Le raccomandazioni del Financial Stability Forum, articolate in 65 punti, non sono sufficienti ad affrontare la crisi dell'economia mondiale. È quanto ha affermato Giulio Tremonti a margine del seminario dell'Istituto Aspen Italia a Parigi sulla crisi economica.
Parlando con i giornalisti del rapporto presentato la scorsa settimana dal presidente del Financial Stability Forum e governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, Tremonti ha spiegato che quel tipo di ricetta «a occhio è un po' come dare un'aspirina per una malattia più grave», ha tagliato corto Tremonti parlando con i giornalisti a margine del seminario, «se leggete il menu finale si parla di iniezioni di liquidità e altre cose fumose» ma il rapporto «è reticente sugli aiuti di Stato». Inoltre, ha continuato, «dentro non c'è mai la parola nazionalizzazione. Non do giudizi di merito ma il testo non contiene la realtà delle nazionalizzazioni che sono state fatte e che si faranno in futuro» e quindi «omette il passaggio più significativo».
Il rapporto del governatore della Banca d'Italia quindi, ha aggiunto Tremonti, «francamente non è un testo che uno si va a leggere» perchè «è come chiudere la porta quando i buoi sono scappati» e appartiene «a quel tipo di cultura tecnica che non basta più a gestire le cose che sono cambiate».
Oggi, ha spiegato Tremonti, «viviamo in tempi non ordinari» e il modo tradizionale di elaborare le previsioni economiche con i software che indicano anche i decimali delle percentuali di crescita in modo millimetrico «non funziona più». Secondo il numero due di Forza Italia ormai «è emersa la consapevolezza che la crisi non è soltanto economica, ma entra in altri domini e influenza le strutture sociali e le tensioni geopolitiche».
La storia non si ripete, ha assicurato il probabile futuro inquilino di via XX settembre, dove ha sede il ministero dell'Economia, «ma analogamente alla crisi del '29 qui c'è stata una moltiplicazione illusoria della ricchezza, che in quel caso era creata da Wall Street e in questo dal mercato immobiliare, e come nel '29 non ci sono stati controlli perché «le autorità sono nazionali ma la finanza è globale». I controlli infatti «ci sono solo sulle compagnie ma non sugli equity fund che agiscono in base ad una sola regola: non ci sono regole».
L'unica differenza, ha concesso Tremonti, «è che nel '29 si è scatenato il panico e ora no perché ci sono degli strumenti anti-panico». Di fronte a questo scenario secondo Tremonti è necessario che l'Ue, «dopo una prima fase di fondazione e un secondo periodo che si sta chiudendo positivamente di realizzazione del mercato interno e della moneta unica, passi all'Europa politica». Una trasformazione da fare «in tempi accettabili». Il primo passo quindi è rilanciare la crescita finanziando gli investimenti con un debito pubblico europeo, creato dagli Eurobond.
Un'idea che secondo Tremonti è «più vicina alla voce dei popoli che è tornata a farsi sentire sulla scena politica esprimendo valori, simboli e sentimenti». Al bando le vecchie ricette sui profeti della globalizzazione che propongono per la crisi attuale «una cura che è come la penicillina che cura tutto ma non è l'antibiotico più efficace». Con gli Eurobond invece si può fare un passo avanti come hanno fatto i padri fondatori dell'Unione europea con la creazione della Ceca, la Comunità europea del carbone e dell'acciaio, e dell'Euratom. In quell'occasione, ha domandato retoricamente Tremonti, i creatori dell'Europa «furono colbertiani o intelligenti?».