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Pioggia d'accuse dall'Europa

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Mercoledí 21 Aprile 2010

NEW YORK. Dal nostro corrispondente
La partita politica su Goldman e sulle riforme per il settore finanziario è sempre più tesa e difficile. I repubblicani al Senato ieri hanno detto con non romperanno i ranghi di fronte alle pressioni populiste di un'amministrazione che strumentalizza a suo vantaggio le accuse della Sec contro Goldman Sachs. Tutti e 41 i senatori repubblicani hanno firmato una lettera in cui affermano di essere contrari alla proposta di riforma del senatore democratico Christopher Dodd nella sua forma attuale. Dodd, il capo della commissione bancaria al Senato, vuole imporre limiti alle attività delle banche e chiede un ridimensionamento di certi istituti per evitare di trovarsi di nuovo in una situazione in cui ci siano banche «too big to fail», troppo grandi per poter fallire. Anche Ben Bernanke il presidente della Fed, si è trovato d'accordo su questo punto: «L'idea di separare e ridimensionare le grandi banche è nell'insieme costruttiva» ha detto nella sua audizione di ieri al Congresso.
Ma i repubblicani resistono. Persino Susan Collins, una moderata del Maine che sembrava potesse cedere alle lusinghe di Barack Obama e unirsi ai 59 voti dei democratici ha fatto marcia indietro. Dopo un incontro con il segretario Geithner ha detto che senza cambiamenti voterà a favore dell'ostruzionismo. Non solo, la polarizzazione in vista delle elezioni di novembre ha pervaso la stessa Sec, l'equivalente della nostra Consob. Al momento del voto per approvare o respingere le procedure proposte dallo staff contro Goldman, il consiglio si è spaccato. Dei cinque membri, i tre democratici, inclusa la presidente Mary Schapiro hanno votato a favore, i due repubblicani contro. È molto raro che una proposta di azione giudiziaria raccomandata dagli inquirenti non raccolga l'unanimità. E dunque queste rivelazioni rafforzano la tesi di Goldman Sachs e dei repubblicani. Alla base delle accuse della Sec ci sono motivazioni politiche: si cerca di mostrare al grande pubblico il pericolo a cui è esposto l'americano medio per rafforzare le proposte di riforma dei democratici e mettere allo stesso tempo nell'angolo i repubblicani.
Ma le posizioni si irrigidiscono sempre quando ci si trova nelle fasi finali di un negoziato per definire il profilo competitivo di un settore chiave per gli Stati Uniti d'America, quello finanziario. Proprio ieri i negoziati sono ripresi per cercare un compromesso, anche se i democratici insistono: cederanno pochissimo e potrebbero già andare al voto giovedì, in coincidenza con un atteso discorso del presidente Barack Obama a New York, proprio sulla necessità di approvare la «sua» riforma finanziaria. In questo contesto ieri pomeriggio si è aperto uno spiraglio. Mitch McConnell, il capo della minoranza repubblicana al Senato ha detto di essere «rincuorato dalla notizia che un negoziato bipartisan è ripreso in totale onestà». E ha detto che i repubblicani restano aperti alla possibilità di modifiche dell'attuale proposta: chiedono ad esempio l'eliminazione di un fondo da 50 miliardi di dollari per aiutare aziende o banche che siano entrate in bancarotta. Dicono che la creazione di questo fondo potrebbe portare a comportamenti ancora più spregiudicati. In teoria la distanza fra le due parti politiche non è enorme: su 12 capitoli principali di riforma, i repubblicani ne contestano due. Ma sono due capitoli importanti, quello per la creazione di un'agenzia per la protezione dei consumatori, e per la forte separazione fra le attività operative delle banche, in particolare fra attività di trading e quelle commerciali.
Ma c'è un altro risvolto politico nella questione Goldman Sachs, in arrivo di nuovo dall'Europa. Giorni fa abbiamo appreso di alcune lamentele europee nei confronti di Goldman. Ieri sono arrivate le cannonate: il leader liberale britannico Nick Clegg, ha chiesto che Goldman sia sospesa nel suo ruolo di consigliere del governo. Clegg è irritato per le perdite di 841 milioni di dollari della Royal Bank of Scotland nei suoi affari con Goldman; perdite che hanno imposto l'intervento del governo. Lo stesso vale in Germania: Frank Schaffer, un deputato alleato di Angela Merkel, ha chiesto di congelare le relazioni con Goldman fino a quando la situazione non si sarà chiarita. Goldman ha relazioni con quasi tutti i governi europei, e ha stabilito importanti rapporti personali e di lavoro con alcuni degli ex leader storici europei. Non ha aiutato ovviamente il ruolo giocato dalla banca nello strutturare certe operazioni finanziarie per conto della Grecia: il marcio nascosto sotto il tappeto è poi esploso. E sembra che anche in quel caso Goldman avesse giocato contro lo stesso prodotto che aveva costruito.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
M.P.

Mercoledí 21 Aprile 2010
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