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«I rischi sulla crescita sono reali», ecco perché la Fed taglia i tassi

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17 agosto 2007

Le condizioni di mercato «si sono deteriorate e la difficile situazione di accesso al credito, assieme alle maggiori incertezze, possono essere di ostacolo alla crescita economica». Così il Fomc (Federal Open Market Committee, l'organo che decide le misure di politica monetaria della Federal Reserve) giustifica il taglio di 50 punti base del tasso di sconto, la "facility" di credito primaria, al 5,75% per promuovere il ritorno di condizioni ordinate sui mercati finanziari. «Anche se l'economia reale sta continuando la fase di moderata espansione - viene spiegato in una nota - il Fomc ritiene che i rischi di un peggioramento della congiuntura siano aumentati notevolmente». Il Comitato «sta monitorando la situazione ed è pronto ad agire nei modi necessari per mitigare gli effetti negativi sull'economia che emergono dalle turbolenze sui mercati finanziari».

Tra giovedì e venerdì avevano già cominciato a circolare voci sull'intervento del Fomc, con previsione del taglio dei tassi. ll repentino e sorprendente recupero finale della Borsa di Wall Street nella seduta di giovedì (gli ultimi quindici minuti di contrattazione hanno registrato volumi-record e un quasi completo riassorbimento delle perdite della giornata), è stato «certamente sostenuto dalle insistenti voci di una riunione d'emergenza del Fomc) per tamponare la crisi sui mercati azionari e finanziari», aveva sostenuto nel suo blog l'economista Nouriel Roubini, uno dei massimi esperti di crisi finanziarie globali. Secondo Roubini la banca centrale degli Stati Uniti, di fatto, aveva già tagliato la scorsa settimana il tasso sui Fed funds di circa 50 punti base dal momento che (sul mercato, ndr) il tasso effettivo sui Fed funds, a fronte di un obiettivo del 5,25%, è stato in media pari al 4,79%».

«I mercati - proseguiva Roubini - ora stanno chiedendo un salvataggio da parte della Fed e, a meno che la banca centrale non ne appronti uno prima della prossima riunione formale del Fomc, la crisi di liquidità e del credito è destinata a peggiorare». Le potenziali conseguenze negative non sono finite. «Sul versante dell'economia reale - avvertiva ancora l'econimista della New York University - il significativo restringimento delle condizioni finanziarie implica un ulteriore serio rallentamento dell'attività economica: un aggravamento della recessione del mercato immobiliare, un arretramento della spesa per consumi e un aggravamento dello "sciopero" degli investimenti da parte del settore societario. A meno che le condizioni monetarie si allentino presto e significativamente, le possibilità di un atterraggio brusco dell'economia aumenteranno significativamente».

Proprio nell'ennesimo giovedì nero d'agosto la stessa Fed aveva escluso di intervenire d'urgenza sui tassi di interesse, nonostante la crisi del credito che attanaglia i mercati finanziari. William Poole, presidente della St. Louis Federal Reserve Bank, aveva dichiarato al Wall Street Journal che la burrasca nel settore dei mutui di secondo livello non minaccia la crescita economica statunitense e «solo una calamità» giustificherebbe adesso una riduzione dei tassi d'interesse. Tuttavia, anche secondo l'analisi di Charles Diebel, analista di Nomura International, la Fed aveva già in corso un «temporaneo» taglio dei tassi di interesse, spingendo il Treasury a quattro settimane al di sotto del target dei Fed funds.

Anche il quotidiano britannico The Telegraph scriveva venerdì mattinache la Riserva Federale aveva allentato, in via non ufficiale, le regole sul debito collaterale, permettendo da giovedì 16 agosto a coloro che chiedono liquidità aggiuntiva di usare titoli di debito di non primissima qualità, come gli Abcp (Asset-backed commercial paper). Il giornale citava fonti bancarie e spiegava che le nuove regole, assieme alla discesa al 4% del tasso sui buoni del Tesoro a quattro settimane, che equivale a un allentamento monetario, «dimostrano che la Fed si sta muovendo dietro le scene per evitare un collasso dei mercati a livello globale».

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