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Telecom, il Governo prende tempo. Rebus Intesa sulla cordata italiana

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13 aprile 2007

Al centro delle contrattazioni e delle cronache finanziarie, il titolo di Telecom Italia ha chiuso la giornata con un brillante +2% a 2,39 euro e volumi pari al 5% del capitale ordinario, con 637 milioni di azioni della società passate di mano, circa il triplo della media trattata in una seduta. A surriscaldare il mercato le indiscrezioni che includono France Telecom della partita per mettersi al timone della holding Olimpia (che controlla il 18% dell'ex monopolista delle telecomunicazioni) e i crescenti timori degli americani di At&t, protagonisti con i messicani di America Mòvil di un'offerta sul 66% di Olimpia, che hanno messo in pista un plotone di avvocati per difendersi da eventuali alienazioni dell'infrastruttura di rete.

Oggi il Patto Pirelli. In vista dell'assemblea degli azionisti di lunedì 16 aprile che si annuncia lunga e ad alta tensione, nell'agenda di giornata c'è una riunione del Patto Pirelli, sollecitato da Mediobanca e Generali dopo il siluramento del presidente dimissionario Guido Rossi, escluso dalla lista Olimpia del prossimo cda. Della questione si è già parlato giovedì nel patto di consultazione Telecom (Pirelli, Benetton, Generali, Mediobanca, che insieme lo scorso ottobre hanno vincolato il 24% dell'ex monopolio). Alla fine Piazzetta Cuccia e il Leone triestino sosterranno la lista voluta dal numero uno della Bicocca, Marco Tronchetti Provera, anche se è stato sottolineato che l'uscita di scena di Rossi danneggia l'azienda sul fronte delle trattative con l'Autorità di controllo. All'ordine del giorno, oggi, la «strategie di dismissione di partecipazioni».

Calabrò: «Accordo sulla rete entro il 31 dicembre». Tema rovente, quest'ultimo, sul quale è tornato Corrado Calabrò con un vero e proprio ultimatum. «Entro il 31 dicembre prossimo - ha dichiarato il presidente dell'Autorità garante per le telecomunicazioni al Corriere della Sera - o si fa l'accordo o l'autorità deve essere in grado di imporre la separazione della rete. Oltre quella data non si può andare». Secondo Calabrò, peraltro, la via del decreto legge non va percorsa perché sarebbe «un'operazione contro il mercato e le regole comunitarie». il modello è British Telecom, che ha accettato la separazione della rete perchè Ofcom, l'autorità di regolazione, «disponeva di poteri forti». Dal Governo segnali distensivi: il Consiglio dei Ministri di oggi, venerdì 13 aprile, ha fatto sapere il sottosegretario alla Presidenza, Enrico Letta, «non ha trattato il tema Telecom e non vede motivi di affrontare l'argomento che, tra l'altro, non era nemmeno all'ordine del giorno». Letta ha aggiunto che «il governo non vede motivi di necessità, urgenza o impellenza per affrontare questo tema in modo straordinario» e ha ripetuto che da parte di Palazzo Chigi «il rispetto del mercato è pieno e totale».

Le ipotesi in campo: Intesa cerca Mediaset-Del Vecchio o getta la spugna? Sulla stampa, intanto prosegue la ridda di ipotesi sulla possibile formazione di una cordata italiana che allenti la presa dell'accoppiata tex-mex formata da At&t e America Mòvil. Questa volta è il quotidiano romano Il Messaggero, di proprietà del gruppo Caltagirone, a citare Benetton, Fininvest-Mediaset e Del Vecchio come possibili protagonisti di una riedizione del nocciolino duro, come a dire poche azioni tanto controllo. I benetton sono già in Olimpia con il 20% e sarebbero coinvolti nel piano di Intesa SanPaolo. I tre cavalieri, a fronte dell'ingresso, pretenderebbero però rispetto e voce in capitolo su strategie, governo, piani industriali. Ai Benetton, secondo Il Messaggero, piacerebbe restare in partita «magari avendo in cambio un via libera sul fronte Abertis» e acquisendo come partner il Biscione a garanzia del know-how nella convergenza telefono-tv-internet. Alla finestra il patron di Luxottica e Beni Stabili, Leonardo Del Vecchio, che non esclude un intervento diretto ma alla condizione, come gli altri, di non fare da tappezzeri nella stanza dei bottoni.

Su Repubblica, invece, si prospetta addirittura il ritiro della cordata Intesa dallo scenario: secondo il quotidiano romano la trattativa si sarebbe arenata sulla proposta della banca guidata da Corrado Passera di acquisire il 34% di Olimpia (contro il 33% ciascuno dei tex-mex), quota che consegnerebbe il potere di veto agli italiani, decisamente troppo per americani e messicani. Tornerebbe quindi in auge il piano Mediobanca di scissione di Pirelli o di coinvolgimento degli spagnoli di Telefonica. Lapidario venerdì mattina su tutte le voci in circolazione, alla vigilia della presentazione del piano industriale di Intesa Sanpaolo, il presidente del consiglio di sorveglianza della banca, Giovanni Bazoli: «Telecom? Non credo ci siano novità».

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