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Vigilanza Usa, riforma sul modello dei Servizi

di Mario Platero

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26 marzo 2008

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Le lobby finanziarie

Valga per tutti la posizione di Mark Bloomfield, il presidente del Consiglio americano per la formazione di capitale, un gruppo di lobby pro libero mercato: «Se non ci muoviamo con destrezza nel ristrutturare un sistema finanziario molto complesso, potremmo reprimere l'istinto animale necessario al libero mercato, più il populismo si rafforza e più rischiamo di ostacolare una buona politica economica »ha detto.Contro l'interventismo del Parlamento di schiera naturalmente l'amministrazione. George W.Bush ha già chiarito che si dovrà intervenire in questa crisi finanziaria salvando i principi del libero mercato. E Hank Paulson, il segretario al Tesoro che guidò per molti anni Goldman Sachs gli ha fatto eco: ieri,cercando di giocare d'anticipo sul Congresso, ha annunciato che il suo dipartimento sta già preparando un progetto per razionalizzare il ruolo delle agenzie di sorveglianza e per aumentare la trasparenza delle istituzioni finanziarie.
Il problema è che il Paese oggi è già in recessione. Da più parti ci si domanda quanto profonda sarà la crisi economica che seguirà quella finanziaria. E anche se non si arriverà a una depressione economica, nuove regole di trasparenza dovranno essere estese anche a hedge funds e altri operatori finanziari. Il precedente per farlo lo hanno sottoscritto le stesse banche d'affari, finora escluse dalla supervisione di bilancio da parte della Fed e da quella regolamentazione più severa cui si devono sottoporre le banche commerciali. Nel momento in cui la settimana scorsa hanno accolto con sollievo la proposta della Fed di aprire anche a loro gli sportelli speciali per l'erogazione di liquidità riservati solo alle banche commerciali, le banche d'affari hanno di fatto gettato la spugna. Negli ultimi dieci giorni, da quando la Fed ha introdotto le nuove regole, si stima che, oltre ai 30 miliardi di dollari concessi in garanzia per coprire il rischio Bear Stearns, le banche d'affari abbiano raccolto a fronte di garanzie cartacee di dubbia liquidità, una cifra calcolata fra i 40e i 60 miliardi di dollari. «In questo Paese non si torna mai indietro - dichiara un funzionario vicino a Frank - non torneremo al Glass Steagall Act, ma estendere la cappa protettiva riservata alle banche commerciali alle banche d'affariin modo permanente invece che per soli sei mesi è una possibilità molto concreta ». A una condizione, che risale agli anni Trenta, in cambio degli aiuti federali occorrerà cedere due cose: controllo e trasparenza. Se preverrà la linea Paulson, più morbida, o quella del Congresso, più dura, lo sapremo soltanto dopo le elezioni presidenziali.

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