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Aboliti gli enti con meno di 50 addetti

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17 giugno 2008

Abolizione di tutti gli enti pubblici non economici con meno di 50 addetti e "scrematura" di quelli più grandi. Con cinque strutture già nella "lista nera": Fondo bombole metano; Ente italiano montagna; Istituto italiani per l'Africa e oriente: Istituto beata Lucia di Narni e Istituto agronomico per l'oltremare. A meno di 24 ore dal varo del decreto con cui scatterà il piano triennale sui conti pubblici 2009-2011 targato Tremonti, che di fatto anticipa la manovra, sono queste le "opzioni" più gettonate sul delicato versante della riorganizzazione della macchina burocratica. Un intervento a vasto raggio che comprenderebbe anche l'eliminazione di 8 province corrispondenti ad altrettante aree metropolitane: Roma, Milano, Torino, Genova, Bologna, Venezia, Firenze, Napoli e Bari.

La scure dovrebbe calare anche su tutte le comunità montane. Sulle modalità dell'operazione resterebbero però aperte diverse ipotesi. La prima prevede l'immediata eliminazione di ogni emolumento, indennità o compenso in favore dei componenti degli organi delle comunità montane con il passaggio entro il 2008 di tutto il personale e dei beni strumentali ai Comuni sui indicazione delle Regioni; la seconda poggia sul mantenimento in vita delle sole funzioni delle comunità, che passerebbero a Comuni e Province. In ogni caso l'Uncem ribadisce la sua netta contrarietà alla scomparsa delle Comunità montane.

Già abbastanza definito, invece, appare il meccanismo per l'abolizione delle Province corrispondenti alle 8 città metropolitane: la soppressione scatterebbe alla prima data di cessazione dei consigli successiva all'entrata in vigore della manovra e le competenze verrebbero poi trasferite ai grandi Comuni da Stato e Regioni. Ma alcune città fanno già muro: frenano i presidenti della provincia di Venezia, Davide Zoggi («no ad un'abolizione per decreto) e di Bari, Vincenzo Divella, («affrettare il percorso sarebbe dannoso per tutti»), mentre un plauso arriva dal sindaco di Genova Marta Vincenzi (Pd). L'Upi evidenzia come prima di compiere qualsiasi passo sia necessaria «una riflessione approfondita». Tornando alla "cancellazione" dei mini-enti pubblici, le funzioni e il personale passerebbero, a seconda dell'attività svolta, al ministero di riferimento. La "potatura" riguarderebbe anche una fetta degli enti più grandi, con un intervento più graduale. In particolare, nel mirino ci sarebbero quelli per i quali non è stata prevista conferma, riordino o trasformazione dalla Finanziaria 2008, varata dal Governo Prodi.
(M.Rog.)

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