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Riparte la formazione

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Mercoledí 28 Aprile 2010

PAGINA A CURA DI
Antonietta Demurtas
«Il 2010 è un anno più impegnativo rispetto al 2009 per le persone, per questo dobbiamo investire nelle competenze, nella formazione». Anche il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, intervenendo in un recente incontro sul mercato del lavoro ha messo l'accento sul fatto che la formazione non rappresenta un costo ma un vero valore aggiunto, in grado di contribuire al successo di un'azienda. Per questo sono sempre più numerose le imprese, grandi e piccole, che contano al loro interno dipendenti impegnati in corsi di formazione. Così risulta anche dai due sondaggi che Il Sole 24 Ore ha chiesto di realizzare, tra gli iscritti, all'Associazione italiana dei direttori del personale (Aidp) e ad Hrc, la business community che riunisce tra i loro soci Hr director e amministratori delegati. Alla domanda: i manager delle vostre aziende hanno svolto corsi e attività di formazione durante quest'ultimo anno? L'87,3% degli associati che hanno partecipato al sondaggio Aidp (facenti capo a 63 aziende) risponde sì, solo il 12,7% dice no. Corsi che per il 71,4% sono stati suggeriti e sostenuti dall'azienda. «Se nella prima fase della crisi erano tutti attenti a ridurre i costi aziendali e quindi c'è stato un rallentamento sui temi della formazione, ora si cominciano a vedere dei miglioramenti - commenta Roberto Savini Zangrandi, presidente Aidp - quasi il 90% delle aziende fa, infatti, formazione, e non solo legata alle competenze specifiche di ogni impresa, ma tecnologica. Soprattutto le piccole hanno bisogno di aggiornarsi sull'uso delle nuove tecnologie sempre più fondamentali per comunicare le proprie competenze al mondo esterno. La velocità di cambiamento dell'informatica richiede formazione continua». Gli fa eco il presidente di Hrcommunity Giordano Fatali: «Se prima la formazione era qualcosa che «si doveva fare», nell'ultimo periodo essa ha assunto un ruolo di primo piano, perché ha saputo legarsi alla necessità, avvertita da molti ruoli aziendali, di adattarsi e reagire al cambiamento, agli stimoli esterni. Questo viene dimostrato dal fatto che, nella instant survey Hrc, che ha coinvolto 270 tra direttori Hr e responsabili formazione, l'81% delle aziende, nonostante abbia risentito della crisi non ha rinunciato alla formazione per i suoi lavoratori, ma anzi, il 38% ha addirittura aumentato gli interventi formativi». Dall'indagine emerge che negli ultimi dodici mesi, il ricorso alla formazione è stato, rispetto all'anno precedente, sostanzialmente costante per 34% degli intervistati. Ma ci sono buoni segnali di sviluppo: nel 38% delle aziende, infatti, le possibilità per i dipendenti di svolgere attività formative è aumentata, mentre solo nel 19% dei casi è diminuita.
Di che tipo di attività formativa si tratta? La maggioranza delle aziende che hanno risposto (30%) hanno privilegiato le lezioni in aula, che rappresentano lo strumento formativo più tradizionale, incentrandole su obiettivi di apprendimento che sono soprattutto di tipo cognitivo. A seguire, i corsi di formazione più utilizzati sono il training on the job (nel 24% dei casi) e l'e-learning (17%). Quest'ultimo garantisce un'attività di formazione sfruttando le tecnologie informatiche ed è particolarmente utile, spiegano ad Hrc, nelle realtà multinazionali, in quanto permette all'azienda di mettere a disposizione dei dipendenti dislocati in Paesi distanti tra loro dei corsi di formazione condivisi. Esigenza confermata anche dal sondaggio Aidp: «É soprattutto la formazione rivolta all'integrazione quella che tutti mettono al centro - spiega Zangrandi - la distanza geografica e/o culturale dei dipendenti, che spesso parlano diverse lingue, vengono da diversi paesi e hanno differenti esperienze professionali, richiede corsi di comunicazione, di problem solving e di project management che permettano a qualsiasi buona idea di diventare progetto». Competenze aggiornate, quindi, ma anche corsi di coaching per saper capire e sfruttare al meglio il proprio ruolo, sebbene per Hrc questi siano meno impiegati da parte delle aziende: (10%), così come la formazione esperienziale (11%), il mentoring/tutoring (6%) e i master/summer school (2%).
Nel 58% dei casi Hrc segnala come i costi siano interamente a carico dell'azienda, mentre nel 42% sono finanziati attraverso lo strumento dei fondi interprofessionali. Ma questi, lamentano da Aidp «sono ancora troppo pochi e poco accessibili perché – come commenta Zangrandi - c'è poca informazione e molta burocrazia, ne servono di più, in modo che aiutino le imprese a gestire e organizzare la formazione». Per quanto riguarda i periodi dedicati alla formazione, dai due sondaggi emerge come essa non sia legata a un tempo particolare: si fa quando serve, «anche se ancora alcune aziende usano parte delle ferie del personale per fare corsi di formazione e abbattere i costi. Così come sono molti i dipendenti che, consapevoli dell'importanza della formazione, sacrificano parte delle loro ferie per studiare», racconta Zangrandi. «Un sacrificio di cui sono consapevoli sia le aziende che i singoli professionisti, - aggiunge Fatali - i quali decidono autonomamente di provvedere alla loro crescita professionale attraverso la frequenza di corsi di alta formazione manageriale o business school nel tempo libero dal lavoro, perché una solida formazione contribuisce a prevenire l'obsolescenza professionale». Sarà forse per questo che secondo il sondaggio Aidp il 79,3% dei partecipanti hanno in programma di svolgere attività formative nei prossimi mesi, in particolare durante l'estate. Di queste attività formative però solo il 50,8% saranno interamente finanziate dall'azienda, per metà il 20,6% mentre l'11,1% non la vedono coinvolta.
  CONTINUA ...»

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