«Finché i mercati possono andare short sui titoli di stato, puntando sul loro ribasso, si comportano come lo scorpione del famoso apologo: che punge la rana che lo aiuta ad attraversare il fiume, anche se ci rimette la vita. Semplicemente perché è la sua natura». A sostenerlo è un gestore (che preferisce l'anonimato) che così spiega come si debba metter in conto che le cose possano andare male.

Tanto da rimettere in discussione l'idea stessa di un rifugio nel mercato. Già, si fa presto a dire rifugio: la débâcle di borsa ha spinto ieri gli investitori a cercare ricetto sotto il magro ombrello offerto dai titoli governativi europei, che rendono ormai meno dell'1% a due anni. La discesa del rendimento del Bund tedesco – 20 punti base in un giorno, +1% circa di prezzo – pone interrogativi a professionisti e privati: come evitare di finire dentro una nuova possibile spirale come la crisi del credito dell'autunno 2008? Su un punto tutti concordano: per ora la soluzione è stare alla larga dai titoli a lunga a posizionarsi sul breve termine.

«Se cerchi sicurezza nell'area euro vanno bene titoli tedeschi, francesi, olandesi o finlandesi – dice Angelo Drusiani, esperto obbligazionario di Albertini Syz – ma solo le scadenze biennali e comunque pronti a uscire prima della scadenza; i titoli a 5 anni rendono il 2% ma il rischio è eccessivo oggi. L'extrarendimento può arrivare se si sceglie di investire in valuta straniera: i titoli a brevi statunitensi o norvegesi, ad esempio, anche se poco diffusi. Si può scommettere anche su Canada, che segue gli Usa da vicino, oppure su Australia e Nuova Zelanda, che in parte potrebbero beneficiare ancora del rialzo delle materie prime».

Una tattica, ma valida fino a quando? Perché non basta rifugiarsi sotto il Bund tedesco a 2 anni. «Basta un solo cadavere nei paraggi – dice Fabrizio Biondo, Chief investment officer del fondo hedge Swan – e anche gli altri sono sotto scacco: i venti di tempesta sui bilanci pubblici in Europa sono appena iniziati. D'altronde i governi europei hanno distrutto vent'anni di convergenza dei bilanci pubblici, assumendosi i rischi dei privati. Creare inflazione da parte della Bce sarà l'unico modo per allentare la morsa del debito e uscire dalla crisi. Che fare intanto? Spostarsi su altre valute: il dollaro ha un buon upside potenziale e il franco svizzero ha superato la fase più critica e beneficia di un indebitamento ridotto.

Nel Regno Unito la situazione è complicata, visto l'alto indebitamento privato e un sistema previdenziale a prestazione definita che assume su di sé i rischi. Ma sono convinto che dopo le elezioni riusciranno a mette in piedi un pacchetto molto aggressivo». Suonerà anche a Francoforte l'"Arrivano i nostri"? «Solo la Bce può asciugare la speculazione dal mercato», concorda Fabrizio Fiorini, gestore obbligazionario di Aletti Gestielle. «Se interviene assumendo il rischio di ultima istanza, trasferendolo alla moneta e quindi all'inflazione, i periferici potranno recuperare e allineare i rendimenti dei loro titoli governativi ai fondamentali.

Servono però fatti, non parole: la risposta politica alla crisi greca è arrivata fuori tempo massimo e i mercati hanno iniziato ad attaccare gli altri titoli governativi, contagiando tutta l'area. Se l'intera eurozona verrà messa in discussione, solo il cash, il Bund a breve, si salverà. Ma allora in quel caso i problemi saranno altri».

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