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Ubs: rischio contagio per due anni

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Giovedí 29 Aprile 2010


La crisi della Grecia può avere effetti anche nei prossimi anni. Ne è convinto George Magnus, senior adviser di Ubs con una vocazione di maitre a penser della finanza che coltiva – quando non incontra i clienti – scrivendo libri.
Lo spettro di un altro debito assilla i mercati, quello sovrano.
La saga della Grecia deve essere di lezione: è piccola ma indica un problema. La Spagna è il grande paese da tenere sotto osservazione per verificare il pericolo di un contagio. Ma anche nei confronti di paesi quali Stati Uniti e Gran Bretagna i mercati potrebbero perdere la pazienza. Una crisi valutaria o obbligazionaria potrebbe costringerli a prendere iniziative.
E l'Italia?
L'Italia non è assimilabile alla Grecia e neppure alla Spagna. Il suo elevato rapporto tra debito e Pil è un problema di legacy, di eredità. La sua posizione strutturale è più forte di quella di molti membri del G20.
Ma quanto è grave oggi il rischio contagio?
Potrebbe anche non verificarsi subito, ma esiste nei prossimi due anni. Ad esempio se la situazione in Grecia continuasse a peggiorare, con default o ristrutturazioni del debito.
Qual è il suo pronostico per la crisi ad Atene?
Esiste un immediato problema di liquidità, che può essere affrontato con fondi per il roll over del debito. Questo, tuttavia, non risolverà i due problemi più seri. Il primo, se la Grecia saprà realizzare una drastica politica di austerità senza scatenare rivolte sociali e terremoti istitutizionali. Il secondo riguarda la posizione di Berlino davanti a simili crisi. La Germania in qualità di principale paese creditore nell'Unione Europea ha un ruolo nel risolvere le difficoltà di altri. Ma il messaggio dei tedeschi sembra essere: dovete essere tutti come noi, frugali, risparmiatori. Non si possono però avere solo paesi creditori, occorre equilibrio.
Come si è comportata finora l'Europa nel suo insieme sul caso Grecia?
L'Unione Europea non ha affatto gestito bene la crisi. È imbarazzante che non abbia saputo fare i conti con la sfida. Manca un meccanismo per affrontare il problema delle regioni più svantaggiate oppure in difficoltà.
Rischiamo ricadute globali della crisi?
La bufera finanziaria è passata ma i problemi legati al debito, che l'hanno provocata, non sono svaniti. Non credo avremo una ripetizione del passato, del crollo delle banche, perché i governi hanno creato gran liquidità e meccanismi per il rollover dei debiti. Il potenziale per turbolenze finanziarie è però elevato. Il debito è ancora in fase di ristrutturazione, molto andrà distrutto e questo richiederà anni.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Giovedí 29 Aprile 2010
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