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Sacconi: «Sull'arbitrato parti pronte a partire»

di Fabrizio Forquet

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11 marzo 2010

«Vede che anche la ragioneria dice che non c'è copertura?». Il ministro Maurizio Sacconi ha appena ricevuto l'agenzia che riporta i dubbi contabili sull'emendamento bipartisan che prolunga la cassa integrazione ordinaria di sei mesi. «Non c'è copertura e toglierebbe quindi risorse alla Cig in deroga, che ci consente di garantire tutti i lavoratori interessati dalla crisi, non solo quelli delle grandi imprese». Ammortizzatori, ma anche nuove relazioni industriali («le parti sono già in grado di attuare gli arbitrati per equità») e nuova formazione, sono le tre carte su cui punta Sacconi «per un 2010 che sarà l'anno della centrifuga, dopo un 2009 che è stato quello della gelata».

La centrifuga?
Il mondo si è messo in movimento, con grandi spostamenti dei consumi e delle produzioni secondo nuove gerarchie geo-economiche. Questo cambiamento epocale richiede di essere governato sotto vari profili, a cominciare dalle risorse umane. Dobbiamo accompagnare una grande migrazione di lavoratori verso professionalità nuove. Verso i servizi di cura, verso quelli educativi o sanitari, verso il terziario che nasce dal secondario per governare l'internazionalizzazione delle imprese, verso le attività innovative proiettate alla ricerca. E gli strumenti sono gli ammortizzatori sociali per proteggere il reddito nelle fasi di inattività, una vera formazione per adeguare le competenze, diffusi servizi di incontro la domanda e l'offerta di lavoro.

Mi permetta: e la polemica nella maggioranza sull'estensione della Cig ordinaria?
Le sto parlando anche di questo: dobbiamo confermare gli strumenti ordinari e "in deroga" di cui disponiamo perché potenzialmente proteggono tutti i lavoratori dipendenti. Da qui il mio intervento contro quell'emendamento.

Quella norma prolunga una tutela...
Non è come appare. Con tutte le parti sociali, tranne la Cgil, da tempo si era concordato che fosse più opportuno disporre con ampiezza della cassa integrazione in deroga, che è rivolta ai lavoratori di tutte le dimensioni e tipologie di impresa, piuttosto che spostare risorse sulla Cig ordinaria, uno strumento destinato, come si sa, soprattutto a grandi e medie imprese della sola industria. D'altronde per questi lavoratori ai 12 mesi della Cig ordinaria si possono aggiungere altri 12 mesi della Cig straordinaria, che è stata semplificata fino a renderla uguale a quella ordinaria. Successivamente si può usare per 8 mesi la cassa in deroga e poi tornare ad altri 12 mesi di cig straordinaria semplificata. Come vede non ci sono teorici limiti temporali se non quelli del buon senso per evitare abusi o fenomeni di deresponsabilizzazione. Altro che 18 mesi.

Ora ci sono anche i dubbi sulla copertura.
Certo, l'emendamento richiede, secondo la Ragioneria, una copertura per maggiori oneri pari a quasi 850 milioni su base annua, in termini di saldo netto da finanziare. Il bilancio per il 2010 permetterebbe di prenderli solo dal fondo ammortizzatori in deroga, ma questo, come dicevo, porterebbe a irrigidire le risorse disponibili sui soli lavoratori delle grandi e medie imprese industriali. Per il 2011, poi, il bilancio attuale non prevede nemmeno risorse per gli ammortizzatori in deroga, che dovranno essere trovate con la prossima finanziaria.

Eppure in commissione Lavoro quella norma è stata votata un po' da tutti.
La commissione ha probabilmente sottovalutato gli oneri e la composizione del bilancio. Peraltro ricordo ai colleghi di maggioranza che sugli ammortizzatori, non da oggi, si è verificato un dualismo tra la piattaforma riformista, dove il governo si incontra con la Cisl, la Uil, l'Ugl, la Cnfsal e tutte le parti datoriali e, dall'altra parte, la Cgil, il Pd e la direzione risorse umane della Fiat, che hanno sempre chiesto di irrigidire le risorse sulla cassa integrazione ordinaria.

Sulla riforma della formazione, però, la Cgil ha votato con gli altri sindacati.
Quella è un'intesa importante. Se dobbiamo accompagnare la migrazione dei lavoratori verso i nuovi mestieri dobbiamo riuscire davvero a organizzare in modo efficiente la spesa per la formazione.

In che modo?
Usando bene i 2 miliardi e mezzo che sono a disposizione delle imprese e delle regioni. Sono molti soldi. Io sono da pochi giorni coordinatore del gruppo dei ministri del lavoro del Ppe. Anche in questa veste ho chiesto un uso più flessibile del fondo sociale europeo, c'è troppa rigidità: la programmazione del fondo è stata fatta nel 2007 per i successivi sette anni, ma già oggi siamo in un altro mondo. Dobbiamo evitare quello che è accaduto nel 2009, quando il fondo è stato utilizzato in Europa il 20% in meno rispetto all'anno precedente nonostante la crisi e la disoccupazione.

  CONTINUA ...»

11 marzo 2010
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