Il capo dello stato, Giorgio Napolitano, ha rinviato alle Camere il ddl collegato lavoro chiedendo una nuova deliberazione. A sollevare le perplessità del Colle, come si legge una nota, «è l'estrema eterogeneità della legge e in particolare la complessità e problematicità di alcune disposizioni».

I rilievi del presidente della Repubblica si sarebbero appuntati in particolare sugli articoli 20 e 31 del disegno di legge «che disciplinano – prosegue ancora il comunicato – temi attinenti alla tutela del lavoro, di indubbia delicatezza sul piano sociale». L'articolo 31 del provvedimento, che aveva suscitato polemiche, riguarda il ricorso all'arbitrato nelle controversie tra datore di lavoro e lavoratore in caso di licenziamento senza giusta causa. Le nuove norme, secondo le voci contrarie alla riforma, potrebbero portare ad aggirare l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori che prevede la reintegrazione del lavoratore.

Napolitano, conclude il comunicato, «ha perciò ritenuto opportuno un ulteriore approfondimento da parte delle Camere affinché gli apprezzabili intenti riformatori che traspaiono dal provvedimento possano realizzarsi nel quadro di precise garanzie e di un più chiaro e definito equilibrio tra legislazione, contrattazione collettiva e contratto individuale».
«È nel suo potere rimandare alle Camere, non ho nulla da obiettare», è stato il commento del ministro dell'Interno, Roberto Maroni, mentre il collega Maurizio Sacconi ha precisato che il governo proporrà alcune modifiche «che mantengano in ogni caso un istituto che lo stesso presidente della Repubblica ha apprezzato».

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