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Ma Bernabè dice no alla newco

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Sabato 08 Maggio 2010

Antonella Olivieri
L'iniziativa degli operatori alternativi ha senz'altro il merito di smuovere le acque. Ma ammettere che difficilmente il progetto potrà decollare senza la partecipazione dell'incumbent è un bagno di realismo. La questione dunque è: ma Telecom Italia ci sta? Al di là delle formule diplomatiche, quel che risulta a «Il Sole-24Ore» è che non c'è né la volontà di condividere la rete, né di partecipare al capitale di una società per la fibra in "condominio". Collaborare sì, insomma, ma ognuno padrone a casa sua.
Con queste premesse, non si capisce come potrebbe decollare una società della rete di nuova generazione che veda la partecipazione di Telecom a un terzo del capitale, come ipotizzato dagli Olo. La logica dice che gli interessi dell'incumbent sono difficilmente conciliabili con quelli dei tre operatori che hanno avanzato la proposta. Né Fastweb, né Wind, né Vodafone hanno il rame, che è invece l'ossatura portante dell'infrastruttura esistente di proprietà Telecom, mentre qualcuno possiede fibra a livello locale.
L'unica controproposta, giocata in anticipo dall'a.d. di Telecom Franco Bernabè con un'intervista al quotidiano «La Stampa», è quella di collaborare (non si parla comunque di società in comune) per lo switch-off dal rame alla fibra a Milano in vista dell'Expo, operazione che richiederebbe tempi brevi considerato che c'è già una buona base da cui partire. Proposta che ieri ha trovato accoglienza fredda da parte degli operatori alternativi: del resto Milano è la "capitale" per Fastweb, che lì ha il grosso dei suoi investimenti.
Il gruppo guidato da Bernabè non vuole esprimersi ufficialmente su un progetto che non è stato ancora presentato a Telecom. Ma a parlare sono i piccoli azionisti della società, in buona parte dipendenti ed ex dipendenti, che col motto «non prendiamo lezioni da egiziani, inglesi e svizzeri», bollano come «provocazione» l'iniziativa dei tre operatori volta «a forzare a loro vantaggio l'apertura nella rete di accesso di Telecom Italia a condizioni ancora più vantaggiose», rinfacciando che in Svizzera il canone dell'unbundling è di 4 euro superiore a quello dell'Italia, che è tra i più bassi dell'Europa. Valutazioni di parte, ovviamente, forse un po' ingenerose. Ma nel merito, Asati sostiene che il piano aggraverebbe il digital divide tra nord e sud del paese, e tra città e città. Infine, sostengono i piccoli azionisti rivestendo il ruolo di "avvocati" del gruppo, «solo Telecom può garantire l'unicità di architetture, progettazione e sviluppo della rete di nuova generazione su tutto il paese, ovviamente con il contributo degli asset degli operatori alternativi, sia nazionali sia regionali».
Sia come sia, è chiaro che la questione non potrà risolversi in una diatriba tra operatori: al tavolo c'è anche la politica, con l'handicap che nessuno degli interlocutori è più pubblico.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Sabato 08 Maggio 2010
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