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Borsa, bene l'Europa tranne Milano. Piatta Wall Street

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23 giugno 2008

Maglia nera per Piazza Affari, unica tra le principali borse europee a chiudere in ribasso. A fine seduta il Mibtel ha fatto segnare un calo dello 0,31%, l'S&PMib dello 0,43%, il Midex dello 0,03% e l'All Stars dello 0,62%. Dati in controtendenza rispetto al resto d'Europa dove le borse hanno terminato le contrattazioni quasi tutte in territorio positivo. Francoforte a chiuso a +0,31%, Londra a +0,91, Parigi a +0,14%. Peggio di Milano ha fatto solo Zurigo (-0,60%) trascinata al ribasso dal tonfo di Ubs che ha perso oltre il 4%. Sulle azioni della banca elvetica, che lo scorso venerdì hanno terminato con una flessione del 3,1%, ha pesato la notizia, riportata dal giornale elvetico «Sonntag» secondo cui Ubs rischia di terminare il secondo trimestre con nuove perdite per 4 miliardi di franchi (2,5 miliardi di euro) dopo il rosso di 11,53 miliardi di franchi (7,1 miliardi di euro) nei primi tre mesi dell'esercizio.

A Milano è andata bene Fastweb, titolo migliore dell'S&P/Mib (+6,99% a 22,19 euro per azione) dopo l'accordo raggiunto con Telecom Italia (+0,80%) per la condivisione di infrastrutture necessarie a realizzare la rete di nuova generazione. Tra i migliori sul listino principale c'è poi Atlantia (+3,99%), seguita da Lottomatica (+1,94%), Eni (+1,70%), che ha scoperto un nuovo giacimento di gas on-shore in Pakistan. Forti vendite sugli immobiliari. Cali imputabili al nervosismo del mercato e alle forti vendite da parte degli hedge fund, che stanno colpendo tutti i comparti del listino milanese. Male Impregilo (-6,38%), Pirelli Re (-9,46%) e Aedes (-8,69%), Igd (-3,94%) e Risanamento (-2,35%), in lieve flessione Beni Stabili (-0,32%).

Tra i titoli negativi Enel (-4,54%), A2A (-4,33%), Finmeccanica (-2,13%) e Tenaris (-0,72%) nel giorno dello stacco del dividendo. Tra i bancari male Unipol (-3,35%), Mps (-2,80%), Mediolanum (-2,11%) e Bpm (-1,48%). In calo Fiat (-1,52%) che sconta ancora lo scivolone di venerdì, dopo che Marchionne aveva parlato di numeri disastrosi per il settore auto.

E le aziende automobilistiche soffrono anche oltreoceano, dopo le forti flessioni di venerdì. A poche ore dall'apertura di Wall Street, Ford scendeva del 7,57% a 5,37 dollari e General Motors del 4,28% a 13,2 dollari, dopo aver toccato un minimo a 13,07 dollari, il livello intraday più basso dal febbraio 1982. Il settore è penalizzato dalle indicazioni di Standard&Poor's che ha posto sotto revisione per un possibile declassamento i rating della stessa Ford, di Gm e di Chrysler. Ford, inoltre, venerdì scorso ha indicato che «sarà difficile» raggiungere un pareggio a livello di utile ante imposte escluse voci straordinarie nel 2009 e ha escluso la distribuzione di un dividendo a titolo del 2008.

La seduta a Wall Street, dopo un'apertura in lieve rialzo, ha subito una flessione in rosso.I finanziari hanno allargato progressivamente le perdite finendo per azzerare i guadagni degli indici. Unica eccezione Citigroup, ben orientata nelle prime battute sulla scia dei tagli all'investment banking riferiti dal Wall Street Journal. Ma poi il titolo ha virato in negativo poche ore dopo l'apertura, accodandosi al trend ribassista dei bancari e lasciando sul terreno l'1,7%. Nel comparto male anche Aig (-2,37%). Il carogreggio pesa ancora su compagnie aeree (-3,2% Ual e -2,7% Ryanair).

Il prezzo del petrolio è tornato a correre malgrado nel summit di Gedda, tra paesi produttori e consumatori, l'Arabia saudita abbia annunciato un ulteriore aumento della produzione per attenuare la tensione sul greggio. Sul mercato sono tornati i timori sull'approvvigionamento di greggio. Il gruppo anglo-olandese Shell ha annunciato di non poter garantire la produzione di 250 mila barili di petrolio al giorno per giugno e luglio a causa di un raid contro le sue strutture nei campi petroliferi del Bonga. Il prezzo del petrolio è tornato sopra i 136 dollari al barile.

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