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Wind, fari su tre società Enel

di Laura Serafini

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1 marzo 2008

Tre società riconducibili al gruppo Enel, probabilmente con sede all'estero. È qui che i finanzieri del nucleo valutario della Guardia di Finanza, coordinati dal colonnello Bruno Buratti, hanno trovato la tappa finale dei circa 90 milioni di euro che sarebbero stati pagati, secondo la procura di Roma, dalle società di Naguib Sawiris al fine di convincere l'Enel a vendergli Wind. Il punto di arrivo è stato raggiunto seguendo il percorso dei finanziamenti veicolati attraverso diversi contratti per improbabili consulenze siglati da società del gruppo Weather, riconducibili a Sawiris e cui oggi fa capo Wind. I fondi hanno preso strade diverse: una parte, 67 milioni, è stata versata dalla Weather Investment srl, guidata da Alessandro Benedetti (indagato) alla società londinese Item di Jack Nounou (anche lui indagato). Poi i soldi sono transitati attraverso altre scatole societarie fino a raggiungere, questa è la ricostruzione degli inquirenti, le società del gruppo Enel. Questa ipotesi secondo fonti Enel «appare incredibile perché tutte le società del gruppo hanno bilanci certificati e sono vigilate da sindaci». Questo è il perno su cui si appoggia l'inchiesta avviata dai pm Giuseppe Cascini e Rodolfo Sabelli: la presenza di una forte anomalia, perché i fondi versati da società dell'acquirente a società intermedie con la motivazione di consulenze prestate per l'operazione poi, passando per altre società e conti bancari, sono arrivati in possesso del venditore. Sul nome delle società Enel il riserbo è massimo. In queste ore sono in corso accertamenti su altri dirigenti Enel, dopo che il nome dell'attuale a.d. della società elettrica (all'epoca dei fatti, estate 2005, direttore finanziario) Fulvio Conti, è finito nel registro degli indagati. Non è escluso che si tratti dei responsabili di quelle società. Agli inquirenti manca ancora un tassello non secondario per sostenere l'ipotesi investigativa della corruzione a carico di Conti: e cioè come quei 90 milioni sono passati dalle tre società alla disponibilità del manager. Per ora ci sarebbero soltanto alcune testimonianze sul ruolo che il direttore finanziario ha avuto nella vicenda. In verità, qualche incongruenza sembra emergere nelle contestazioni, a carico di Conti, contenute nel mandato di perquisizione: lo si accusa del compimento «di atti contrari a doveri d'ufficio consistenti nel favorire l'acquisizione, da parte di società riferibili a Sawiris, della Wind spa, società interamente partecipata da Enel spa, omettendo di procedere a gara e concordando la vendita a seguito di trattativa informale». Il manager, però, al tempo del cda del 9 aprile che deliberò l'operazione era direttore finanziario della società: dunque non spettava a lui decidere con quali modalità procedere alla vendita o se avvantaggiare un'azienda – nella fattispecie Blackstone concorrente di Weather nell'operazione – quanto piuttosto al consiglio di amministrazione e all'ex a.d. Paolo Scaroni. Al momento però non risultano elementi a carico dei precedenti amministratori. Ieri Conti si è rivolto ai dipendenti attraverso la tv interna. «Voglio assicurare a tutti voi, cari colleghi – ha detto – che sono estraneo alle accuse e che l'operazione Wind è avvenuta nella piena trasparenza e regolarità».
Tornando alle contestazioni dei magistrati si chiarisce meglio il ruolo di Luigi Gubitosi, a.d. di Wind, che sembra coinvolto per un atto dovuto: ai primi di agosto 2005 Gubitosi lasciò la Fiat e giunse a Roma per assumere la carica di Cfo di Wind e al contempo quella di legale rappresentante di Weather Bidco, la società veicolo che acquisì Wind. In quella veste firmò il closing dell'operazione e dunque tutti i pagamenti connessi. La fattura del pagamento dei 67 milioni, disposta il 9 agosto, viene indirizzata proprio alla Weather Bidco.
Ieri inanto anche Sawiris ha rilasciato una dichiarazione sulla vicenda. «Anche se non ho ricevuto nessuna notificazione formale, posso confermare che questa transazione è stata fatta nel rispetto della legge – ha detto – secondo i più elevati standard della pratica internazionale e con completa documentazione. Non sono a conoscenza di alcun illecito commesso da nessuna persona coinvolta nella transazione. Sono pronto ad essere ascoltato dalle autorità se ritengono necessaria la mia collaborazione».

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