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Hotel di lusso in stile Armani

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Mercoledí 28 Aprile 2010

Paola Bottelli
Capelli biondi raccolti e tailler sobrio, Oana Matei, romena poliglotta presto cittadina italiana, accoglie gli ospiti dell'Armani Hotel Dubai nella lobby dominata da una maxiscultura in metallo bronzeo: «Un omaggio alla cupola delle moschee» dice Giorgio Armani, che l'ha scelta, stilizzata, come logo del suo primo albergo, dieci piani dei 154 del Burj Khalifa, l'edificio più alto al mondo (828 metri), realizzato da Emaar Properties, che ha sviluppato dal nulla in quattro anni un nuovo quartiere, Downtown Dubai, e sta investendo oltre 65 miliardi di dollari in 17 paesi, nel settore residenziale e nel retail.
Come il logo-cupola, anche Oana è una creazione di "king" George, che ha voluto uno staff di lifestyle manager, una trentina di persone inclusi gli assistenti che 24 ore su 24 anticipino bisogni e desideri di visitatori disposti a pagare per le 160 stanze da un minimo di 800 euro a notte fino ai 13mila della suite che lo stilista ha occupato personalmente la notte prima dell'inaugurazione (395 metri quadrati con vista verso il mare). Cifre alte se comparate con la media dei ricavi per camera di Dubai che, secondo Deloitte, è stata nei primi undici mesi del 2009 di 163 dollari, in calo del 32,3% rispetto allo stesso periodo del 2008; ma, in assoluto, non il top, se non per le suite, in concorrenza diretta con la "vela" del Burj al Arab di Jumeirah.
«Non saremmo qui se Mohamed Alabbar, Ceo di Emaar Properties, non fosse volato da me a Milano cinque anni fa dandomi carta bianca: ero perplesso, perché in Medio Oriente fa tendenza uno stile ridondante alla Las Vegas, l'esatto opposto del mio che punta alla sottrazione. Il progetto è stato impegnativo, perché volevamo qualcosa da ricordare: una giacca, secondo la stampa, dopo sei mesi è out, ma non può essere così per un hotel. L'impegno è maggiore, e pure il rischio: per questo mi piace».
Prima di firmare il contratto con Emaar, comunque, lo stilista ha "sottoposto" Alabbar a decine di incontri per spiegargli il suo stile di vita: «Sono stato alle sue sfilate, sul suo yacht, nelle sue case in giro per il mondo, in cucina. E controllava se mi allenavo in palestra tutti i giorni come lui», ride Alabbar. A quel punto Armani, alle soglie dei 76 anni e «per nulla intenzionato a vendere l'azienda», si è rimesso in gioco disegnando il concept, prevalentemente "greige", il colore inserito nella tavolozza: dai ristoranti alle amenities nelle camere («Purtroppo non sono riuscito ad avere i saponi neri, perché pare che non si possano produrre», dice rammaricato), passando per gli armadi rivestiti in pelle verde lavorata da artigiani fiorentini e per le inedite tecnologie studiate con Samsung.
Quello che interessa ad Alabbar, 42enne laureato negli States e a capo della Emaar, quotata alla Borsa di Dubai, ora in fase di rimbalzo dopo un 2009 complicato dalla crisi finanziaria internazionale, è proprio la creazione di uno lifestyle legato al lusso accessibile e declinato in ristoranti, Spa, night lounge, club per 300 soci, galleria con negozi Armani Dolci, Fiori e Privé, ed enorme ballroom, dove ieri sera è stata ospitata la sfilata di haute couture.
Il target dell'hotel? Clienti provenienti per metà dal mondo arabo, visto che Dubai continua a essere il centro nevralgico del trading di materie prime dell'Africa, dei traffici marittimi e dei mercati finanziari, oltre che del divertimento nei week end per i residenti di tutta l'area, ma anche businessmen occidentali e turisti interessati a "scatenarsi" nel Dubai Mall, il più grande shopping center del mondo, sempre di proprietà di Emaar. Proprio i turisti, secondo il Dtcm di Dubai, sono aumentati nel 2009 del 4,7%, dopo il forte calo dell'anno prima, raggiungendo un record di 3,8 milioni nel quarto trimestre.
«Emaar - spiega Alabbar - ha investito 1,5 miliardi di dollari per l'intero progetto del Burj Khalifa, che ospita l'Armani Hotel, un'attività ad alta intensità di capitale che raggiungerà il breakeven in otto anni. Ma noi non abbiamo fretta e intanto pensiamo alle ulteriori tappe: l'hotel di Milano e poi le residenze a Marrakech e Marassi, in Egitto». E i dieci progetti da lanciare in dieci anni, presentati alla firma dell'accordo? «L'economia - conclude Alabbar - si sta risollevando in tutto il mondo: pianificheremo meticolosamente i nostri sviluppi immobiliari».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
LIFESTYLE
È uno stile di vita quello che Armani ha espresso nel progetto dell'hotel di Dubai, realizzato con Emaar Properties. Qui sopra, l'edificio, che con 828 metri è il più alto al mondo; a destra lo stilista con Mohamed Alabbar, Ceo di Emaar, e a fianco un particolare della hall. A sinistra, un'altra immagine delle sale dell'hotel, che ha 160 stanze e una suite

Mercoledí 28 Aprile 2010
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