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Da un anno l'Italia non privatizza più

di Franco Locatelli

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14 febbraio 2007

Quando arriverà al traguardo, la privatizzazione dell'Alitalia sarà la prima in assoluto del nuovo governo Prodi.Dal giorno in cui è tornato alla guida del Paese il centrosinistra non ha più venduto nulla ai privati. L'assenza dell'Italia dalla classifica europea delle dismissioni di Stato,totali o parziali che siano, è una delle maggiori novità che emerge dal bilancio finale delle privatizzazioni del 2006 nei 27 Paesi della Ue contenuta nell'ultima newsletter semestrale del Privatization Barometer (Pb) curato dalla Fondazione Iri e dalla Fondazione Eni Enrico Mattei. Nella classifica per Paesi degli incassi da cessioni di asset ai privati l'Italia, che era abituata a veleggiare nei primissimi posti dell'Europa e che negli ultimi vent'anni è stato il secondo Paese al mondo per privatizzazioni, è retrocessa l'anno scorso al 12ڠposto, con un bilancio assolutamente modesto di 700 milioni di euro, composto dall'Ipo di Ansaldo Sts (400 milioni) e dalla vendita del patrimonio immobiliare di Fintecna (300 milioni).
L'arretramento dell'Italia,dovuto in parte alle elezioni politiche generali di primavera ma soprattutto ai veti della sinistra radicale, è vistoso ma è in linea con una tendenza ribassista che ha investito l'intera Europa (62 operazioni in tutto per un controvalore di 41 miliardi di euro contro i 67 miliardi del 2005) malgrado lo stato di salute delle Borse. Tutto il contrario di quello che sta avvenendo nel resto del mondo dove le vendite di Stato sono in netto aumento e dove svetta la Cina con la più grande Ipo della storia, quella dell'Industrial and Commercial Bank of China.
Secondo gli analisti del Barometro la flessione europea ha principalmente due ragioni: 1) lo spostamento a sinistra dei governi, con il conseguente colpo di freno alle privatizzazioni; 2) il risorgere di forme di protezionismo in alcuni Paesi dell'Est europeo e in particolare in Polonia.
Per l'Europa le previsioni non sono entusiasmanti nemmeno per il 2007 perché, secondo il Barometro, il controvalore finale si abbasserà a 40 miliardi di euro, anche per effetto dell'incertezza della Francia, che l'anno scorso è statainvece la regina delle privatizzazioni con un saldo attivo di quasi 9 miliardi di euro (8,968 per la precisione), davanti alla Germania (8,886), all'Olanda (5,055) e alla Gran Bretagna (4,997). Quest'anno è attesa la staffetta con la Germania che dovrebbe diventare la locomotiva d'Europa e che nel 2006 ha avuto due formidabili driver nella Kfw (l'omologa della nostra Cassa depositi e prestiti) e nei governi regionali. Ma l'interrogativo maggiore che pende sulla Ue dei 27 è capire se e quando ripartiranno le privatizzazioni nei settori strategici. Un'altra delle novità del 2006 è stata in effettila rilevanza delle cessioni pubbliche in comparti concorrenziali come quello manifatturiero e quello finanziario (dove le operazioni bancarie sono state di spicco) e il rallentamento nelle industrie a rete e soprattutto nelle utilities, anche per effetto dell'assenza di una politica comune aperta al mercato nel settore dell'energia.
Un'altra corposa novità del 2006 è stato il protagonismo dei fondi di private equity, che in passato venivano visti con diffidenza dai governi e che invece stanno assummendo un ruolo sempre più importante anche nelle privatizzazioni.Oltre il 67% dei proventi da privatizzazioni dell'anno scorso è stato raccolto con vendite dirette (e cioè fuori dal mercato) e tre delle cinque principali operazioni sono state concluse da fondi di private equity.
Significativo è ancora una volta il caso tedesco, non solo per la rilevanza della recente acquisizione di Blackstone di una quota di Deutsche Telekom ma perchè operazioni analoghe di intervento attivo nel capitale sono avvenute anche nelle imprese private ad opera degli hedge funds. L'ostracismo alle «locuste» sembra insomma lontano e ciò ha permesso anche alla Germania di fare la parte del leone.
Il placement del 54% di Pages Jaunes, le pagine gialle francesi, effettuata da France Telecom al fondo americano di private equity Kkr è stata, nell'ultimo semestre del 2006, l'operazione di maggior peso per ammontare di incasso (3,3 miliardi di euro) e la seconda dell'anno in Europa dietro la vendita per 4,5 miliardi di euro di Westinghouse Electric Plc, la controllata americana di British Nuclear Fuel, ai giapponesi di Toshiba.
Ungheria (1,892 miliardi di euro) e Lituania (1,389 miliardi di euro) hanno infine guidato il processo di privatizzazione nei Paesi dell'Europa dell'Est, che anche l'anno scorso ha raccolto circa il 10% degli incassi da dismissioni di tutta la Ue ma nella quale affiorano evidenti segnali di rallentamento.

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