Maria Cristina Origlia
In quasi tutta Europa oggi l'ufficiale giudiziario è un libero professionista che lavora in autonomia, con competenze extragiudiziali per alcune materie e sotto l'autorità giudiziaria per altre.
L'allineamento dei Paesi Ue in materia di esecuzione delle decisioni giudiziarie e di organizzazione degli ufficiali giudiziari secondo criteri condivisi, si è verificato sotto preciso input del Consiglio europeo. L'adeguamento a uno standard comune è considerato un passo necessario per garantire la collaborazione transfrontaliera e rendere effettiva la libera circolazione delle sentenze civili, avviata con l'istituzione nel 2002 del Titolo esecutivo europeo (Tte).
In Italia, per ora, non ci sono novità. Gli ufficiali giudiziari rimangono funzionari del ministero della Giustizia, regolamentati da un ordinamento del 1959, con diverse anomalie. Ad esempio, pur essendo dipendenti pubblici, non sono vincolati a un orario di lavoro, sono sostituti d'imposta, sono obbligati a utilizzare l'automobile privata, la loro retribuzione si basa sulla quantità di trasferte effettuate, indipendentemente dall'esito. Di fatto, non sono incentivati alla produttività e le norme farraginose del processo esecutivo non aiutano a renderne efficace il lavoro.
Una proposta di riforma della professione in linea con gli altri paesi europei c'è, ma langue da quasi due anni in Commissione Giustizia del Senato. Dal 2008 sono state indette tre audizioni, in cui l'Auge Italia, Associazione ufficiali giudiziari in Europea, i sindacati e l'Ivg (Istituto vendite giudiziarie) sono stati invitati a documentare la situazione con dati alla mano.
«Il problema - dichiara Filippo Berselli, che ha presentato la proposta - è la posizione fermamente contraria dei sindacati e di conseguenza dell'opposizione» che il 27 gennaio 2010 ha presentato un Ddl che va in direzione opposta. «A questo punto, per procedere ho bisogno dell'appoggio esplicito del Governo - lamenta il senatore -. Attendo a breve una risposta ufficiale dal ministro Alfano».
Le ragioni della presa di posizione dei sindacati riguarda la tutela dei lavoratori, ma con delle differenze. Mentre la Uil è del tutto contraria, la Cisl - che dichiara 400 iscritti su 3.500 ufficiali giudiziari attivi - ha appena diramato un comunicato di tono diverso.
«Abbiamo chiesto l'apertura - spiega il segretario nazionale Paolo Bonomo - di un tavolo di confronto presso il ministero di Giustizia per avere delle rassicurazioni. Ad esempio, l'introduzione delle notifiche telematiche riduce di molto l'attività degli ufficiali. Non siamo certo contrari a un miglioramento del servizio, ma non intendiamo avvallare una riforma senza precise tutele».
Il Ddl Berselli propone una fase transitoria di circa due anni, in cui i singoli ufficiali giudiziari in servizio potranno scegliere se mettersi in proprio o rimanere dipendenti pubblici. In questo secondo caso, si aprono in effetti diverse ipotesi.
Secondo l'Auge, data la carenza di personale, il Ministero non dovrebbe avere difficoltà ad allocare in modo ottimale i colleghi non interessati alla pubblica professione e i circa 2mila operatori giudiziari, che dagli Unep sarebbero spostati nelle cancellerie.
«In compenso - afferma il presidente Arcangelo D'Aurora - lo Stato risparmierebbe circa 600 milioni di euro all'anno sinora spesi per tenere in piedi un sistema che, a detta di tutti gli enti internazionali preposti, è il più inefficiente d'Europa e genera il più costoso procedimento esecutivo in termini di tempo e denaro».
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