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Gli affari di Total con Saddam

di Claudio Gatti

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17 maggio 2007

La compagnia petrolifera Total, che in termini di capitalizzazione è oggi la più grande società francese, è accusata di aver finanziato il pagamento di tangenti fino a un milione di dollari al regime di Saddam Hussein sul petrolio comprato in Iraq. In un'inchiesta pubblicata simultaneamente dall'International Herald Tribune, Il Sole 24 Ore ha appreso che queste accuse sono il risultato di un'indagine svolta in Italia, Grecia, Svizzera e Stati Uniti, nata dalla testimonianza di un trader petrolifero italiano che ha ammesso di aver pagato le tangenti per conto di varie società petrolifere, Total inclusa. Nell'ottobre scorso, Cristophe de Margerie, attuale amministratore delegato della Total, è stato detenuto per 48 ore nell'ambito di un'inchiesta sull'Oil for food Program, il programma dell'Onu per l'Iraq cheè stato oggetto di indagine da parte di una commissione speciale d'inchiesta diretta da Paul Volcker, ex presidente della Federal Reserve Bank americana. Altri sei dirigenti della compagnia petrolifera francese sono attualmente sotto inchiesta da parte della Procura di Parigi, che deve ancora decidere se chiedere il loro rinvio a giudizio o meno. Le nuove accuse emerse dall'indagine condotta in Italia, Svizzera, Grecia e Stati Uniti potrebbero adesso aumentare le probabilità che questo accada. Contattata dal Sole 24 Ore, la portavoce della Total, Patricia Marie, ha respinto ogni accusa dicendo che la sua società«non ha mai aggirato l'embargo dell'Onu contro l'Iraq» e che ha «sempre strettamente aderito alle norme del programma Oil for food». La nuova inchiesta ruota attorno a un italiano di nome Fabrizio Loioli. Noto anche come Fabrizio Loyola, questo signore non aveva mai fatto il trader petrolifero, è stato condannato per truffa negli Emirati Arabi Uniti ed è attualmente sotto inchiesta sia a Milano che ad Atene. Eppure il Nucleo Provinciale di Polizia tributaria della Guardia di Finanza di Milano ha appurato che tra il 2000 e il 2002, periodo in cui l'Iraq di Hussein imponeva la tangente — chiamata eufemisticamente sovrattassa — sul petrolio esportato, Loioli riuscì ad assumere un ruolo di protagonista nell'export del petrolio iracheno. La Guardia di Finanza ha calcolato che Loioli ha intermediato la vendita di ben 155 milioni di barili di petrolio iracheno e,direttamente o indirettamente, ha pagato tangenti per oltre 4,5 milioni di dollari attraverso la Betoil, società da lui registrata in Grecia e nelle Isole Marshall per agire come intermediaria tra le società che ricevevano i contratti dalla società di stato irachena, la Somo, e gli acquirenti finali. «A partire dagli inizi del 2000 circa, gli iracheni avanzarono richiesta di ottenere somme di denaro a fronte della stipula di contratti di fornitura di petrolio, somme che avrebbero dovuto essere versate, al di fuori ovviamente delle modalità ufficiali di pagamento, su conti correnti indicati dagli iracheni su banche giordane, libanesi o degli Emirati Arabi Uniti», ha dichiarato Loioli ad Alfredo Robledo, il sostituto procuratore di Milano che indaga da due anni sul programma Oil for food. «Tutte le società acquirenti finali, nessuna esclusa, erano perfettamente a conoscenza sia della richiesta irachena relativa al pagamento di questa "tangente", tanto che ciascuna società acquirente finale la aggiungeva al prezzo ufficiale di acquisto, così mascherandola come se fosse la provvigione da pagare alla società intermediaria». L'8 maggio scorso, in un'altra puntata della sua inchiesta sul programma Oil for food, Il Sole 24 Ore ha rivelato che la Chevron sta negoziando un patteggiamento in cui ci si aspetta che pagherà multe fino a 30 milioni di dollari e ammetterà che avrebbe dovuto sapere del pagamento di tangenti agli iracheni.
A proposito di Total/Elf,Loioli ha dichiarato di aver fatturato il gruppo francese«su indicazione di Nicolas Corban, anch'egli a perfetta conoscenza del pagamento di tangenti agli iracheni, direttore della divisione delle acquisizioni di greggio in Medio Oriente con ufficio a Ginevra». Raggiunto telefonicamente a Ginevra, Corban ha confermato di aver comprato petrolio da Loioli ma ha negato di avergli mai parlato della sovrattassa. «In quell'epoca,c'era gente che pagava la sovrattassa e gente che diceva di non pagarla. Loioli ci contattò offrendoci del petrolio e dicendo che lui non pagava sovrattasse », spiega Corban, che aggiunge: «Firmò anche dei documenti che attestavano questa sua asserzione ».Il funzionario della Total fa riferimento a dichiarazioni scritte in cui si assicurava che non ci sarebbe stato alcun pagamento di sovrattassa, che tutte le grandi compagnie petrolifere pretendevano per proteggersi.
Tra i documenti sequestrati nelle varie residenze e uffici di Loioli, la Guardia di Finanza ha però trovato prove documentali che confermano le dichiarazioni diLoioli. Per esempio hanno rinvenuto la stampata di un messaggio di posta elettronica inviato in inglese da Betoil a Nicolas Corban il 9 luglio 2002. Ecco cosa dice: «Facciamo riferimento alla nostra telefonata di questa mattina riguardo il pagamento della provvigione per la petroliera Front Splendour e alla vostra telefonata con il signor Loyola. Vi saremmo grati se poteste effettuare tale pagamento in data venerdì 12 luglio anziché lunedì 15 luglio».La Guardia di Finanza ha anche trovato copia elettronica di una fattura datata 1 luglio 2002 e inviata da Betoil agli uffici di Corban a Ginevra. È per un totale di 91.665 dollari e specifica che quella cifra è l'equivalente di una provvigione di 15 centesimi a barile applicata ai 611mila barili caricati dalla Front Splendour, la petroliera citata nel suddetto messaggio di posta elettronica. Quel petrolio era parte del contratto M/11/77 assegnato dalla Somo a una società ucraina. Da un rapporto della Commissione Volcker risulta che su quel contratto gli iracheni avevano imposto una "sovrattassa" di 15 centesimi al barile per un totale di 91,665 dollari —l'esatto ammontare della fattura inviata da Betoil agliuffici del gruppo petrolifero francese a Ginevra. «Questo documento sembra indicare che Loioli aveva fatturato il gruppo Total/ Elf per la tangente — spiega una fonte che chiede l'anonimato — ma non abbiamo trovato traccia di un pagamento fatto agli iracheni per quella cifra. Non si può escludere che Loioli si sia fatto pagare dalla Total ma non abbia mai girato i soldi agli iracheni». Nel caso del contratto M/11/121, la Guardia di Finanza ha però trovato tracce precise di un pagamento della tangente da parte di Loioli su petrolio poi venduto al gruppo Total e al trader inglese Arcadia. La Commissione Volcker ha appurato che su quel contratto sono stati pagati 60mila dollari in tangenti dalla Pitkin Limited, una società cipriota che la Guardia di Finanza ha scoperto essere legata a Loioli e a un suo socio iracheno. Nella primavera del 2002, la notizia della sovrattassa illegale cominciò a diffondersi fuori dai circoli degli addetti ai lavori e la pressione dei media internazionali e dell'Onu cominciò a diventare sempre più difficile da reggere per Baghdad. Nell'agosto di quell'anno gli iracheni decisero perciò di eliminare a sovrattassa. Dal 23 agosto in poi, tuttelefatture scritte da Loioli al gruppo Total cominciarono a riportare una provvigione molto più bassa, da 15 o 18 centesimi si passò a 6 e successivamente anche a molto meno. Secondo Corban la spiegazione è semplice. «Quei cambiamenti erano dovuti alle fluttuazioni del mercato». Ma la nostra fonte avanza una spiegazione diversa: «Come venne tolta la sovrattassa, Betoil cominciò a chiedere alla Total molto meno per gli stessi identici servizi. La nostra deduzione è che fino ad allora Total era stata disposta a pagare di più perché sapeva che una parte della provvigione andava alla Somo».

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