Un giovane trader spregiudicato, emulo di Nick Leeson, ha causato una perdita enorme, 4,9 miliardi di euro, ad una delle più blasonate istituzioni finanziarie europee, Société Générale, leader mondiale nei derivati azionari. Come sempre, la realtà è ben più inquietante e spettacolare della fantasia ed è proprio su questo prodotto, anzi nella sua categoria più semplice e primitiva, i futures sugli indici di Borsa chiamati in gergo «plain vanilla», che Jerome Kerviel, 31 anni, aveva accumulato posizioni per almeno 50-60 miliardi di euro.
Scoperte sabato scorso, queste posizioni sono state liquidate dalla banca all'inizio della settimana, in coincidenza con il peggior periodo conosciuto dai mercati finanziari negli ultimi sette anni. Risultato: un buco di oltre 4,9 miliardi di euro, annunciato ieri mattina a titolo sospeso, cui si aggiungono svalutazioni per 2 miliardi di euro, ovviamente legate a perdite nei subprimes. Da ciò è conseguito un terzo annuncio, quello di una prossima ricapitalizzazione da 5,5 miliardi di euro per riportare il coefficiente patrimoniale Tier 1 a livelli di sicurezza. La banca registrerà un utile 2007 compreso tra i 600 e gli 800 milioni di euro rispetto agli oltre 5 dell'anno prima.
Daniel Bouton, presidente e direttore generale di Société Générale, ha presentato una lettera di dimissioni, subito respinta dal cda della banca e, assieme al vicedirettore generale Philippe Citerne, ha compiuto un gesto di contrizione rinunciando sia al bonus previsto per l'anno scorso sia ai primi sei mesi di remunerazione fissa per quest'anno. Oggi, sui giornali francesi si scuserà con i clienti spiegando in una lettera che cosa è accaduto.
Non sarà facile, come non è stato facile spiegarlo ieri in conferenza stampa. Imbarazzante raccontare come un «signor nessuno», un dipendente senza particolare esperienza o posizione dirigenziale abbia potuto eludere i sofisticati sistemi di controllo e di gestione del rischio che dovrebbero essere propri di un'istituzione come Société Générale. In realtà, ha spiegato una fonte finanziaria qualificata al Sole 24 Ore, proprio questo suo essere un perfetto sconosciuto, «con anni di esperienza nel back office e quindi con una conoscenza approfondita dei sistemi informatici» potrebbero averlo aiutato a fare ciò che ha fatto.
Il buco di Société Générale, ampliato dalla svalutazione legata ai subprime, mostra che anche il sistema bancario francese non è al riparo dalla crisi attuale e che vale la pena ricordare come nei giorni scorsi Crédit Agricole abbia dovuto vendere la sua partecipazione diretta in Suez per rafforzare il capitale, dopo aver annunciato in dicembre una svalutazione di 2,5 miliardi di euro. Ciò ha costretto Bnp Paribas a emettere un comunicato nel quale dice di non avere nulla nei propri conti che giustifichi un avvertimento ai mercati e dove si anticipa alla settimana prossima, «tenuto conto dell'inquietudine eccezionale che perturba i mercati», una stima sui risultati del 2007, in precedenza attesi per il 20 febbraio.
Nel fine settimana Bouton e i suoi collaboratori hanno lavorato di concerto con la Banca di Francia e con l'autorità di Borsa, l'Amf, per risolvere la crisi nel più breve tempo possibile. Sia la banca centrale sia la magistratura hanno avviato un'inchiesta, mentre l'istitituto di credito ha denunciato il dipendente per falsificazione fraudolenta di documentazione bancaria, per l'utilizzo di tale documentazione e per frode informatica.
La ricostruzione dei fatti non convince tutti. Elie Cohen, economista e docente a Sciences Po, ha detto all'Afp che «è difficile credere a questa spiegazione», soprattutto perché pare che il trader avesse aperto queste posizioni sui futures durante tutto il 2007. E riporta il sentimento generale colto nelle sale operative dove si pensa che la banca «abbia esagerato l'ampiezza della malversazione per nascondere altre operazioni di mercato andate male» e che non si arriva ad una simile cifra da soli, per giunta senza responsabilità dirigenziali. Il dubbio che si insinua è pesante, ma al momento non esistono elementi oggettivi di riscontro. Un'altra fonte finanziaria non lo ritiene invece possibile, proprio alla luce della precipitosa liquidazione delle posizioni in un momento estremamente critico per i mercati, segnale di una scoperta improvvisa e traumatica: «La divisione banca d'investimento a Société Générale è il fiore all'occhiello dell'istituto, la gallina dalle uova d'oro, e come tale ha sempre goduto di una certa autonomia, quasi fosse uno Stato nello Stato. È dunque possibile che questo atteggiamento abbia portato ad un allentamento dei meccanismi di controllo».
Dopo la ripresa delle contrattazioni, il titolo ha chiuso con un ribasso del 4% a 75,81 euro, mentre dall'inizio dell'anno ha perso il 23%. L'attuale fase di debolezza della banca ha rilanciato le speculazioni su una sua possibile acquisizione da parte dei concorrenti.