», anche perché l'Italia è l'unico Paese che non lo ha e «ha tutto centralizzato». Si tratta del «punto centrale», e il fatto che in Italia non ci sia è «l'elemento che caratterizza in negativo la finanza pubblica».

Giovedì in Consiglio dei ministri il progetto della Banca del Mezzogiorno. Il progetto Tremonti per l'istituzione della Banca del Sud, o meglio Banca del Mezzogiorno (così è indicata nel provvedimento) sarà portato all'esame del Consiglio dei ministri di giovedì. Martedì i tecnici dei ministeri lo esamineranno in sede di pre-Consiglio. Bond per finanziare progetti di sviluppo e coinvolgimento della rete delle Poste, sono i punti salienti dell'articolato che al Cdm di venerdì scorso ha suscitato una accesa discussione tanto da essere rinviato. Non è piaciuto a diversi membri dell'esecutivo il metodo utilizzato da Giulio Tremonti, di presentare il provvedimento pronto senza averlo discusso preliminarmente. Ma anche il merito avrebbe suscitato perplessità. Concepire la Banca del Mezzogiorno, sarebbe stata l'obiezione dei ministri per gli Affari regionali e dell'Ambiente, Raffaele Fitto e Stefania Prestigiacomo, slegata da un piano complessivo di sviluppo per il Sud, non porterebbe ai risultati sperati. E il piano per il Sud non sarà pronto, a quanto si apprende, prima di qualche mese. E' il ministro per lo sviluppo Claudio Scajola che ci sta lavorando, ma anche gli altri dicasteri chiedono di essere interpellati.
Da parte sua Giulio Tremonti invita a tenere separate le considerazioni sulla Banca del Mezzogiorno, prevista già nel decreto 112 del 2008 (la manovra estiva), da quelle sul piano per il Sud. Il nuovo istituto finanziario è di diritto privato, può contare su un apporto di fondi pubblici (così prevede il decreto 112) di 5 milioni di euro che entro 5 anni dall'operatività della banca é restituito allo Stato. La principale novità è costituita dai bond-Sud, speciali titoli con scadenza non inferiore a 18 mesi e fiscalmente agevolati, che saranno emessi per finanziare i progetti di investimento a medio e lungo termine delle piccole e medie imprese. Sugli interessi si pagherà un'aliquta del 5%, anziché del 12,50% a patto che i sottoscrittori non li cedano prima di 12 mesi dall'acquisto. La Banca del Mezzogiorno potrà contare sugli sportelli delle banche di credito cooperativo e sulla rete delle Poste, la più estesa sul territorio.

12 ottobre 2009
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