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Bce pronta ad alzare i tassi contro l'inflazione. L'euro vola

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22 aprile 2008
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Non solo per l'area dell'euro non si profilano tagli sul costo del danaro, ma anzi, «se sarà necessario» a imbrigliare l'inflazione, che galoppa ben oltre il limite fissato del 2% a causa dei prezzi del greggio e dei cereali, la Banca centrale europea è disposta ad aumentare i tassi di interesse, fermi al 4 per cento mentre la Federal Reserve americana li ha portati al 2,25 per cento.

Una visione, quella dell'Eurotower, che appare diametralmente opposto alle residue aspettative ribassiste sui tassi di diversi trader e che non può che spaventare milioni di famiglie impegnate in onerosi piani di ammortamento dei mutui casa. A dare forza a questa tesi dopo le indiscrezioni dei giorni scorsi sono state le parole il governatore della Banca di Francia, Christian Noyer, che siede nel consiglio direttivo della Bce.

L'euro non ha perso l'occasione per infrangere la barriera psicologica degli 1,60 dollari forte anche di un mercato della case Usa sempre più fiacco, con le vendite dell'esistente in calo del 2% a marzo. Finale con i fuochi d'artificio, quindi, per il mercato dei cambi, che ha visto l'euro involarsi al nuovo massimo storico di 1,6018 dollari e quindi chiudere sul filo della soglia di 1,60 appena rotta, a 1,6007: in netto rialzo sia rispetto alla vigilia (1,5881) sia alla rilevazione odierna della Bce (1,5931). Il biglietto verde ha perso terreno su tutti i fronti, a 102,79 yen (103,37), a 1,0009 franchi (1,0116) e a 1,9979 per una sterlina (1,9801).

«La questione più importante - ha spiegato Noyer un'intervista alla radio francese Rtl - è assicurare che l'anno prossimo il tasso di inflazione rientri sotto il 2%» su base annua. «Faremo quello che sarà necessario. Se sarà necessario muoveremo i tassi di interesse. Per ora li lasciamo fermi perché il livello attuale ci appare appropriato».

Il banchiere centrale ha nuovamente esortate le parti sociali alla moderazione salariale, ma ha anche lanciato un monito alle imprese affinché dimostrino altrettanta moderazione sui prezzi. «Avvertiamo tutti i capi d'azienda che non devono far evolvere i salari, i margini come se l'inflazione dovesse restare al 3,5% - ha detto Noyer - bisogna allinearsi al nostro obiettivo, che è inferiore al 2%».

A dare man forte a Noyer si è messo anche Yves Mersch, governatore della Banca centrale del Lussemburgo e membro del consiglio esecutivo della Bce: ha dichiarato al Financial Times Deutschland chea Bce a giugno potrebbe alzare le stime di inflazione e ridurre leggermente le proiezioni di crescita della zona euro. «Attualmente è più probabile che a giugno dovremmo rivedere al rialzo le proiezioni sull'inflazione.

Dovremo probabilmente rivedere un po' al ribasso le stime di crescita», ha detto Mersch, aggiungendo peraltro di non aspettarsi che le revisioni siano ai livelli di quelle dell'Fmi. Nel rapporto trimestrale di marzo la Bce ha rivisto le previsioni per l'inflazione al 2,9% dal 2,5% nel 2008. «Sono sorpreso che molti analisti di mercato ritengano che tra le opzioni ci sia quella di un taglio dei tassi», ha inoltre sottolineato Mersch, che si aspetta che l'inflazione nella zona euro sia superiore al 3% fino ad autunno inoltrato.

Che una riduzione del costo del denaro non sia alle porte lo ha ribadito, infine, anche Nicholas Garganas, governatore della Banca di Grecia, anch'egli nel Governing Council della Bce. «L'inflazione resterà sopra il 2% per tutto il 2008. Agiremo per prevenire una seconda ondata di pressioni inflazionistiche. I rischi arrivano dalla corsa del petrolio e dei generi alimentari», ha detto Garganas. Meno pessimistiche le previsioni sul ciclo economico dell'Eurozona che «rallenterà, ma l'impatto degli Usa, oramai prossimi alla recessione, sarà limitato sull'economia europea», ha osservato Garganas.

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